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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Leggi bene, fa la cosa giusta! Lettera alla Generazione Z
post pubblicato in Ambiente, il 16 settembre 2017


Ciukina, una delle grandi protagoniste di #Pordenonlegge2017, perfetto simbolo non solo della cultura, ma anche del decalogo suggerito dal professor Andrea Segré.


Testo e foto di Hermes Pittelli ©

 

 Un tempo, nemmeno troppo lontano, nelle scuole dell’obbligo, si insegnavano le buone pratiche e virtuose dell’economia domestica. Poi, il furore pseudo modernista e ‘sviluppista’ dei rozzi cibernetici e dei tecnici prestati alla politica, in ossequio all’ipocrita idiozia del libero mercato monoteista, ha deliberatamente cancellato questa fondamentale materia.

Oggi, l’insegnamento andrebbe ripristinato d’urgenza e allargato a ragazze e ragazzi.

Andrea Segré, docente triestino che vive diviso a metà tra Trento e Bologna per ragioni accademiche, esorta i giovani della generazione Z (ma anche gli adulti, i loro genitori) ad attuare nella vita quotidiana piccoli saggi precetti, quelli che i nostri Nonni chiamavano con semplicità buon senso; per migliorare la vita, la salute, la tutela dell’Ambiente (di cui noi siamo parte integrante, anche se la narrazione imposta dal marketing furibondo tenta di negare questa realtà) e giungere a costruire finalmente una speranza di futuro per la Terra.

Un pamphlet ricco di spunti, di dati mai banali né letargici, di suggerimenti che non sfociano nell’imperativo scoccato ex cathedra, senza intonare litanie catastrofiste, altrettanto in voga presso populisti e ribellisti a casaccio.

Un invito alla lettura e all’azione, per la generazione Z (non l’ennesima classificazione della sfuggente e magmatica galassia giovanile, ma un ‘battesimo’ che “fosse correlato con l’alfabeto; mi rivolgo a tutti i ragazzi che non sono miei studenti, quelli già mi sopportano troppo”).

Non un tomo, una pomposa e retorica lectio, ma una lettera aperta, una missiva come finestra aperta verso il futuro, “conscio che i ‘millenials’, compresi i miei figli, hanno poca dimestichezza con la lettura e nessuna visione del domani”.

Non per colpa loro, chiaro e ormai accertato: si trovano catapultati in un mondo che vive frenetico solo l’attimo presente, confuso e infelice, assediato dagli infiniti impulsi della tecnologia e del consumo, senza limiti e regole, ripiegato su se stesso.

I ragazzi, contrariamente a quanto si dice su di loro senza conoscerli, sono sensibili, disponibili, aperti al dialogo e al confronto. Certo, non in modo tradizionale e antico”.

Segré offre loro un modo alternativo di vivere, un decalogo di suggerimenti per un’esistenza basata su una visione ecologica dell’economia (perché, inutile negare, le due realtà sono intimamente connesse), un’economia sostenibile: un dolce ‘stil medio’, un equilibrio che non costringa a rinunce spartane o a precetti monastici, attraverso un’utopia concreta (nessuna aporia, solo metodo e organizzazione).

Bisognerebbe affidarsi ogni tanto “all’economia del dono, perché spesso ci sfuggono gli aspetti immateriali e prettamente umani di questa disciplina, un’economia che recuperi le relazioni tra le persone, un’economia circolare che garantisca l’equilibrio generale del sistema e che esiste da molto prima che venisse codificata e raccomandata dall’Unione europea”.

Alcune ricette di Segré potrebbero apparire bislacche e/o sovversive, ma con costrutto, mai finalizzate a ottenere la compiacenza del pubblico e all'autocompiacimento.

Amare i rifiuti, non sprecare, dedicarsi al riciclo, al riuso, alle riparazioni; è incredibile che in Italia non esista un sistema omogeneo di raccolta e smaltimento! Dovremmo ispirarci all’abbondanza frugale di Latouche. Viviamo di contraddizioni. Siamo il paese europeo che acquista più acqua minerale e non sappiamo che per imbottigliarne un litro, ne sprechiamo tre!”.

La Penisola che spreca irresponsabile le proprie chiare, fresche e dolci acque è campione di paradossi: “mentre il mondo celebra le qualità della dieta mediterranea, l’Italia la pratica pochissimo. Tra l’altro, non solo sarebbe ideale per la salute, ma rappresenta l’alimentazione con il minor impatto ambientale”.

Un altro pilastro (imposto dal marketing anche questo) degli ultimi folli anni dell’Umanità è il famigerato ‘glocalismo’; Segré, serafico, abbatte anche questo totem e lo rovescia senza timore: “Agisco local perché penso global; il mio comportamento individuale può influenzare e cambiare il mondo circostante”.

La vera sfida per alimentare ancora speranze di futuro si chiama prevenire, perché quando i guasti sono procurati, diventa arduo intervenire e sanare: “Lo spreco minore, anzi migliore, è quello che non facciamo”.

Anche nell’impegno, esiste spazio per la leggerezza e l’ironia. “Spesso mi scambiano per il mio quasi omonimo, Segre. In realtà, ci differenzia solo un accento! Ma abbiamo lavorato insieme, realizzando un reportage in Calabria, un documentario girato nella piana di Gioia Tauro sul fenomeno del caporalato e dello schiavismo. Perché gli uomini che vanno a raccogliere gli agrumi in quel territorio sono di fatto schiavi moderni. L’ennesima follia: nei supermercati in Calabria non trovi traccia dei fantastici agrumi locali, sono tutti importati da altri paesi, da ogni parte del mondo, ma i frutti a km 0 non sono in commercio, nemmeno pagandoli oro”.

Il decalogo del professor Segré è un viaggio necessario dentro il nostro mondo, dentro la nostra coscienza di cittadini del mondo, un percorso analitico che ci pone di fronte a un dilemma da risolvere in fretta: rimanere consumatori apatici e passivi o evolverci in fruitori adulti e consapevoli?

Consumare significa distruggere, fruire significa godere di un bene, ma in modo coscienzioso e responsabile”. 

Oi dialogoi a Portus Naonis, lingue morte più vive del presente
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 17 settembre 2016
Appiattiti come sogliole sul fondale sabbioso dell'eterno presente, possiamo esaurire così, in una frenetica bolla virtuale e iper tecnologica, la nostra dimensione umana?
Dalle lingue presunte morte, l'ardua risposta...


 

di Hermes Pittelli ©


 Affare serio affrontare un latinista convinto, ex rettore dell’Alma Mater di Bologna.

Il professor Ivano Dionigi, introdotto sul palco dall’ex docente liceale di greco e latino Antonio Collaoni – un vero parterre di paladini di lingue morte, considerata la presenza dell’ex (quanti ex) leggendario preside del liceo classico indigeno, prof. Angelo Luminoso – non si pente. Anzi, più battagliero che mai, spiega con ardimento e argomentazioni filosofiche, filologiche e concrete, come mai il presente, il solo triste, grigio presente non basti e non possa esaurire gli orizzonti dell’umanità.

O, almeno, delle nuove generazioni del Belpaese.

“Appiattiti come sogliole sul presente, non riusciamo più a fare i conti con il passato. Questo ci blocca la visuale e ci impedisce di prevedere il futuro (pronoia, come insegnava lui, la dote più importante per un vero politico, ndr). Abbiamo ormai dimenticato che il latino non è una lingua morta, ma è lo strumento che ha trasportato fino a noi la cultura romana, greca, giudaico cristiana (quella spesso citata, a proposito o sproposito, come fondante dell'Europa, ndr). Senza questo formidabile strumento tutto sarebbe andato disperso nel tempo e forse non esisteremmo nemmeno noi”. Collaoni dixit.

Il Professor Federico Condello, altro fulgido esempio di umano ‘traviato’dalla cultura classica, fornisce la rotta odierna: “Il libro di Ivano Dionigi, contrariamente alle credenze superficiali, non contiene astratte formule filosofiche; è un vero manuale di prassi che punta dritto al cuore politico del problema. Esiste un eterno dilemma: latino e greco sono saperi alla portata di tutti o si tratta di sofismi elitari? Oggi il liceo classico, anche da chi dovrebbe occuparsi e preoccuparsi di istruzione, viene dileggiato come scuola iniqua e ingannevole, viene accusato di bloccare lo sbocciare di scienziati e di quei talenti dalle competenze utili ad una società competitiva e produttiva del III millennio”.

Il professor Dionigi dirada le nebbie degli equivoci e degli inganni, spesso maliziosamente creati da chi dovrebbe garantire ai giovani una formazione culturale, senza inculcare in loro vuoti slogan a base di tweet e post sedicenti smart 3.0. Quasi sempre, punto zero. “La grande ferita al liceo classico è stata inferta dalla politica italiana, quando ha colpevolmente trasformato la questione da culturale a ideologica. Perfino un quotidiano come L’Avanti, una volta cancellato lo studio del latino dalle scuole dell’obbligo, titolò <Finalmente abolita la lingua dei signori>. Un tragico equivoco nato in seguito all’esaltazione fascista del mito fondante della patria romana. I Classici da allora hanno quindi subito un vulnus a base di pessima informazione. I grandi classici non sono mai al servizio del potere, chi li ha letti non sarà mai al servizio dei potenti. Rammento che Giuseppe Pontiggia sosteneva che se Roma fosse stata edificata nel Texas, latino e greco avrebbero ricevuto molta più attenzione e tutele da parte della politica”.

Il prof. Condello, perfetto e perfettamente calato nel ruolo di moderatore provocatore, finge di partire da lontano. “Etimologia, questa sconosciuta. Al liceo, ci sono state inflitte lezioni più o meno piacevoli di questa materia, talvolta fumogene, talvolta illuminanti… Mi piace citare una battuta di Umberto Eco. Perché greci e latini scrivevano spesso in frammenti? Perché lo facevano in mezzo alle rovine!”.

Dionigi: “Oggi purtroppo confondiamo i mezzi, i media (i media, non ‘midia’!!!) con la parola. Abbiamo a disposizione il massimo dei modi e dei mezzi di comunicazione e produciamo il massimo dell’incomprensione, perché abbiamo vanificato e smarrito il vero senso delle parole, gli strumenti più belli a nostra disposizione per esprimerci, confrontarci, capirci. La parola viene prima di tutto, la comunicazione arriva dopo, molto dopo. Noi siamo, saremmo, i depositari del logos. La parola, il pensiero. Etimos rappresenta ciò che è originario, nativo, primigenio. Competere, questo verbo così fondamentale oggi in questo paese, in questo mondo, significa non gareggiare per battere gli altri, ma andare tutti insieme verso la stessa direzione. Interessante chiarire anche l’etimo dei punti cardinali… Oriente: ciò che sorge, ciò che nasce; Occidente: ciò che tramonta, ciò che muore. La decisione politica più saggia da prendere, consisterebbe in un grande, pacifico accordo tra Oriente e Occidente”.

Dionigi ha qualche pietruzza da togliere dalle proprie calzature, ma espleta l’incombenza con la classe dei classici: “Se oggi fosse giunto in città un ministro, uno qualsiasi, cari Ragazzi voi non sareste qui ad ascoltarmi, ma sareste stati accompagnati a rendere omaggi a lui. Torniamo all’etimo. Minister, minus ter, il celebrante secondario, colui che viene dopo ed è al servizio. Magister, magis ter, più importante, colui che è esperto di un’arte o di un sapere… Pessimo segno dei tempi e pessimo stato di salute di un paese, quando si coltiva il culto per i ministri e il dileggio verso i maestri. Il caro, arguto Cicerone sosteneva che la Parola fosse fondamentale per la nascita e la prosperità della Città in bocca agli Eloquenti con etica, mentre temeva gli inganni dei demagoghi, responsabili della notte della res publica. Il grande Elias Canetti avvertiva dentro sé un grande senso di colpa perché in quanto scrittore, quindi maestro della parole, in quanto eloquente, non aveva fatto tutto ciò che era in suo potere per scongiurare la guerra (“Se io fossi davvero uno scrittore, avrei impedito la guerra”). Al conflitto, alla guerra tra i Popoli si arriva quando i demagoghi prevalgono con l’uso e l’abuso di parole false e dal significato spropositato e stravolto. Antigone e Creonte sono due monologanti e non due dialoganti, ecco perché le loro colpe ricadono sulla Città che poi va in malora! Altri esempi virtuosi di parole belle e vere? Considero e Desiderio: in compagnia delle stelle e smetto di guardare gli astri, ma ne serbo una gran voglia di rimirarli ancora!”.

Condello non si arrende e riparte, sturm und drang: “Resta il nodo della traduzione, è un’attività davvero noiosa! Però devo ammettere che più si va in là con gli anni, più la si apprezza. Ha senso continuare a tradurre i classici, di cui esistono ormai migliaia di versioni diverse di traduzioni? Io credo di sì, la traduzione è un esercizio che educa ad una spietata onestà intellettuale, non ci si può permettere pressapochismo nella traduzione, alla fine del lavoro tutto deve combaciare in modo perfetto e rigoroso”.

Dionigi, certo, non divaga: “Tradurre, trans ducerecondurre attraverso. La traduzione è l’allenamento dell’identità e dell’alterità. Ciò che è di moda (da modus, modo misura maniera), in realtà è già vecchio e sorpassato.Al cospetto dei testi classici, tanto per chiamare di nuovo in causa Canetti, non possiamo che accucciarci con rispetto e devozione”.

E così, con la giusta lentezza e con il giusto percorso,siamo giunti al nodo principale della vicenda, al tema dei temi. Condello, senza macchia e senza paura, pronuncia quel nome ad alta voce: La scuola! Professor Dionigi, senza preamboli, la scuola!”.

Dionigi: “Scuola, da skolé, greco antico. Ozio, riposo,agio. Il tempo, ma anche il luogo nel quale il giovane, libero da faccende quotidiane, si dedica alla scienza, all’arte, alla lettura, magari condotto e istruito da un maestro. L’esatto contrario di quello che predica la politica attuale… La paideia, l’educazione del fanciullo, deve essere circolare, come i cicli della Natura e multidisciplinare. La scuola deve insegnare i saperi che serviranno alla formazione e all’autodeterminazione dei giovani, non deve insegnare un mestiere. Con l’invasione delle nuove tecnologie, è una corbelleria sostenere che la scuola si debba preoccupare di formare lavoratori: dopo un solo minuto in classe o in laboratorio, quelle presunte competenze professionali sono già obsolete e inutili. Se la scuola deve diventare un laboratorio di mestieri ha già fallito in partenza. La tanto lodata e taumaturgica tecnologia è il risultato del connubio tra tekné e logosquindi, tecnica e pensiero/parola! Lo smartphone vi consente di vedere l’interfaccia degli altri utenti, ma rischiate di perdere di vista i volti dei vostri compagni! Affidandovi solo alle nuove tecnologie, ai nuovi media, alla realtà virtuale potrete forse essere cittadini del mondo senza spostarvi da casa, ma diverrete orfani del tempo (Kronos, divinità cosmogonica che ha generato tutte le altre e con il trascurabile difettuccio di voler divorare i propri figli)). Dovete imparare ad avere cura del Tempo, perché noi siamo tempo e non spazio. I Classici aiutano a coltivare questo, ad avere cura del Tempo. L’Inferno oggi per voi Giovani è questa massificazione globale, quella che io chiamo la dannazione dell’uguale. Solo l’alterità dona vera ricchezza, solo il confronto tra diversi regala miglioramento e progresso. Mi hanno etichettato come un elitario conservatore, ma io invece dico che ho un grande progetto: sarebbe bello che nella stessa aula di un liceo, fossero presenti due docenti, quello di greco e latino e quello di tecnologia!”.

Questa sì, sarebbe vera rivoluzioneComunque, cari rozzi cibernetici, integralisti dell’aifon e del 'tutto in un click', rassegnatevi! Ora ci sono anche le prove scientifiche, come confermato dal professor Luigi Galimberti, neuroscienziato, esperto di dipendenze giovanili,anche e soprattutto da abuso di tecnologia: l’istruzione a base di latino (e greco antico) sommata all’utilizzo dei vecchi cari supporti tecnologici, i libri,resta anni luce più avanti di qualunque arcano modernista. La struttura del cervello, i suoi neuroni, gradiscono e reagiscono bene alle antiche, impareggiabili piattaforme. Nel nord Europa, hanno preso atto della ‘novità’, in Italia,colonia ora e sempre, siamo ancora nella fase dell’euforia e della sbornia da pseudo rivoluzione 3.0. La scuola virtuale evapora, un sapere che si trasforma in nuvole evanescenti cancellate per sempre dalla prima folata di vento; quella basata su volumi di carta e lingue morte, invece, forma studenti e cittadini con menti libere e pensanti.

Per aspera, ad astra.

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