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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Idrogeno solforato in Abruzzo: pandemia di amnesie
post pubblicato in Ambiente, il 29 luglio 2010

di Hermes Pittelli ©



 Un tempo, d’estate sulle spiagge, sotto gli ombrelloni, nei chioschi e nei bar delle riviere si discuteva di calciomercato.
La crisi economica ha azzerato anche questo passatempo stagionale.
In compenso, oggi in Abruzzo l’argomento clou, davanti a un brodetto, o durante un consiglio regionale straordinario o alla riunione della bocciofila parrocchiana, sembra essere diventato l’idrogeno solforato.
Arrigo Sacchi diceva che l’Italia è il Paese abitato da 60 milioni di commissari tecnici; in Abruzzo sostituiti da circa un milione di espertoni della letale sostanza.

Tra gli effetti devastanti dell’H2S dobbiamo aggiungere la pandemia di amnesie che sta mandando in tilt la materia grigia di gran parte di queste persone.
Soprattutto tra i politici, gli amministratori locali e alcuni ambientalisti rampanti.
Questa è la conclusione che si può trarre a spanne dopo l’ennesima manifestazione anti petrolio a Fossacesia Marina (organizzata dall’associazione Nuovo Senso Civico). Uno ‘spettacolo’ che ha lasciato sgomenti e interdetti quanti usano ancora in modo autonomo il sistema nervoso centrale.
Una inutile ‘love parade bonsai’ per l’Abruzzo spetrolizzato, davanti a 200 persone. Al vento, più bandiere di partito che cittadini. L’ennesima inconcludente passerella di fasce tricolori e gagliardetti delle istituzioni. A favore di telecamere e flash. Condite da discorsi retorici e roboanti, senza sostanza. Anzi con una sostanza che ormai ha sostituito il prezzemolo, il famigerato idrogeno solforato.
Tutti a raccontare i sacrifici personali e istituzionali degli ultimi tre anni, tutti ad appuntarsi medaglie di merito e piantare banderillas di copyright sui risultati ottenuti (?), sulle manifestazioni che servono (come questa?), sulle documentazioni prodotte e inviate ai ministeri romani (ohibò!).

Nel Paese dalla memoria storica labile, ad orologeria, dalla memoria variabile a seconda dei venti e delle convenienze più sorprendente di tutti è stato l’intervento di Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti. Amministratore notoriamente prudentissimo (politicamente corretto?), sempre pronto a rammentare ai cittadini e alle associazioni ambientaliste la complessità degli itinera istituzionali e in fondo la penuria di reali poteri d’intervento che il suo ruolo dovrebbe garantirgli.
Dunque, così fosse, perché i cittadini dovrebbero continuare a pagargli lo stipendio?
Di Giuseppantonio ha rivendicato, con toni insolitamente battaglieri, il ruolo fondamentale della Provincia di Chieti nella guerra al petrolio.
Si è dimenticato di dire che non sapeva cosa fossero le osservazioni da inviare ai ministeri di Roma, non si è fatto i nodi al fazzoletto per dire alla gente che tutti i documenti ‘prodotti’ dalla sua istituzione sono stati scritti da cima a fondo dalla Professoressa D’Orsogna; la quale ha poi anche coordinato la raccolta e l’invio ai dicasteri della Capitale, altrimenti saremmo ancora qui in attesa dei piccioni viaggiatori, dei messaggi in bottiglia affidati al mare o di qualche apache esperto in segnali di fumo.
Sorprendente che Di Giuseppantonio da sindaco di Fossacesia fosse contrario alle piattaforme davanti ai trabocchi, ma inerte sulla questione della perimetrazione del Parco marino, strumento che adottato per tempo avrebbe scongiurato gli attuali pericoli.
Sorprendente che l’assessore al turismo della Provincia di Chieti sia l’avvocato Remo Di Martino, tetragono sostenitore del famigerato Centro Oli di Ortona, poi convertitosi (sostiene lui) manco fosse l’Innominato manzoniano all’ambientalismo più integralista; anche se pare che recentemente abbia espresso parere favorevole affinché Contrada Feudo da zona agricola venga classificata come zona industriale.
Sorprendente il silenzio di Franco Moroni, consigliere provinciale che conosce benissimo i particolari della vicenda e avrebbe dovuto suggerire al presidente di ringraziare pubblicamente la Professoressa D’Orsogna perché altrimenti oggi in Abruzzo, con le raffinerie dentro le cucine di ogni casa, nessuno ancora si sarebbe accorto della minaccia petrolifera.
La fatica più improba della Provincia è stata apporre il proprio logo sul materiale della Scienziata.

‘Dimenticata’ anche da quel Nuovo Senso Civico che racconta tre anni di sacrifici, “su e giù per l’Abruzzo a sensibilizzare la popolazione, raccogliere firme e a spaccarsi la schiena”, omettendo di specificare che tutto le informazioni scientifiche sono state attinte a piene mani sempre dai lavori di ricerca della solita Professoressa, talvolta storpiati con marchiani errori di copiatura. Su sei progetti di pozzi a mare Nuovo Senso Civico non ha partorito alcuna osservazione, nonostante si avvalga della perizia in materia di legislazione ambientale dell’Ingegner Giambuzzi.
Proposto da Orlando Volpe come risorsa civica in appoggio alla Provincia per l’ennesimo tavolo tecnico di coordinamento tra istituzioni, associazioni e cittadini. Organismo che dovrebbe vedere la luce a settembre. Altra fuffa. Intanto le trivelle corrono veloci e Gianni Chiodi resta il Temporeggiatore, mentre proprio a settembre a Roma comincerà la discussione in aula del nuovo ddl idrocarburi varato dalla senatrice Vicari, l’amica più fedele dei petrolieri.

Sorprendente che il musicista, ateo dichiarato, Orlando Volpe (NSC) citi l’importanza di essere riusciti a coinvolgere la Conferenza episcopale d’Abruzzo e Molise nella difesa ambientale, perché anche in questo caso è stata solo la paziente e incessante opera di informazione e mediazione di Maria Rita D’Orsogna in prima persona a convincere il Vescovo Carlo Ghidelli a schierarsi in modo netto contro l’industria degli idrocarburi.

Curioso che la Professoressa D’Orsogna, la Scienziata dei Due Mondi, da tre anni abbia una vita parallela: oltre a quella ufficiale di ricercatrice e docente alla Csun di Los Angeles, anche quella speciale di promotrice e anima della guerra contro la petrolizzazione, non solo abruzzese ma italiana.
Con decine di conferenze gratuite dalla Brianza alla Puglia, isole comprese.
Mentre altri presunti illustri scienziati e attivisti chiedono prebende, cospicui rimborsi e da oggi perfino contributi ‘volontari’ di dieci euro a cittadino.
Aleggia nell’aria dei litorali abruzzesi oltre ad un allarmante sentore di idrogeno solforato incombente anche la sensazione che qualcuno provi una certa invidia per chi lavora solo per amore; unita ad una insopprimibile ansia di proporsi come interlocutore privilegiato della politica, in vista di un agognato inglobamento nelle stanze dei bottoni.

Un antico proverbio recitava: se non puoi (vuoi) batterli, unisciti a loro.
E partecipa all’immonda crapula.

Lettera aperta al Governatore d'Abruzzo
post pubblicato in Ambiente, il 15 maggio 2010
 
(Gianni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo)


di Hermes Pittelli ©



 Gentile Presidente Gianni Chiodi,

mi chiamo Hermes Pittelli, giornalista professionista free lance, vivo e lavoro a Roma.
Sono friulano di nascita, ma da 6 anni a questa parte l’Abruzzo è entrato prepotentemente nella mia vita e nel mio cuore, come fosse la mia terra natale, una regione dell’anima, un luogo incantato con scambio ininterrotto e inossidabile ‘di amorosi sensi e affinità elettive’.

Mi rivolgo direttamente a Lei perché nel corso della campagna elettorale aveva promesso misure concrete contro la deriva petrolifera della Regione. Un impegno che ha ribadito nella ‘famigerata’ serata di Cupello, alla quale ho assistito di persona e durante la quale, Lei, con toni vibranti al cospetto della cartina che illustra il 50% del territorio (compreso i tratti di mare) interessato da richieste di permessi per la trivellazione, ha escluso che si potessero realizzare.
Le problematiche di tutela del territorio sono prioritarie. L’impegno del governo regionale è quello di contrastare ogni forma di trivellazione in Abruzzo”. Sono parole Sue, recentissime, rilasciate al quotidiano on line Prima Da Noi.

E’ il momento di agire, il momento dei fatti, caro Governatore. Il tempo è scaduto.

Allibisco nell’apprendere che l’assalto di compagnie petrolifere più o meno importanti e potenti (dall’Eni in giù) non conosce soste. Ora è il turno della Forest Oil di Denver che senza ritegno e senza pudore, né un livello minimo di raziocinio propone addirittura di trivellare il lago di Bomba.
Non esistono più nemmeno aggettivi per definire l’insensatezza di questi ‘progetti’.
Un’impresa cui ha rinunciato nel 1992 perfino l’Agip (cioè sempre Eni), che magari trivella e piazza rigassificatori nella Laguna Veneta (per tacer della subsidenza), ma qui abdica per non incorrere nel rischio, elevatissimo, di un nuovo Vajont.

Forse all’estero non hanno capito che non è più possibile considerare tutti gli italiani dei tapini, degli ingenui da turlupinare per realizzare profitti, fuggire con il bottino e lasciare macerie di ogni tipo: ambientale, sociale, sanitario, economico.
E’ tramontata l’era dell’italiano pizza, mafia e mandolino o in alternativa Mamma, nazionale di calcio, Ferrari e moda. Spero che non sia la classe politica e dirigente abruzzese a volerla tenere ancora in vita. Le popolazioni d’Abruzzo non sono sprovvedute; hanno ormai capito che tutte le fasi legate alla ricerca, estrazione, raffinazione e trasporto degli idrocarburi comportano rilascio di sostanze tossiche nell’ambiente; uso di componenti chimici responsabili di varie e gravi patologie tra cui quelle tumorali (idrogeno solforato, nemico pubblico numero uno); sanno che le infrastrutture petrolifere non sono sicure: è quasi superfluo citare quanto accaduto nel Golfo del Messico al gioiello tecnologico Deepwater Horizon della British Petroleum, con il risultato strepitoso dell’annientamento dell’ecosistema marino di 5 stati americani.

In Italia non può accadere? Ma è già successo: a Trecate nel 1994 e solo un crollo casuale ha bloccato la fuoriuscita inarrestabile di petrolio. Mica sono state le infrastrutture dei petrolieri e le pseudo misure di sicurezza che avrebbero dovuto garantire e scongiurare anche ‘l’inopinato’, anche ‘l’impossibile’.
E per inciso il Mediterraneo, mare chiuso e poco profondo, è gia oggi il più inquinato del pianeta.

Presidente Chiodi lei ha una spada di Damocle sul capo che deriva dalla delicatezza delle Sue responsabilità istituzionali e politiche. Però ha anche una grande opportunità.
Spetta solo a Lei decidere se passare alla Storia come il Governatore che ha condannato l’Abruzzo ad una catastrofe ambientale, umana, sociale senza precedenti (Basilicata docet) o come l’Uomo che ha proiettato questa terra meravigliosa nel futuro. Adesso. Perché non è vero che i sogni o perfino le utopie siano fatti di sostanza volatile che evapora alla velocità del pensiero: basta la tetragona volontà di trasformarli in progetti concreti.
Presidente Chiodi, ci rifletta davvero. Abbandoni il manuale Cencelli, gli intrighi e i compromessi della politicuccia all’italiana; metta da parte le meschine rendite immediate e si abbandoni a prospettive di ampio respiro; cestini il codice machiavellico. Indossi un paio di ali vere, non quelle di cera di Icaro.
Viva il Suo incarico come un Politico di stampo ellenico, nell’accezione più nobile e scintillante del ruolo, non solo come fosse una banale ‘carriera professionale’.
Il Politico è dotato di pronoia, capacità di ‘vedere prima’, di intuire le trasformazioni del mondo ed elaborare progetti formidabili per il progresso e il bene comune della Polis.
Presidente Chiodi perché non trasformare l’Abruzzo in un avanzatissimo laboratorio italiano di energie rinnovabili? Lasci perdere idrocarburi, inceneritori e nucleare; sono strumenti di morte che non solo non hanno futuro, ma lo fagocitano, come il Nulla oscuro che nel romanzo La Storia Infinita cancella il regno di Fantàsia.
Grazie a Lei l’Abruzzo potrebbe diventare la locomotiva siderale che trascina l’Italia nel III millennio, da protagonista positiva, da paese guida esemplare che ha scelto come nell’epoca d’oro del Rinascimento di porre al centro dell’Universo l’Uomo, l’Umanesimo, il Culto per la Bellezza che non può non passare dalla cura dell’Ambiente, della Cultura, dell’Arte; tutte ricchezze che nell’Abruzzo come lo conosciamo fino ad oggi abbondano e sono benedizioni, ma che come tutte le risorse non sono infinite e hanno bisogno di attenzioni, dedizione, pianificazione puntigliosa, intelligente, sensibile, etica.

‘Tornando a Bomba’: il progetto della Forest Oil prevede l’estrazione di gas e di petrolio amaro e pesante nei pressi di una diga ed in un territorio altamente sismico, geologicamente instabile, soggetto a frane, smottamenti, subsidenza e rischio di cedimento della diga stessa.
Lo ammette la stessa ditta proponente nella sua Valutazione di Impatto Ambientale. Come non fosse sufficiente, la Forest Oil aggiunge la ciliegina di un desolforatore che incenerirà - per i prossimi 20 anni, ininterrottamente - idrogeno solforato ed altri scarti petroliferi, fra cui metalli pesanti altamente tossici e cancerogeni. Giusto per non far mancare nulla agli sventurati abitanti dell’area.
Le chiedo: quale sorte attende tutti gli incantevoli agriturismi della zona, come quelli a Villa Santa Maria, frequentati da migliaia di turisti, non solo, abruzzesi in ogni stagione dell’anno?
O l’incredibile rocca di Pietra Ferrazzana, paesino che in qualunque altra nazione europea sarebbe consacrato a monumento nazionale, dove, a dispetto, dei circa 200 abitanti, c’è una vitalità incredibile che sfocia in continue attività e manifestazioni culturali e di recupero della musica popolare autoctona?
Cosa dire di Torricella Peligna, dove ogni estate si svolge il festival letterario dedicato a John Fante, i cui figli dagli Stati Uniti si sono preoccupati di tutelare la loro antica e lontana regione d’origine? Come è possibile che dell’integrità del territorio e della salute dei cittadini, si preoccupino di più gli emigranti o addirittura gli stranieri, e non la politica locale che dovrebbe assurgere al ruolo di paladina senza macchia e senza paura dell’Abruzzo?
Sono questi i ‘veri gioielli’ del territorio: i flussi di turismo naturalistico o sportivo (tra cui numerose società di varie discipline che spesso decidono di venire in ritiro qui per la preparazione agonistica) che vede al centro dell’interesse il lago di Bomba.

Cosa racconteremo alle generazioni future? Che abbiamo bruciato le vere risorse dell’Abruzzo per raschiare il fondo del barile degli idrocarburi? Che abbiamo devastato la Natura e la Salute per consentire a qualche rapace petroliere, avido e senza scrupoli, di arricchirsi ancora un po’?

Presidente Chiodi, non mi permetterei mai di farle lezioni o peggio la morale: Lei sa meglio di me, che sono solo un abruzzese ‘acquisito’, che la petrolizzazione dell’Abruzzo è in totale contrasto con l’attuale assetto della regione, stravolgerebbe tutta l’economia, basata sulla storica e vincente vocazione al turismo di qualità, sull’agricoltura d’eccellenza (il Montepulciano e lo straordinario olio d’oliva praticamente senza acidità, possono bastare come esempi?) e su un’immagine di territorio sano e sostenibile.
Le attività della Forest Oil Corporation quale contributo positivo porteranno all’Abruzzo?
La migliore delle ipotesi, è che la ditta in questione contribuisca solo allo 0.6% del fabbisogno nazionale di energia (per un solo anno!): una quantità ridicola, risibile e insignificante se paragonata alla distruzione dell’economia attuale.
Tutte le attività e le ‘manovre’ relative e riconducibili agli idrocarburi sono da mettere al bando, senza appello, una volta per tutte.

Infine, anche se spesso pochi lo rammentano in quanto dato di fatto scomodo, il trattato di Aarhus, recepito dall’Italia, afferma che le popolazioni hanno il diritto di esprimere le proprie valutazioni in merito alle strategie economiche ed energetiche che vanno a incidere sul territorio in cui vivono e che possono avere forti impatti sulla salute umana; queste valutazioni, in base al trattato danese, “sono vincolanti”.

Presidente Chiodi, Le invio un cordiale saluto con l’auspicio, sincero, che il Suo lavoro sia ‘buono e giusto’.

 

Fonte scientifica: Professoressa Maria Rita D'Orsogna

Inter, lo scudetto puzza... di petrolio
post pubblicato in Diritti, il 21 maggio 2009

Leggenda popolare vuole che i milioni di euro spesi da Moratti nel giocattolino di famiglia provengano dalle sue aziende. Come la raffineria Saras, in Sardegna. Peccato che molte di quelle risorse arrivino dalle tasche degli italiani che pagano le bollette della luce. Grazie anche al famigerato e truffaldino Cip6.
Intanto, la raffineria inquina e mette a repentaglio la vita degli operai e dei cittadini...





di Hermes Pittelli ã

 Gli italiani, anche i non interisti, non lo sanno. Eppure potrebbero chiedere a Massimo Moratti di farsi prestare per le proprie partitelle del giovedì sera o per rinforzare la propria squadra di calcio amatoriale un polpaccio di Ibraihimovic o una coscia di Muntari.

Il munifico patron nerazzurro ha condotto negli ultimi anni campagne acquisti faraoniche per la Beneamata, assicurando ai suoi pupilli e ai suoi allenatori un monte ingaggi stratosferico.

Però quei soldoni non sono esattamente tutti suoi o provenienti dalle sue aziende, come vuole la leggenda popolare alimentata dai media compiacenti.

Molte di quelle risorse transitano attraverso le fabbrichette morattiane, è vero, però provenienti dalle tasche dei contribuenti, come sempre all’oscuro di tutto.

Come? Attraverso il pagamento delle bollette della luce e grazie alla truffa del Cip6.

L’intuizione fu di papà Angelo Moratti, già presidente della gloriosa Inter targata HH (Helenio Herrera): nel 1962 decise di fondare una società petrolifera, la società che permette ai Moratti un’agiata vita da nababbi dell’oro nero.

La raffineria fu costruita a Sarroch, in provincia di Cagliari. Se vi collegate a Google Earth grazie alle immagini dal satellite vi potete rendere conto che gli impianti sono più grandi dell’intero agglomerato urbano.

La Saras, grazie alla propria dislocazione strategica, vanta qualche record: un quarto del petrolio mondiale trasportato via nave transita da qui ed è la raffineria più grande del Mediterraneo per capacità produttiva, in grado di trattare 15 milioni di tonnellate l’anno di petrolio grezzo.

La preziosa materia prima giunge soprattutto dalla Libia (quella che rende sicure le nostre coste) e dal Mare del Nord. Tra i clienti di Saras figurano nomi importanti quali Shell, Repsoil, Q8, Total; Eni, Tamoil che assicurano un sostanzioso giro d’affari. Nel 2005, ad esempio, i ricavi sono stati di 5,5 miliardi di euro per un utile netto di 332 milioni.

Costruire poi squadre di calcio competitive con queste risorse economiche diventa più facile, anche in assenza di reale competenza sportiva.

Ma la punta di diamante della faccenda non è Ibrahimovic, come si potrebbe credere ingenuamente, ma la Sarlux, la centrale elettrica posizionata nella zona sud orientale dell’impianto. La Saras impiega 1600 operai e controlla il 100% della Sarlux.

Grazie alla luce prodotta qui in Sardegna dalla famiglia Moratti, i soldi degli italiani, in modo molto più efficace del teletrasporto di Star Trek, si materializzano sui conti bancari dei campioni (?) dell’Inter.

La Sarlux ottiene energia elettrica lavorando gli scarti della produzione petrolifera, ovvero quello che tecnicamente si chiama ‘olio combustibile pesante’.

Questa sorta di pece semi solida sarebbe un’ottima base per ricavare bitume, invece viene bruciata tramite gassificazione e irrorazione di ossigeno.

Questo è combustibile altamente inquinante, molto più del metano di solito utilizzato nelle centrali elettriche. L’impianto brucia 150 tonnellate di tar l’ora. Oltre a CO2, ossidi di azoto ed emissioni varie, a fine anno la combustione lascia in dote 1.400 tonnellate di scarti tra zolfo e concentrati di metalli, come il vanadio e il nichel”.

Il vero guadagno per Sarlux arriva quando finalmente può piazzare sul ‘libero mercato’ il prodotto finito. L’energia elettrica viene interamente acquistata da un ente pubblico, il Gestore del sistema elettrico (Grtn), che garantisce un corrispettivo doppio al reale prezzo di mercato.

In pratica, gli italiani credono di essere un popolo ‘verde’ (non in senso padano, ma ecologista), di finanziare grazie ad una maggiorazione della bolletta della luce impianti che funzionano con fonti pulite quali sole, aria, acqua; invece, lo stato italiano, che per una volta ha recepito al volo una direttiva comunitaria del 1992 (relativa appunto all’incentivazione delle fonti rinnovabili, provvedimento Cip – Comitato interministeriale prezzi – numero 6), intuendo il potenziale di business, ha aggiunto (quanto sono importanti le parole!) all’aggettivo ‘rinnovabile’ e/o ‘assimilabile’. Un’altra magia italiana si è così realizzata.

I cittadini sborsano fino al 10% in più in bolletta fieri di contribuire alla diffusione di energie pulite, finanziando invece gli sporchi affari dei petrolieri (tra i quali anche la famiglia Garrone di Erg, proprietaria della Sampdoria, o la famiglia dei Brachetti Peretti di Api) che ingrassano grazie a fabbriche della morte, responsabili di inquinare e devastare il territorio e senza alcuna attenzione per la sicurezza e la salute dei propri operai.

Poi è facile ripulirsi la faccia dai liquami di petrolio, grazie ad astute operazioni di presunta beneficienza (in realtà, spietate operazioni di cinico marketing) o allestendo compagini di circenses da offrire in pasto come panem agli italioti medi pallonari; ignari che avrebbero il diritto di stilare la formazione o di giocare nel campetto dietro casa con Balotelli o Cassano.

Quando vi propinano l’edulcorata favoletta dell’elegante e generosa famiglia Moratti dovreste rabbrividire.

La signora Letizia si è fatta curare l’immagine da Red Ronnie (cercate su YouTube il video celebrativo che l’ex critico musicale anticonformista ha realizzato pro sindaco di Milano), il presidente dell’Inter nonché amministratore delegato della Saras, Massimo, si prodiga in campagne umanitarie.

In Sardegna, grazie alla loro raffineria modello, si verificano mutazioni del Dna: nascono pesci con due teste, persone di 30/40 anni non fumatrici e senza storie di cancro in famiglia, sviluppano patologie tumorali e si ammalano di leucemia.

L’Inter celebra il quarto scudetto consecutivo in Italia (“Siamo nella Storia!”, senza tralasciare l’ennesimo flop europeo, però), occulta con eleganza degna di una finta di Figo l’origine economica di questi presunti trionfi; occulta che molti dei soldi utilizzati per la costruzione della squadra sono dei cittadini, abbandona al colpevole oblio “i danni della salute di chi è costretto a respirare fumi di idrogeno solforato tutti i santi giorni. Diranno che tutto è a norma di legge, ma le norme di legge in Italia non sono minimamente scritte per proteggere le persone, non quando l'OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) dice 0.005 ppm per l'idrogeno solforato e la legge Italiana lascia emettere ai petrolieri 30ppm!”.


Ibrahimovic
, stipendio annuo: 9 milioni di euro.

Mourinho
, stipendio annuo: 11 milioni di euro, 14 con gli sponsor come tiene a precisare lui; gli stipendi annui complessivi di mille precari, secondo un calcolo di Panorama.it.

Valore della Vita e della Salute
di un uomo, operaio della Saras o abitante di Sarroch: zero tituli.



Piccola digressione
:
Qui trovate il trailer del film OIL (durata, 1 h e 10 min.) girato dal regista sardo Massimiliano Mazzotta, lungometraggio autoprodotto che documenta le nefandezze della Saras.
La pellicola doveva essere trasmessa da Sky che poi misteriosamente ha deciso di non mandarlo più in onda. Senza spiegazioni, senza rimandi ad altra data. La Saras ha chiesto il sequestro giudiziario del documentario per contenuto diffamatorio.
Postilla maliziosa: Letizia Moratti, attuale sindaco di Milano, nel 1999 ha ricoperto la carica di amministratore delegato di Sky Europa.
La rimozione del film di Mazzotta dal palinsesto di Sky può essere catalogato alla voce ‘gesti cavallereschi’ da parte di Rupert Murdoch? Chissà...

Fonti: Altreconomia, Maria Rita D’Orsogna, La Nuova Sardegna
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