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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
I piccoli cittadini italiani sacrificati sull’altare della ‘modernità’ tricolore
post pubblicato in Società&Politica, il 2 giugno 2009

di Hermes Pittelli ã

 

 


 “Vergini che si offrono in pasto al Drago”, Veronica Lario, fu (nel senso di ex) signora Berlusconi, dixit.

 

A parte che di solito queste vergini non lo sono nemmeno di segno zodiacale (e complimenti per l’audacia mentale di certe vestali di 30/40 anni capaci di autodefinirsi ancora ‘showgirl’), quello che mi inorridisce davvero è vedere genitori e scuole dare in pasto i propri figli/scolari a Schifani e Berlusconi.

Accade oggi, 2 giugno, anno del Signore (ma Lui lo sa?) 2009, 63° genetliaco della Repubblica.

Forse a quei virgulti, giovani cittadini ignari del passato e del futuro, dovrebbero prima spiegare il curriculum dell’attuale presidente del Senato. Lieto di accoglierli da buon pater familias per donare loro una copia della nostra Costituzione – la nostra Legge fondamentale, quella che la cricca che lui rappresenta vorrebbe demolire – e per spiegare loro che è giunta l’ora di rendere moderno il Paese.

E qui casca l’asino, poverino. Stanlio & Ollio vedevano asini che volano nel ciel, noi forse non vedremo più questi fieri e magnifici qudrupedi; che per molti bambini moderni sono già animali leggendari inventati con molta fantasia da un certo mastro Collodi.

Come non si stanca mai di ripetere il Professor Montanari, ecco le caramelle drogate distribuite ai bimbi ai cancelli delle scuole: cresceranno già perfettamente funzionali al Potere, senza dubbi, acefali, succubi, senza alcuna velleità di conoscenza, senza impeti di ribellione e cambiamento.

 

Sì perché la ricetta di modernità declinata a la berluscones, come più volte ho ripetuto ammorbando perfino me stesso, è un trito e ritrito pasticcio di formulette ultraliberiste anni ’80: edilizia selvaggia e spietata – grazie alla quale usciremo dalla crisi! – e strategie energetiche basate su fonti in esaurimento, letali e costosissime (tranne per i pochi che ci speculano) quali petrolio, carbone, energia atomica.

 

Solo in un paese vecchio e popolato per 2/3 da vecchi ingordi e ripiegati sul proprio egoismo, un menù così sorpassato e indigesto può ancora passare per avanguardistico e rivoluzionario. Peccato che la bolla speculativa legata al mattone sia uno dei detonatori che hanno innescato l’esplosione dei mercati mondiali a partire dagli Usa, peccato che proprio gli Usa abbiano cominciato a virare rotta in modo vigoroso sulle fonti di energia ecosostenibili e rinnovabili; non quelle taroccate e truccate che sviolinano a noi ignoranti italioti.

 

Resto allibito, forse ormai solitario, forse in compagnia dei soliti quattro amici, osservando l’ennesimo trionfo personale con annesso bagno di folla del premier. Famiglie intere, mamme papà nonni zii, torpedoni di sostenitori organizzati manco si trattasse di una finale dei campionati del mondo tutti accalcati contro le transenne di via dei Fori Imperiali per gridare a Silvio: “Vai presidente! Grande presidente! Siamo tutti con te! Non mollare!”.

Una forma di adorazione e identificazione che sfugge alle mie capacità di comprensione; il dna italico che non riesce a modificare quella parte di genoma che prevede l’applauso non solo a chi ti domina concedendo un po’ di elemosina, ma anche una sorta di istintiva e automatica ‘pronitudine’, perfino gratuita, nei confronti del vincitore, del padroncino di turno.

Povero quel piccolo Francesco istigato da una pessima famiglia ad invitare al proprio compleanno nonno Silvio, commovente quel signore con i capelli bianchi sincero nella propria commozione durante la parata militare che dovrebbe celebrare i fasti “di questa nostra bella nazione”.

 

Bella? Se fosse liberata dalla propria ignoranza atavica, indotta e anche un po’ coltivata per pigrizia e ignavia congenite, forse sì.

Perché il tempo che ci resta per recuperare attività cerebrale e capacità d’azione prima di varcare il confine del non ritorno si sta riducendo in modo esponenziale.

Il cittadino medio appalude i politicanti con la scorta e l’auto blu come un tenore dopo un do di petto, come una ballerina dopo una perfetta spaccata, come un centravanti dopo il gol, ma non sa che alle sue spalle, nell’omertà di media e istituzioni, gli stanno comprimendo i diritti, restringendo la democrazia, svendendo e distruggendo la sua terra.

La deriva petrolifera procede spedita: in Basilicata, in Sicilia, in Abruzzo, nelle Marche.

Trivellare il terreno e i fondali marini non solo aumenta il rischio sismico, ma produce, di sicuro, inquinamento e avvelenamento dell’ecosistema. Oltre a tutti i danni alla salute degli esseri umani.

Non è un problema che riguarda altri, non è un problema che risolverà qualcuno. E’ una catastrofe che ci coinvolge, tutti, in prima persona.

Il menefreghismo italiano è l’ottavo vizio capitale. Lo pagheremo sulla nostra pelle, senza distinzioni di razza, censo e convinzioni politiche. Non ci sarà una Lega a dirci che è colpa degli immigrati, non ci sarà un napoleoncino a dirci che è solo una psicosi inventata dalla sinistra.

 

Diremo addio ai frutti di mare, alla frittura di paranza, al parmigiano, alle mozzarelle di bufala, ai pomodori pachino, ad ogni incredibile varietà di prodotto caseario, vitivinicolo, agricolo, alimentare che la divina biodiversità italica riesce ancora a concederci per allietare il nostro palato e la nostra vita; biodiversità che in simbiosi con il nostro unico patrimonio artistico e culturale genera, tra l’altro (meglio sottolinearlo per i cultori del profitto), un ciclo economico florido e vantaggioso per il Paese.

 

Estrarre e raffinare petrolio nelle nostre Regioni è follia criminale e solo questo governo (Berlusconi, Scajola, Prestigiacomo, Bertolaso) in combutta con le multinazionali dell’oro nero potevano concepire una strategia capace di ingrassare i soliti noti e andare a discapito della collettività: in modo irreversibile.

Con il petrolio, non solo non risolviamo la nostra presunta penuria energetica, ma, come detto, distruggiamo l’agricoltura, l’ambiente, il turismo, la Salute di ognuno di noi.

 

Leggete come ‘pensa’ un petroliere, leggete del rischio mortale che corrono l’Abruzzo e le Marche.

Dei disastri e dei misfatti perpetrati dai petrolchimici in combutta con laidi amministratori locali in Sicilia, Puglia e Basilicata avete già sentito qualcosa.

La Terra è sull’orlo del collasso ambientale, sconvolta da mutamenti climatici inauditi e le multinazionali quale contributo offrono? Trivellare l’Italia, trivellare l’Alaska in cerca del solito famigerato maledetto petrolio e deforestare completamente il polmone del pianeta, l’Amazzonia. Alaska e Amazzonia non sono realtà ‘aliene’, sono parte integrante della congiura planetaria che cinici ma idioti business men (dispongono di astronavi e di un pianeta alternativo?) stanno perpetrando contro l’intera umanità. Dovremmo tutti lottare per salvare l’Abruzzo, la Sicilia, le Marche quanto l’Alaska e l’Amazzonia.

 

I terroristi adoratori del petrolio sono quelli che considerano i diritti umani un intralcio ai loro business plan, quelli che sognano i parlamenti ridotti a consigli d’amministrazione dove collocare i propri galoppini, sono quelli che invocano la modernità, quelli che bramano il depotenziamento delle istituzioni, delle formazioni, delle dinamiche democratiche; sono quelli che trasformano, nel silenzio (quindi, nella complicità) della maggioranza ‘perbene’ e ‘bene-pensante’, gli ultimi del globo in automi schiavi peggio di quelli di Metropolis: costretti a lavorare fino alla morte (unico grande premio da sognare) per un pugno di riso al giorno.

 

Suvvia, con il vessillo tricolore in una mano e i nostri figli nell’altra, conduciamoli al sacrificio sull’altare della modernità: lasciamoli in balia del politicume italiano, quello che li ucciderà con inceneritori, raffinerie, centrali nucleari.

Poi non ci sarà alcun dio, sondaggio, tribunale o prescrizione in grado di garantirci salvezza, impunità e redenzione.

 

 

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