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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Aquilani manganellati, “quelle sono botte date alla Città e ai suoi borghi”
post pubblicato in Società&Politica, il 10 luglio 2010

Tafferugli, scontri, violenti infiltrati nel corteo dei 5.000 terremotati. Quasi tutte le testate giornalistiche nazionali hanno offerto ai poveri di spirito una versione fantasiosa degli avvenimenti. Ettore Di Cesare, cittadino aquilano impegnato nella ricostruzione, fa chiarezza: “Manifestazione pacifica, nessun infiltrato. Ci conosciamo tutti, perfino l’albero genealogico di ogni famiglia”






di Hermes Pittelli ©



 Tafferugli, scontri.
I più ‘autorevoli’ tg e quotidiani nazionali (tranne qualche onesta eccezione) hanno utilizzato questi sostantivi per descrivere agli italiani gli incresciosi episodi avvenuti durante la pacifica manifestazione di 5.000 terremotati aquilani a Roma. Sostantivi utilizzati per distorcere e reinterpretare la realtà dei fatti. Ancora una volta. Ennesimo triste esempio di ‘informazione’ embedded, infiltrata dal potere che teme i cittadini in carne e ossa e gli inviolabili principi costituzionali. Il Tg1 ha intervistato il capo della Digos di Roma, ma si è 'dimenticato' di intervistare l'altra fonte: gli Aquilani
Triste esempio di un territorio che da più di un anno subisce continue violenze: il terremoto, la deportazione, la disgregazione scientifica del tessuto sociale per favorire gli affari delle cricche, lo sfruttamento della tragedia a fini mediatici, l’oblio ed ora anche le botte.

Dizionario alla mano (o mouse e tastiera),
tafferuglio: rumorosa e confusa rissa (lite violenta con percosse, tra più persone);
scontro: contrapposizione armata di eserciti, di gruppi o di persone.

La manifestazione è stata pacifica. Addirittura fantasiosa la versione (accreditata da Maroni, Frattini, Giovanardi, Gianni Chiodi) che racconta di esponenti dell’area antagonista dei centri sociali, intrufolati nel corteo per provocare disordini e sobillare gli aquilani.
Con molta umiltà, senza pretese di dare lezioni alla grande stampa nazionale, ho contattato Ettore Di Cesare, cittadino aquilano, attivo grazie anche al Comitato 3e32 nella ricostruzione non solo materiale, ma morale, sociale, civile culturale del Capoluogo abruzzese; intervista ad un attore protagonista, nonché testimone privilegiato per fare chiarezza su quanto accaduto mercoledì 7 luglio 2010 a Roma durante la protesta dei 5.000.
Lui ha accettato di parlare, “a titolo personale”.

D. La manifestazione era autorizzata?
R. Certo che sì.

D. Il percorso era stato concordato con la Questura di Roma? Qual era il tragitto preciso?
R. Non era stato concordato il tragitto, ma solo l'arrivo a Piazza Venezia. In tutti i volantini della manifestazione da settimane prima era scritto il programma: arrivo ore 10 a Piazza Venezia; la mattina alla camera dei deputati, il pomeriggio al senato. Così è stato.

D. Considerando la massiccia partecipazione, era stato predisposto un servizio d’ordine interno al corteo?
R. Certo.

D. Vi siete accorti di persone estranee giunte improvvisamente alla testa del corteo all’imbocco di via del Corso?
R. E' una totale falsità. All'imbocco di via del Corso c'erano i cittadini aquilani: madri, padri, figlie e figli (e pure qualche nonno). Sono queste persone che hanno deciso in modo fermo, ma assolutamente pacifico di non arretrare di un millimetro. A braccia alzate, con i nostri volti, armati solamente delle nostre bandiere neroverdi tutte rigorosamente con aste sottili di plastica leggera.

D. Conoscete i ragazzi le cui teste si sono fortuitamente scontrate con i manganelli dei reparti antisommossa della Polizia? Sono pericolosi estremisti, noti facinorosi, letali eversori dell’ordine sociale?
R. Sono nostra gente, quatrane e quatrani dell'Aquila e dei paesi.

D. Grazia Graziadei, giornalista del Tg1, ha intervistato Lamberto Giannini, capo della Digos romana, il quale ha assicurato che non era previsto il passaggio per via del Corso e ha detto che il corteo sembrava all’oscuro di questo particolare e sorpreso nel trovarsi di fronte lo sbarramento delle forze dell’ordine…
R. Siamo rimasti sorpresi sì! Molte manifestazioni sono arrivate a piazza Colonna. Mi chiedo: ma se invece di schierare le forze antisommossa, ci lasciavano passare subito non sarebbe stato meglio per tutti? A piazza Colonna ci siamo comunque arrivati e li non è successo nulla come era ovvio. Ma che gestione dell'ordine pubblico è questa?

D. Sempre il dott. Lamberto Giannini ha spiegato che agenti Digos hanno girato un video che documenterebbe l’infiltrazione di circa venti individui appartenenti all’area antagonista (sia romana, sia abruzzese), rei di aver aizzato i manifestanti contro gli uomini in divisa. Vi risulta?
R. Questa sono le affermazioni più false e gravi. Centinaia di video lo testimoniano. Vorremmo vedere quelli della Questura. In quello mostrato al TG1 non si vede nulla che possa supportare le gravi affermazioni del Giannini.
Conosciamo uno per uno chi era li, compreso il suo albero genealogico. All'Aquila ci conosciamo tutti. Non ci lamentiamo delle botte subite, siamo la città del rugby, i colpi li sappiamo assorbire. Ma non possiamo accettare che il capo della Digos di Roma, il Questore di Roma fino al capo della Polizia, dott. Manganelli, mentano sapendo di mentire per coprire le proprie responsabilità. E' un atteggiamento questo che non è permesso a persone che ricoprono ruoli di grande responsabilità e per questo andrebbero immediatamente rimossi dai loro incarichi. Attendiamo l'esito dell'inchiesta annunciata dal Ministro Maroni, che speriamo sia rapida e approfondita. Fin da subito siamo a disposizione del Ministro se riterrà che le nostre testimonianze possano essere utili all'inchiesta
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R. Qualche manifestante ha lanciato bottiglie, lattine, o vibrato colpi con le aste delle bandiere all’indirizzo dei reparti in tenuta anti sommossa delle forze dell’ordine?
D. Abbiamo subito le botte, con le braccia alzate. Nei momenti di concitazione ho contato due bottiglie di PLASTICA vuote volare e un colpo su uno scudo con un asta di bandiera fina e di plastica leggera che non fa del male nemmeno per scherzo. La nostra reazione è stata questa. Le abbiamo prese senza reagire.

D. Quale è stata la reazioni degli aquilani dopo aver visto le teste di Marco e Vincenzo, rotte dalle manganellate?
R. Di indignazione veramente generale. Quelle botte le hanno date a tutta la città e i suoi borghi. Non verranno dimenticate presto. Da tutti.

D. La Digos parla di carica di alleggerimento, non indiscriminata e comunque con conseguenze lievi per le due persone che hanno subito lesioni…
R. Sì, questo è vero, le cariche non sono state particolarmente violente, anche se ci chiediamo, riprendendo la prima pagina del Secolo d'Italia: "Ma ce n'era bisogno?". Eravamo lì in modo assolutamente pacifico! Ha visto la foto di un anziano col capello che si oppone alla polizia? Avrà più di ottanta anni!

D. Dopo aver manifestato accanto a palazzo Chigi, visto che piazza Montecitorio era occupata dalla contemporanea manifestazione di protesta dei disabili, il corteo avrebbe dovuto raggiungere palazzo Madama, sede del Senato. In realtà, poi i cittadini aquilani si sono radunati in piazza Navona. Il passaggio per via del Plebiscito dove c’è palazzo Grazioli, residenza del capo del governo, era previsto o è stata un’iniziativa nata al momento?
R. Chi conosce Roma sa che è la via più breve per arrivare da piazza Venezia al Senato. Quando ci è stata sbarrata, abbiamo semplicemente fatto retromarcia e imboccato un’altra via.

D. La stampa nazionale secondo voi ha informato correttamente gli italiani su quanto accaduto mercoledì nella Capitale? I tg più seguiti (visto che pochi italiani leggono i giornali) hanno tralasciato di specificare le richieste degli aquilani, mentre hanno dato grande risalto alla decisione del governo di diluire le tasse da pagare in 10 anni invece di 5...
R. E' da un anno che i telegiornali non dicono la verità: la ricostruzione ancora non è iniziata, i fondi messi a disposizione sono totalmente insufficienti e con copertura finanziaria incerta (lo dice la Corte dei Conti). E' stata fatta una gigantesca opera di disinformazione oltre a una colossale speculazione edilizia a vantaggio delle cricche delle Protezione Civile. Di quelli che quella tragica notte ridevano sulla nostra tragedia e sui nostri lutti. Gli aquilani non si rassegnano però a veder morire così la propria Terra.

D. Cosa resta agli Aquilani dopo questa ‘invasione’ di Roma? E quale messaggio lanciano a Gianni Chiodi, presidente d’Abruzzo nonché commissario speciale del Governo per la ricostruzione, che si è subito allineato alla versione di manifestazione rovinata da infiltrati violenti?
R. Un presidente di Regione, un Commissario per la ricostruzione dovrebbe difendere i propri cittadini pacifici aggrediti. Anche da lui attendiamo le prove sugli infiltrati violenti, altrimenti si dimetta.



Piccola postilla personale: nel luglio 2001 ho seguito, in qualità di inviato del quotidiano elettronico RomaOne.it (una prece), il G8 di Genova; dalle strade, non dal centro stampa allestito al porto, con aria condizionata e ricco buffet gratuito.
Sulla disastrosa gestione dell’ordine pubblico (diretta conseguenza di una politica che allora come oggi teme il libero pensiero dei Cittadini), la magistratura e decine di reportages giornalistici hanno acclarato la verità.
Nel 2002, ero presente, sempre per lo stesso quotidiano, al Forum Sociale Europeo di Firenze: dove si temeva una tragica replica dei misfatti liguri durante il corteo (quasi 1 milione di persone) contro la guerra. Invece tutto si svolse in modo ordinato e pacifico. Merito di una gestione soft, senza militarizzazione della città, senza reparti in assetto antisommossa, ma con piccoli gruppi di agenti dislocati ‘discretamente’ lungo il tragitto. Un raro esempio di efficienza, di programmazione intelligente, coniugata ad una sensibilità di stampo oserei dire umanistico, più che poliziesco.
Perché da quel momento non è stato adottato lo stesso modello per le grandi manifestazioni?
Bisognerebbe chiederlo alla gelatinosa casta politicante che si blinda nei palazzi, terrorizzata dal confronto con i Cittadini; quelli veri, in carne e ossa, percepiti come
il Problema’.

Urla (di protesta) nel silenzio (di politica e informazione)
post pubblicato in Società&Politica, il 8 luglio 2010
Quando il 'potere' ha paura dei cittadini in carne e ossa e dei loro problemi.
La pacifica manifestazione di 5.000 terremotati aquilani diventa l'ennesima giornata di vergogna per le istituzioni della II, decadente Repubblica






di Hermes Pittelli ©



 Grida di dolore. E rabbia.
Ma con dignità e tanta civiltà.
L’Aquila invade Roma. La potente Capitale, la sede dei poteri forti e occulti, quelli che decidono a tavolino la sorte di un popolo.
Ma i 5.000 aquilani ‘TerremoTosti’ giunti fino a qui con 45 pullman e molti mezzi privati costringono la Città Eterna e le sue caste a fare i conti con la realtà.
A fare i conti con la coscienza. E non bastano le ingiustificabili manganellate di uomini in tenuta anti sommossa, male informati e peggio diretti, ad arginare la voglia di riscatto di una gens ormai satura di vane promesse e fatui spot televisivi.

Eccoli i pericolosi terroristi, gli abruzzesi ‘forti e gentili sì, fessi no’, quelli che si organizzano in corteo autorizzato dalla questura per esprimere la propria frustrazione davanti ai palazzi del ‘potere’.
Più che un manipolo di rivoltosi o sfaccendati (come da descrizione di certe caricature di tg e caricature di rappresentanti delle istituzioni) sembrano la tribù fiera e irriducibile dei Galli creati da Goscinny e Uderzo, tribù che non vuole sottomettersi alle trame e agli interessi criminali di Roma.
Una sensazione confortata dal cartello che compare in testa al corteo, ‘Ecco le nostre armi’, raffigurante un fiasco di vino rosso e una allegra forma di cacio.

Qualcuno annidato nelle famigerate stanze dei bottoni forse sperava in un nuovo G8 di genovese memoria?
Come spiegare altrimenti quei mezzi blindati, parcheggiati di traverso per sbarrare l’accesso a via del Corso?
Come spiegare l’autorizzazione contemporanea a due diverse manifestazioni alla stessa ora, nello stesso luogo (anche i disabili italiani stanno in questi giorni ringraziando l’esecutivo del fare)?
Come spiegare la volontà di lasciare per 4 ore sotto il sole cocente di luglio 5.000 persone esasperate a respirare lo smog di polveri ultra fini e nano polveri della Città Eterna (finché dura)?
Come spiegare la scelta di accogliere gli aquilani con cordoni di agenti di Polizia, Carabinieri e Fiamme Gialle in tenuta anti sommossa, con scudi e manganelli sguainati?
Mancava solo Robocop per respingere le donne, i giovani, gli anziani giunti dall’Aquila a far scoccare il redde rationem per l’esecutivo degli annunci roboanti senza fatti concreti (tranne i business delle cricche che ridono sulla tragedia dei terremotati).

Il sangue dei due ragazzi manganellati, colpevoli di sopravvivere in un camper da più di un anno, resterà indelebile come un marchio scarlatto apposto sul quadrilatero capitolino delle stanze dei bottoni, sorta di memorandum delle infamie.

Cosa salvare in mezzo ad un oceano di vergogna, nell’ennesima buia giornata di una II Repubblica figlia degenere della I? La solidarietà della maggior parte dei ragazzi in divisa, che ha compreso le ragioni degli aquilani e mostrato imbarazzo per gli ordini ricevuti ‘dall’alto’.
La pia azione dei volontari della Protezione civile che si sono preoccupati di distribuire migliaia di bottigliette di acqua minerale, mentre i grandi capi restavano rintanati per non essere costretti a guardare negli occhi queste persone.

Cosa dire di figurine minori e trasparenti, come la sagoma di cartone che occupa la poltrona della Farnesina e le cui gesta più mirabili compaiono solo tra le pagine di qualche settimanale di pettegolezzi per parrucchiere? Un tizio che si permette di dire “Ho udito solo qualche fischietto. Non ho rispetto per coloro che si sono intrufolati nel corteo e hanno attaccato la polizia”.
Nella lunga, affollata, colorata, composta colonna di aquilani non c’erano infiltrati (coda di paglia da G8 genovese?), non c’erano rappresentanti dell’area antagonista dei centri sociali (forse la tragedia del terremoto è poco mediatica anche per costoro) e nessuno ha attaccato la Polizia.

E gli ‘intrufolati’ sono coloro che occupano abusivamente le istituzioni in questo Paese; dovrebbero inginocchiarsi sui sanpietrini ardenti a mezzogiorno e chiedere perdono agli abruzzesi.
Il governatore d’Abruzzo, Gianni Chiodi, invece di ripetere a pappagallo le veline che gli giungono da Palazzo Chigi dovrebbe preoccuparsi di salvare la regione dalla petrolizzazione, dagli inceneritori, dal nucleare.
Avrebbe dovuto essere qui per accompagnare i suoi concittadini e difendere le loro richieste.

In un altro paese, il capo del governo e i suoi ministri sarebbero scesi in piazza per incontrare le persone, i cittadini, ascoltare le loro istanze; confrontarsi, anche con idee diverse, anche in modo vibrante.
E’ troppo facile organizzare passerelle trionfali al cospetto di platee selezionate e già schierate dalla propria parte.

E’ triste l’immagine di un gruppuscolo che si auto innalza ad elite, al di sopra delle leggi e della realtà, blindato in saloni sontuosi ad ingozzarsi a quattro palmenti, mentre migliaia di connazionali da 15 mesi sono condannati all’agonia di un eterno presente, nell’incertezza e nell’emergenza, con un orizzonte di detriti che non contempla futuro.
E’ triste l’immagine di una casta al crepuscolo - che dovrebbe essere classe dirigente al servizio dei cittadini - capace solo di opporre un imbarazzante silenzio, appaltando una cortina fumogena di colossali bugie ai mercenari della disinformazione per evitare di occuparsi dei problemi della gente.
E’ triste l’immagine di una corporazione di non viventi (defunti che si illudono di essere ancora al mondo) così terrorizzata dai cittadini in carne e ossa da costringere le forze dell’ordine a malmenare coloro che dovrebbero essere protetti.

Sarebbe stato bello vedere il presunto grande comunicatore uscire da palazzo Grazioli (palazzo D’Addario, come è stato ribattezzato da alcuni ragazzi dell’Arma che preferiscono serbare l’anonimato), come ha fatto in tante occasioni con la sicurezza di una folla plaudente, per andare incontro agli Aquilani;
e per una volta, invece di ergersi a divus, ascoltare.

Ma per compiere un gesto così coraggioso, bisognerebbe prima essere uomini.
Veri.

Gianni Chiodi ‘il Temporeggiatore’ rinvia la risoluzione anti idrocarburi
post pubblicato in Ambiente, il 24 giugno 2010



L’Aquila, Consiglio regionale straordinario sul pericolo petrolizzazione: l’opposizione e gli ambientalisti sollecitano una legge chiara e definitiva per tutelare sia la terra ferma, sia i preziosi litorali.
Il Governatore rivendica: “Da quando sono in carica, nessuna nuova autorizzazione ai petrolieri; e un piano energetico ambizioso che punta sulle rinnovabili”.
Poi, fumata grigia sulle trivelle. E in strada 200 cittadini protestano al suono delle vuvuzelas abruzzesi



di Hermes Pittelli ©


Eccesso di risoluzioni, carenza di approfondimenti.
Questa in sintesi, la curiosa formula con cui il Consiglio Regionale d’Abruzzo, riunito in assemblea straordinaria per discutere del problema ‘petrolizzazione’, rimanda la questione a data da destinarsi.
Tra le rimostranze di circa 200 cittadini assiepati in via Jacobucci, all’esterno della sala dell’Emiciclo, in attesa di una lieta novella; persone di buona volontà in rappresentanza di quasi tutte le associazioni civiche e ambientaliste che nel corso degli ultimi 3 anni si stanno battendo per un Abruzzo libero dagli idrocarburi, fedele alla propria vocazione culturale, turistica, agricola, enogastronomica; con uno sviluppo basato sulle fonti rinnovabili.

La sospirata legge che dovrebbe tutelare definitivamente il territorio e il mare regionali dalle mire dei petrolieri resta dunque un’ipotesi.
Anche se Gianni Chiodi ha ribadito la propria “forte contrarietà” alla petrolizzazione dell’Abruzzo e rivendicato le azioni che in 18 mesi di mandato avrebbero impedito la concessione di nuove autorizzazioni di ricerca, perforazione, raffinazione o anche solo di prospezione.
Per il governatore la contestata legge 32 del 2009 targata PdL, in vigore ma sub judice in Corte Costituzionale, rappresenta comunque uno scudo (temporaneo) anti idrocarburi per l’80% della regione dei parchi.
Sostiene Chiodi di non essere d’accordo con le premesse del documento diramato dalle associazioni ambientaliste e soprattutto che il vero problema sia il conflitto di competenza permanente sulle materie ‘sensibili’ (quali energia e ambiente) tra Stato e Regioni.

Prima del Governatore, si registrano gli interventi degli esponenti dell’opposizione.
Maurizio Acerbo (PdRC) parla di una battaglia nata dal basso, di una legge per la tutela dell’Abruzzo figlia dell’impegno e delle competenze delle associazioni e della popolazione: “La Regione Abruzzo deve decidere se essere zerbino di decisioni prese a Roma oppure se mettersi alla testa del popolo abruzzese e delle regioni adriatiche per dire un no definitivo al petrolio nel nostro mare: perché non vogliamo diventare una nuova Louisiana. La battaglia vinta negli anni ’70 contro la Sangrochimica deve essere l’esempio”.
Antonio Menna (Udc) sottolinea l’importanza di un approvvigionamento energetico frutto di un mix di fonti rinnovabili e di un’ottimizzazione e risparmio dell’energia: “L’Abruzzo, considerata la sua delicata conformazione idrogeologica, non deve diventare un gruviera. Chiediamo al presidente Chiodi una legge più efficace e una politica più incisiva, anche presso la Conferenza Stato – Regioni”.
Walter Caporale (Verdi), proprio come il collega di opposizione Acerbo, riconosce alle associazioni e ai cittadini di avere prodotto non solo protesta fine a se stessa, ma un bagaglio di conoscenze e progettualità spesso superiori a quelle ideate dalla classe dirigente; soprattutto grazie all’opera di divulgazione scientifica e all’impegno ambientalista senza soluzione di continuità della Professoressa Maria Rita D’Orsogna.
Caporale critica la fragilità della famigerata Legge 32, rammenta che la proposta dell’assessore all’agricoltura Febbo non difende l’ambiente ,ma disciplina solo l’entità delle royalties e rinfaccia al governatore di non avere presentato alcuna osservazione contro il progetto ‘Ombrina Mare’ della Med Oil; sollecita quindi il presidente Chiodi a firmare le copie delle osservazioni redatte dalla Prof. D’Orsogna per girarle ai Ministeri competenti; propone inoltre una risoluzione urgente per impegnare il Governatore a varare un decreto legislativo che scongiuri in tutto il Mediterraneo la presenza di trivelle al largo delle coste nazionali e per sostenere la competenza locale delle scelte in materia ambientale, in modo che spetti agli abruzzesi la responsabilità di decidere il futuro economico della propria regione.
Anche Camillo D’Alessandro (Pd) non apprezza una Regione Abruzzo formato zerbino, “sorta di nuova Fontamara”; smonta anche il dato relativo all’80% del territorio al riparo dalle trivelle: “Leggendo bene tra le righe dei documenti e delle mappe si scopre un’altra realtà”. D’Alessandro boccia anche i ‘profili d’incompatibilità ambientale’, espressione troppo vaga e dal significato ambiguo e incerto.

Mentre si susseguono gli interventi, dall’esterno arrivano nitide le voci e i cori dei sostenitori dell’Abruzzo ancora e sempre regione più verde d’Europa.

Carlo Costantini (IdV), ringrazia comitati e associazioni, capaci di progetti concreti, molto più della politica regionale. “Il 99,9% degli abruzzesi non vuole il petrolio, né in terra, né in mare. Ho presentato un documento sullo stato di salute dell’Adriatico, prendendo come spunto la catastrofe del Golfo del Messico. L’Adriatico è un lago e un incidente anche cento volte inferiore a quello causato dalla BP avrebbe conseguenze inimmaginabili. Deve valere il principio di precauzione, anche perché proprio verso il nostro mare si concentrano sempre più gli appetiti dei petrolieri di tutto il mondo. Senza trascurare che nessuno cita mai il fenomeno della subsidenza causata dalle installazioni off shore. L’Abruzzo deve essere capo fila delle regioni adriatiche per presentare al governo nazionale una proposta di legge che vieti ogni tipo di attività petrolifera nell’Adriatico; secondo l’articolo 121 della Costituzione ogni singolo Consiglio regionale può presentare proposte di legge alle Camere”.

Poi le parole di Chiodi che tra l’altro loda il Piano Energetico Regionalemolto ambizioso e che assicura procedure agevolate al fotovoltaico”; concedendosi una polemica dai toni lievi e misurati (nulla a che vedere con il Governatore esagitato della notte di Cupello, ndr) sull’impatto derivante da fonti ritenute rinnovabili quali eolico, biomasse, idroelettrico e lo stesso solare fotovoltaico.
Al presidente Chiodi piace però l’idea di ergersi a promotore e guida di una ‘Santa Alleanza’ delle regioni adriatiche per mettere al bando il petrolio nel nostro mare lacustre. Magari anche come legittima vetrina politica personale.

Alle 18.20 Nazario Pagano, presidente del Consiglio Regionale, decreta la sospensione dei lavori fino alle 19.00, per consentire ai capi gruppo di confrontarsi e giungere ad una risoluzione finale condivisa.
I tempi però si dilatano, segnale di una convergenza meno semplice del previsto.
Quando Nazario Pagano rientra in aula, invitando i rappresentanti di maggioranza e opposizione a prendere posto, annuncia che la conferenza dei capi gruppo ha deciso di rinviare l’approvazione del documento finale: le tre risoluzioni presentate godono di una sostanziale approvazione generale, ma ‘qualcuno’ avrebbe espresso la necessità di ulteriori approfondimenti.
Off record’ gli esponenti dei partiti di minoranza, rivelano l’identità dell’incerto: Gianni Chiodi.

Quando tra gli ambientalisti giunge la notizia della fumata grigia, riparte la protesta al suono delle vuvuzelas abruzzesi (molto più ‘eufoniche’ rispetto a quelle sudafricane), con ennesima contestazione nei confronti di Gianni ‘il Temporeggiatore’ e con striscioni che ‘inneggiano’ al nuovo gruppo rap locale: “Del Turco – Chiodi, gemelli diversi”.
Va in scena un mini sit in che per circa mezzora impedisce ai consiglieri di uscire dalla sede del Consiglio, con la promessa di un nuovo presidio ambientalista fissato per martedì mattina.

Intanto, sulle macerie del centro storico si allungano le prime ombre della sera,
nere come fossero chiazze di petrolio.

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