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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
SARAS, IL GABBIANO DELLA MORTE
post pubblicato in Ambiente, il 30 dicembre 2009



Un fumetto per i bambini delle elementari. Un simpatico gabbiano che indottrina giovani menti in formazione convincendole che il petrolio è sinonimo di vita salubre e ricchezza. E dalle ‘sorridenti’ ciminiere della raffineria dei Moratti, invece di sostanze tossiche, spuntano candide nuvolette.
Tutto documentato in modo spietato nel lungometraggio Oil di Massimiliano Mazzotta



di Hermes Pittelli ©


 Gaby è simpatico. E’ un gabbiano disegnato, un fumetto. Sguardo vispo e cristallino, becco arancione che sorride, una leggera pinguedine. Un personaggio perfetto per catturare l’attenzione e entrare nelle grazie dei bambini delle elementari.
Peccato che a sua insaputa, l’innocente volatile sia sfruttato dalla Saras della famiglia Moratti per indottrinare i figli della popolazione di Sarroch sulle caratteristiche taumaturgiche del petrolio.
Di innocenza in questo albo e nelle sue finalità, non c’è traccia; una terribile campagna di comunicazione, marketing psicologico per inculcare in giovani menti in evoluzione - che in questa fase recepiscono ogni stimolo come spugne - il messaggio: il petrolio è sinonimo di vita salubre e ricchezza.
Un meccanismo diabolico, in tutto simile a quello delle madrasse islamiche (un tempo crogiuolo delle menti più raffinate e illuminate del mondo arabo), le scuole coraniche dove i virgulti locali sono ‘programmati’ all’odio e all’annichilimento dei crociati infedeli.
Solo che in Sardegna, grazie alle geniali strategie dei maghi della comunicazione e del marketing, la tattica è ancora più subdola. Perché la raffineria più grande d’Europa a Sarroch è l’unica forma di sostentamento per quanti hanno la sventura di abitare lì. Sventura perché il luogo, scrigno di biodiversità naturali da sogno, meriterebbe altra sorte e altra tutela che quella legata alla letale raffinazione del petrolio.
La società anonima di raffinazione sarda tiene in pratica in ostaggio la vita di un’intera comunità, perché una politica ottusa ma furba, non offre alternative di sviluppo sostenibile (molto diverso dalla truffa italica del Cip6). La politica italiana del compromesso, dell’autoconservazione, del profitto personale a scapito del bene comune, non prevede la considerazione per la vita umana dei cittadini, non prevede la difesa strenua contro ogni forma di business dell’habitat naturale. Quando i politicanti o gli amministratori locali, ormai ridotti a burattini dai manovratori romani, sproloquiano di giusta mediazione tra le esigenze della popolazione e gli ingenti investimenti di certe aziende, bisognerebbe replicare che esiste un solo criterio per stabilire il limite alla libertà d’intrapresa: fino a quando non danneggia, economicamente socialmente civilmente, nella salute e nella salvaguardia del proprio ambiente, anche un solo cittadino. Senza discussioni.

Negli anni ’60 la località di Sarroch è stata scelta con scienza e dolo proprio perché a parte la natura incontaminata e selvaggia qui c’era solo una miseria terribile e disperata.
Rivedere, nell’ottimo documentario Oil di Massimiliano Mazzotta (la generosa famiglia Moratti gli ha intentato causa civile, ndr), le immagini dell’inaugurazione della Saras nel 1964, in stile cinegiornale Luce, fa capire già molto, se non tutto: si nota sul palco, accanto al fondatore Angelo Moratti, l’eterno Giulio Andreotti che parla di progresso “perché molti giovani costretti a emigrare dalla propria terra, ora stanno tornando per lavorare qui”. Peccato che molti siano morti a causa di varie patologie tumorali. Peccato che a Sarroch ci si continui ad ammalare e a morire ‘grazie’ al progresso più nero che oro del petrolio, mentre i Moratti si trastullano con la squadra di calcio Internazionale e dispensano tanta solidarietà con gli Inter campus o con le iniziative benefiche della fondazione del capitano interista Javier Zanetti.
Come per lo scudo fiscale, sarebbe necessario e onesto chiedersi da dove arrivino quei soldi e con quali metodi.
Nel lungometraggio del cineasta salentino è documentato in modo lampante quanto il petrolio sia foriero di morte: per la gente, per l’agricoltura, l’allevamento, la pesca, il turismo. Rumori assordanti, emissioni gassose continue e incontrollate che rendono l’aria irrespirabile, esplosioni improvvise, lavori appaltati a ditte esterne con offerte al ribasso che si traducono in tagli sulla sicurezza dei lavoratori, nessun reale controllo sanitario sugli operai, maschere antigas con filtri centellinati, tute di lavoro che invece di essere lavate e conservate in un’area neutra all’esterno della raffineria vengono portate nelle case e finiscono nel bucato delle famiglie. Rilevatori di sostanze tossiche che schizzano a livelli anche 30 o 40 volte superiori a quelli tollerati dall’organismo umano, senza che qualche dirigente si senta in dovere di sospendere le attività della raffineria.
Impressionante notare la resa della politica agli interessi delle multinazionali. Nel documentario l’ex governatore sardo Soru ammette che non possiede dati e documenti per sapere quante e quali sostanze vengano trattate negli impianti Saras. Un’autocondanna spietata, l’ennesima conferma di un sistema politico fallimentare, da sostituire in toto a tutti i livelli, regionali e nazionali.

Intanto, la comunicazione Saras, sorta di Moloch inarrestabile, continua nell’esercizio di propaganda subliminale (nemmeno troppo) da far impallidire il Fratello Maggiore di Orwell. Perché la società morattiana non si è limitata al fumetto, ma per essere più convincente e invasiva, si è installata direttamente nelle scuole e nelle università indigene.
Ogni giovedì (!) un tecnico Saras si reca nelle classi delle scuole elementari di Sarroch per predicare le virtù del petrolio e lodare l’opera meritoria della raffineria morattiana. Chissà cosa pensano dell’iniziativa (ammesso che abbiano un pensiero in proposito) al ministero dell’Istruzione.
Nel documentario, un maestro disperato e sull’orlo di una crisi di nervi, quasi in lacrime, lancia una sorta di appello: forse ai bambini bisognerebbe mostrare anche qualche altra realtà della propria terra, oltre agli impianti petroliferi. Chissà quanti di quei piccoli conoscono l’esistenza del parco naturale regionale del Sulcis o degli aironi.

Nel passato – fino a 20 anni fa - le maestre delle elementari e le professoresse delle medie conducevano gli allievi a conoscere gli artigiani locali, gli artisti, a visitare le redazioni dei giornali (che sovversive estremiste!), le prime aziende italiane produttrici di pannelli solari; stimolavano gli scolari a osservare la natura, il territorio e i cambiamenti stagionali.

Oggi per fortuna quel mondo antiquato e sorpassato non esiste più.

L’Italia precipita nell’indifferenza generale in un nuovo Medio Evo, con una mentalità addirittura più gretta, oscurantista, basata su ignoranza e superstizione.

Nella Sardegna del III millennio, per i bambini delle elementari, al giovedì piatto unico: petrolio.



FONTI:

il sito della Saras

il sito del progetto Saras per la scuola

il sito del documentario Oil di Massimiliano Mazzotta

il sito della Professoressa Maria Rita D’Orsogna

Una lacrima, un po’ di soldi e il morto non c’è più
post pubblicato in Società&Politica, il 28 maggio 2009

Dopo la tragedia alla raffineria Saras della famiglia Moratti comincia l’opera di rimozione, omertà e maquillage. Chi protesta contro i ‘padroni amici’ viene definito comunista ‘post litteram’; i rappresentanti sindacali si guardano in cagnesco.
Le vittime? Morte a causa della propria fretta e imprudenza durante il lavoro.
Di verifica analitica o chiusura dell’impianto non si parla, pecunia non olet; invece, tutela della salute e dell’ambiente ostacolano il dio business. Olé!



di Hermes Pittelli ã

 Qualche lacrima, un po’ di soldi e il morto non c’è più.
La persona deceduta scompare, in tutti i sensi. Ma scompaiono anche le prove scientifiche della pericolosità di piattaforme e raffinerie petrolifere, scompare ogni discorso serio e sensato sulla priorità assoluta della Salute umana e dell’integrità ambientale.

Basta leggere un articolo apparso oggi sul quotidiano La Repubblica, il foglio delle 10 domande a Berlusconi sull’affaire Noemi. Il pezzo dell’inviato a Sarroch, Carlo Bonini, è un capolavoro di equilibrismi. Ma forse sono io a non capire come gira il mondo. Piccola coincidenza, accanto all’articolo compare una bella pubblicità della Pirelli, quella dell’amico Tronchetti Provera (amico di Moratti, ovvio).

Operai sardi in sciopero ma con dolore composto e dignitoso, nessuno dà in escandescenze. Qui non si tratta della Thyssen di Torino, qui non ci sono lavoratori comunisti tranne uno che si permette di gridare “Ci avete rotto i coglioni con la concertazione!” o i pochi che annodano un lenzuolo con una scritta in vernice rossa: “Il nostro sangue per i vostri profitti. Ora basta”.
I rappresentanti delle sigle sindacali un po’ si ignorano, un po’ si guardano in cagnesco. Le Rsu informano ‘la base’ che non ci saranno comunicati. Almeno fino a quando non ci sarà una versione chiara e attendibile sulla dinamica della tragedia.

Sei chilometri più a nord, a Villa San Pietro, in municipio, i Moratti brothers, ospiti del sindaco pd Matteo Muntoni e in compagnia dell’altro pd sindaco di Sarroch, Mauro Cois, ascoltano lo strazio dei parenti delle vittime. E i presenti tengono ad informare che Gianmarco Moratti, presidente della Saras, piange.

A Cagliari, la Procura della Repubblica, apre un’istruttoria contro ignoti. Già, i soliti ignoti.

L’autore del resoconto spiega che qui “la morte di tre operai non funziona da detonatore. Semmai, svela di quale grana sia fatta questa compostezza di pietra che, in meno di 24 ore, ha ridotto la rabbia a un sussurro e messo insieme maestranze e azienda nel dire che la ricerca della verità e delle responsabilità è interesse comune”.
E non finisce qui. “Se qualcosa deve essere fatto per migliorare gli standard di sicurezza, sarà fatto”. A cadaveri caldi e telecamere accese.
Ancora, grazie alla tragedia Saras capiamo finalmente cosa sia il “Morattismo”, “il capitalismo sociale del Padrone amico e dell’operaio responsabile”.
Un po’ come i rapporti anomali e deteriorati tra i padri e i figli di oggi, da quando cioé i genitori si sono messi in testa di recitare la parte degli amici, scaricando ogni responsabilità su rampolli incapaci di coltivarla, abbandonati a se stessi.
Di più, pensate, quasi come in una pellicola di Frank Capra, due anni fa in occasione del 45° anniversario della fondazione della Saras, “i Moratti entrarono in raffineria in tuta blu per sedersi in mensa”. Strabiliante. Toccante. Commovente.

Poi, in mezzo a tanto ‘oro nero’, in mezzo alla nebbia dei fumi di combustione di sostanze di certo non propizie per la salute, ecco un raggio di luce, luce dell’argent, argent de poche; i sindaci Muntoni e Cois, con le pupille a dollaro o a barile, elencano i meriti morattiani: “Sarroch è il comune più ricco della Sardegna per reddito pro capite. Villa San Pietro, nel ’75, faceva 700 anime, oggi 2000”.
Le anime dei trapassati?

Sempre più incredibile. Sarroch si è “sviluppato urbanisticamente attorno alla raffineria, quasi ne fosse un’appendice naturale”. Un bel prodigio di Natura.
E sette su dieci dei suoi abitanti lavorano nello stabilimento”. La generosità, nota universalmente, dei Moratti non si arresta qui. “La Saras sostiene le scuole primarie del territorio. Supplisce con il mecenatismo delle sponsorizzazioni lì dove non arriva il welfare degli enti locali. Lavora con l’Università di Cagliari, la cui facoltà di ingegneria è il suo serbatoio di tecnici specializzati”.
Insomma, tentacoli ramificati ovunque.
Siamo nella Sardegna sud-occidentale, “ma sembra un angolo di Emilia”. Quella degradata e inquinata dagli inceneritori?

Anche le ditte appaltatrici esterne alla Saras diventano ditte della grande famiglia, “per questo le vittime dell’incidente di 2 giorni fa, non sono solo i morti del padrone, ma diventano i morti di tutti. Per questo forse Marco Nappi (Cisl) non sa darsi pace quando sollevando le braccia al cielo, dice che quello che è accaduto qui è surreale”.
Di veramente surreale, c’è solo il contenuto dell’articolo de La Repubblica.

Un peana alla famiglia Moratti, così prodiga e generosa nel regalare benessere ad una terra altrimenti destinata all’arretratezza atavica. Una simbiosi di intenti e destini tra i padroni amici e gli operai e le loro famiglie, tutti uniti per la maggior gloria della Saras. Sindaci plaudenti e gaudenti per il pil e per il reddito pro capite.
Non una parola sull’ambiente devastato dai veleni della raffineria, sulle falde inquinate, sugli incidenti che accadono puntualmente, sulle malformazioni dei neonati, sull’aumento delle patologie tumorali. Un po’ di soldi e la realtà si dimentica, un po’ di soldi e la vita ti sorride. Almeno fino a quando ti resta una vita o non ti ammali. Davvero la popolazione del territorio esulta per questa situazione? Mah.

Ecco un po’ di ‘esempi esemplari’ di quanto l’industria petrolifera regali salute e ricchezza alla popolazione: il polo petrolchimico nel triangolo della morte in Sicilia viene pubblicizzato poco, ma fa sempre molti danni.

Ecco un altro caso di business sardo, il poligono interforze di Perdasdefogu.

Proprio oggi, ironia della vita, giungono notizie di marciapiedi radioattivi a Torino, ma senza pericolo per la salute dei cittadini come afferma precipitosamente il Comune, e dell’ennesima fuga di gas a Gela, guarda un po’, dove da più di un anno i cittadini segnalano spiacevoli olezzi nell’aria che sono costretti a respirare. Anche qui, naturalmente, tutto a posto e nessuna minaccia per la cittadinanza (dunque, perché evacuare 1000 persone?).

C’è anche chi in Europa, a pochi chilometri da noi, effettua scelte consapevoli e lungimiranti. E poi vienne additato come rivoluzionario, come modello cui aspirare, perfino dai padani che invidiano e vorrebbero copiare il ‘progetto Andalusia’.

Quando la Professoressa Maria Rita D’Orsogna – non so per quale sorte divina mi considera interlocutore degno della Sua attenzione - mi racconta la realtà di Los Angeles, io commento sempre che mi sembra fantascienza, comparandola con il triste orizzonte italico. In California l’amministrazione chiede ai propri cittadini come immaginano e come vogliono la loro città del 2030, chiede perfino quale sia il criterio più funzionale da adottare per disegnare le strisce stradali che delimitano i parcheggi! Fantascienza, appunto.

In Italia, abbiamo una maggioranza di governo (e una maggioranza nell’opposizione) che predilige puntare sul petrolio, combustibile fossile che tra 15 anni si esaurirà a livello mondiale, lasciando in eredità alle giovani generazioni un Paese completamento avvelenato da sostanze letali, gran parte delle quali non bonificabili.
I politicanti, nel loro criminale e criminoso delirio di onnipotenza, credono di farla franca, credono che i problemi della devastazione ambientale non possano tangere le loro rivoltanti persone, né quelle degli incolpevoli familiari che li circondano.

Berlusconi, l’ennesimo villone della sua brillante carriera, non lo ha acquistato a Siracusa, irrimediabilmente annichilita dal petrolchimico dell’ambientalista Prestigiacomo, ma a Taormina; in quella Taormina che ha rifiutato l’oro nero per puntare su cultura, natura e turismo paradisiaco.

Valutate voi quale sia stata la decisione più saggia.
Inter, lo scudetto puzza... di petrolio
post pubblicato in Diritti, il 21 maggio 2009

Leggenda popolare vuole che i milioni di euro spesi da Moratti nel giocattolino di famiglia provengano dalle sue aziende. Come la raffineria Saras, in Sardegna. Peccato che molte di quelle risorse arrivino dalle tasche degli italiani che pagano le bollette della luce. Grazie anche al famigerato e truffaldino Cip6.
Intanto, la raffineria inquina e mette a repentaglio la vita degli operai e dei cittadini...





di Hermes Pittelli ã

 Gli italiani, anche i non interisti, non lo sanno. Eppure potrebbero chiedere a Massimo Moratti di farsi prestare per le proprie partitelle del giovedì sera o per rinforzare la propria squadra di calcio amatoriale un polpaccio di Ibraihimovic o una coscia di Muntari.

Il munifico patron nerazzurro ha condotto negli ultimi anni campagne acquisti faraoniche per la Beneamata, assicurando ai suoi pupilli e ai suoi allenatori un monte ingaggi stratosferico.

Però quei soldoni non sono esattamente tutti suoi o provenienti dalle sue aziende, come vuole la leggenda popolare alimentata dai media compiacenti.

Molte di quelle risorse transitano attraverso le fabbrichette morattiane, è vero, però provenienti dalle tasche dei contribuenti, come sempre all’oscuro di tutto.

Come? Attraverso il pagamento delle bollette della luce e grazie alla truffa del Cip6.

L’intuizione fu di papà Angelo Moratti, già presidente della gloriosa Inter targata HH (Helenio Herrera): nel 1962 decise di fondare una società petrolifera, la società che permette ai Moratti un’agiata vita da nababbi dell’oro nero.

La raffineria fu costruita a Sarroch, in provincia di Cagliari. Se vi collegate a Google Earth grazie alle immagini dal satellite vi potete rendere conto che gli impianti sono più grandi dell’intero agglomerato urbano.

La Saras, grazie alla propria dislocazione strategica, vanta qualche record: un quarto del petrolio mondiale trasportato via nave transita da qui ed è la raffineria più grande del Mediterraneo per capacità produttiva, in grado di trattare 15 milioni di tonnellate l’anno di petrolio grezzo.

La preziosa materia prima giunge soprattutto dalla Libia (quella che rende sicure le nostre coste) e dal Mare del Nord. Tra i clienti di Saras figurano nomi importanti quali Shell, Repsoil, Q8, Total; Eni, Tamoil che assicurano un sostanzioso giro d’affari. Nel 2005, ad esempio, i ricavi sono stati di 5,5 miliardi di euro per un utile netto di 332 milioni.

Costruire poi squadre di calcio competitive con queste risorse economiche diventa più facile, anche in assenza di reale competenza sportiva.

Ma la punta di diamante della faccenda non è Ibrahimovic, come si potrebbe credere ingenuamente, ma la Sarlux, la centrale elettrica posizionata nella zona sud orientale dell’impianto. La Saras impiega 1600 operai e controlla il 100% della Sarlux.

Grazie alla luce prodotta qui in Sardegna dalla famiglia Moratti, i soldi degli italiani, in modo molto più efficace del teletrasporto di Star Trek, si materializzano sui conti bancari dei campioni (?) dell’Inter.

La Sarlux ottiene energia elettrica lavorando gli scarti della produzione petrolifera, ovvero quello che tecnicamente si chiama ‘olio combustibile pesante’.

Questa sorta di pece semi solida sarebbe un’ottima base per ricavare bitume, invece viene bruciata tramite gassificazione e irrorazione di ossigeno.

Questo è combustibile altamente inquinante, molto più del metano di solito utilizzato nelle centrali elettriche. L’impianto brucia 150 tonnellate di tar l’ora. Oltre a CO2, ossidi di azoto ed emissioni varie, a fine anno la combustione lascia in dote 1.400 tonnellate di scarti tra zolfo e concentrati di metalli, come il vanadio e il nichel”.

Il vero guadagno per Sarlux arriva quando finalmente può piazzare sul ‘libero mercato’ il prodotto finito. L’energia elettrica viene interamente acquistata da un ente pubblico, il Gestore del sistema elettrico (Grtn), che garantisce un corrispettivo doppio al reale prezzo di mercato.

In pratica, gli italiani credono di essere un popolo ‘verde’ (non in senso padano, ma ecologista), di finanziare grazie ad una maggiorazione della bolletta della luce impianti che funzionano con fonti pulite quali sole, aria, acqua; invece, lo stato italiano, che per una volta ha recepito al volo una direttiva comunitaria del 1992 (relativa appunto all’incentivazione delle fonti rinnovabili, provvedimento Cip – Comitato interministeriale prezzi – numero 6), intuendo il potenziale di business, ha aggiunto (quanto sono importanti le parole!) all’aggettivo ‘rinnovabile’ e/o ‘assimilabile’. Un’altra magia italiana si è così realizzata.

I cittadini sborsano fino al 10% in più in bolletta fieri di contribuire alla diffusione di energie pulite, finanziando invece gli sporchi affari dei petrolieri (tra i quali anche la famiglia Garrone di Erg, proprietaria della Sampdoria, o la famiglia dei Brachetti Peretti di Api) che ingrassano grazie a fabbriche della morte, responsabili di inquinare e devastare il territorio e senza alcuna attenzione per la sicurezza e la salute dei propri operai.

Poi è facile ripulirsi la faccia dai liquami di petrolio, grazie ad astute operazioni di presunta beneficienza (in realtà, spietate operazioni di cinico marketing) o allestendo compagini di circenses da offrire in pasto come panem agli italioti medi pallonari; ignari che avrebbero il diritto di stilare la formazione o di giocare nel campetto dietro casa con Balotelli o Cassano.

Quando vi propinano l’edulcorata favoletta dell’elegante e generosa famiglia Moratti dovreste rabbrividire.

La signora Letizia si è fatta curare l’immagine da Red Ronnie (cercate su YouTube il video celebrativo che l’ex critico musicale anticonformista ha realizzato pro sindaco di Milano), il presidente dell’Inter nonché amministratore delegato della Saras, Massimo, si prodiga in campagne umanitarie.

In Sardegna, grazie alla loro raffineria modello, si verificano mutazioni del Dna: nascono pesci con due teste, persone di 30/40 anni non fumatrici e senza storie di cancro in famiglia, sviluppano patologie tumorali e si ammalano di leucemia.

L’Inter celebra il quarto scudetto consecutivo in Italia (“Siamo nella Storia!”, senza tralasciare l’ennesimo flop europeo, però), occulta con eleganza degna di una finta di Figo l’origine economica di questi presunti trionfi; occulta che molti dei soldi utilizzati per la costruzione della squadra sono dei cittadini, abbandona al colpevole oblio “i danni della salute di chi è costretto a respirare fumi di idrogeno solforato tutti i santi giorni. Diranno che tutto è a norma di legge, ma le norme di legge in Italia non sono minimamente scritte per proteggere le persone, non quando l'OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) dice 0.005 ppm per l'idrogeno solforato e la legge Italiana lascia emettere ai petrolieri 30ppm!”.


Ibrahimovic
, stipendio annuo: 9 milioni di euro.

Mourinho
, stipendio annuo: 11 milioni di euro, 14 con gli sponsor come tiene a precisare lui; gli stipendi annui complessivi di mille precari, secondo un calcolo di Panorama.it.

Valore della Vita e della Salute
di un uomo, operaio della Saras o abitante di Sarroch: zero tituli.



Piccola digressione
:
Qui trovate il trailer del film OIL (durata, 1 h e 10 min.) girato dal regista sardo Massimiliano Mazzotta, lungometraggio autoprodotto che documenta le nefandezze della Saras.
La pellicola doveva essere trasmessa da Sky che poi misteriosamente ha deciso di non mandarlo più in onda. Senza spiegazioni, senza rimandi ad altra data. La Saras ha chiesto il sequestro giudiziario del documentario per contenuto diffamatorio.
Postilla maliziosa: Letizia Moratti, attuale sindaco di Milano, nel 1999 ha ricoperto la carica di amministratore delegato di Sky Europa.
La rimozione del film di Mazzotta dal palinsesto di Sky può essere catalogato alla voce ‘gesti cavallereschi’ da parte di Rupert Murdoch? Chissà...

Fonti: Altreconomia, Maria Rita D’Orsogna, La Nuova Sardegna
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