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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Jeb Bush (fratello di George jr), il texano che disse “No all’Oro Nero”
post pubblicato in Società&Politica, il 25 giugno 2009
di Hermes Pittelli ã


 Giorgio Walker (‘il Camminatore’) Bush è stato, lo dicono gli stessi americani, il peggior presidente nella storia degli Usa. Ma per un istante cerchiamo di rimuovere lui e le sue nefaste azioni ‘politiche’ dalla nostra memoria storica collettiva.

Forse non tutti rammentano che il prode George (inquietante somiglianza antropologica con il maldestro personaggio dei cartoon ‘George della Jungla’, aspirante Tarzan) ha un fratello minore di nome John Ellis, per tutti Jeb.
Jeb (acronimo derivante dalle sue iniziali), repubblicano per nascita e vocazione, può vantare nel curriculum personale la carica di 43° governatore della Florida.

La famiglia Bush, covo di pericolosi eversori comunisti, arricchita inventandosi affarucci con l’industria del petrolio e degli armamenti, pare discenda in qualche modo dal capitano di ventura Goffredo di Buglione e abbia aderito a società massoniche dalle finalità non proprio cristalline.
Ma non facciamo i moralisti, come direbbe qualche furbo censore mercenario alle nostre latitudini.

Dunque, tornando a Jeb, è importante sapere che il fratello minore di George il crociato, è stato in carica in Florida per due mandati (dal 5 gennaio 1999 al 2 gennaio 2007).
Sicuramente nessuno in Italia sa che un rampollo di tale schiatta si è opposto alla deriva petrolifera nello stato americano che lo ha scelto – con il 55% delle preferenze nella prima occasione, il 56% nella seconda - quale proprio governatore (non come padrone assoluto, ma come delegato del popolo alla gestione della res publica).

La Florida che si affaccia sul golfo del Messico vanta terraferma e fondali marini rigogliosi di ottimo petrolio (dolce e leggero, a differenza di quello abruzzese, amaro e pesante).
Ebbene, nel gennaio del 2001, Jeb scrisse al fratellone (Big Brother?) presidente - vincente nella sfida contro l’ecologista Al Gore grazie a incomprensibili errori di punzonatura delle schede elettorali – una missiva alquanto ‘energica’, sintetizzabile con una frase: “Caro George, sarai anche inquilino della Casa Bianca, ma tiene giù le zampe dalla Florida”.
Già, perché il Bush amico di Berlusconi, in testa (?), oltre al cappello da cow-boy, aveva idee rivoluzionarie in materia economica ed energetica: il petrolio già cominciava a scarseggiare quindi per Georgino (non il mezzobusto del Tg1) la soluzione era liberarsi dalla schiavitù targata Opec, trivellando a tutto spiano la Florida (ma anche il resto degli Usa, dall’Alaska in giù), stato a vocazione turistica balneare grazie al clima mite, nonché meta prediletta di tutti i facoltosi anziani d’America per sfuggire ai disagi della stagione invernale.

Ebbene, Jeb Bush, mostrando una sensibilità umana, ambientale e politica che dovrebbe far arrossire di vergogna quasi tutti i nostri politicanti, amministratori locali, industriali, pseudoscienziati, considerando l’importante ruolo di flora e fauna marine della Florida per l’equilibrio ecosistemico del Sud degli Stati Uniti, ha detto a muso duro: “No alla devastazione e all’inquinamento derivanti dall’oro nero, preferiamo salvare l’ambiente e potenziare l’economia turistica”.
Semplice. Due opzioni strategiche, antitetiche. Jeb ha scelto la più giusta, non per il suo tornaconto personale (o per quello dei suoi parenti e amici degli amici), ma per le popolazioni e le terre affidate alla sua amministrazione.

In Italia avremmo assistito a teatrini, compromessi e alla fine della fiera, alla vittoria dell’intrallazzo. L’esempio dell’eutanasia della Basilicata è sotto gli occhi di chi vuole vedere. Ora il rischio Basilicata è esteso a tutto il Belpaese, Abruzzo in primis.

Jeb Bush subito dopo essere asceso alla carica di governatore ha mostrato ai cittadini che aveva davvero a cuore il loro bene e i loro interessi, disperdendo, prima ancora del fratello, quelli che il Corriere della Sera aveva definito ‘i predatori del petrolio’, in questo caso con l’uniforme della Chevron, ingolositi dalla smania di trivellare i fondali a soli 40 km dalla costa di Pensacola (in Usa, il limite, lo rammentiamo è di 160 km; in Italia, non esiste).
Jeb Bush in campagna elettorale aveva dichiarato e promesso agli elettori senza formule politichesi tipicamente italiche che “il Golfo del Messico è intoccabile”.
E da uomo serio e responsabile, prima ancora che da politico, ha mantenuto fede alla promessa.

Giova rammentare anche che perfino Bush padre nel 1990 vietò l’apertura di nuovi pozzi off-shore (in mare, gli ultimi erano stati aperti nel 1988), decisione poi confermata e blindata da Clinton.

Sarà per questo che negli Stati Uniti le patologie tumorali regrediscono, mentre in Italia, un tempo patria di navigatori santi e poeti ed oggi invece di petrolieri e ‘termovalorizzatori’, aumentano a livello esponenziale?

La scienziata abruzzocaliforniana Maria Rita D’Orsogna si chiede spesso con sgomento come mai negli Usa le celebrities, le star, i vip siano tutti impegnati in qualche grande causa umanitaria (il Ruanda, il Tibet, la lotta contro i mutamenti climatici...) e in Italia, in Abruzzo in particolare, non si muova e smuova foglia.
Una prima risposta potrebbe essere che non annoveriamo vere personalità di carisma internazionale (salvo qualche rarissima eccellenza), ma personaggi d’avanspettacolo, figuranti da reality, comparse di modesto livello in una commedia dell’arte minore. Una seconda ragione si potrebbe cercare nei rapporti di clientela di tanti, troppi politicanti, attori, giornalisti, presunti scienziati con le aziende e le multinazionali responsabili dei disastri ambientali e dei danni alla salute umana; e si sa, quando un italiano si assume un impegno lo porta a termine con coerenza, cascasse il mondo.

In Florida, un figlio di petrolieri, un privilegiato grazie al business petrolifero ha dimostrato il buon senso e il coraggio di scegliere la salvaguardia ambientale che tutela la salute umana e favorisce il volano del turismo (e attività indotte) contro la devastazione legata all’estrazione dell’oro nero; in Norvegia, nazione ricca grazie al petrolio, il governo centrale dichiara in modo limpido e trasparente che l’attività estrattiva è dannosa e inquinante (lo scrive sul proprio sito internet ufficiale, in modo che i cittadini siano informati; in Italia, non solo siamo negazionisti, ma a dispetto delle frottole sulla sicurezza civica, non siamo in grado di scrivere nemmeno un canovaccio di piano d’evacuazione in caso d’incidente: Trecate e Manfredonia insegnano...)

La dipendenza dal petrolio (...) unita a quella dei cambiamenti climatici potrebbero sfociare in violenti conflitti, terribili tempeste, restringimento delle coste e altre irreversibili catastrofi (...)
Rigide ideologie hanno dominato sulla scienza. Interessi particolari hanno messo in ombra il buon senso. La retorica non ci ha portato al duro lavoro necessario per ottenere i risultati (...)
(...) nel vento e nel sole, abbiamo le risorse per cambiare.
I nostri scienziati, imprenditori e lavoratori hanno la capacità di farci andare avanti. Ricade su di noi la scelta se rischiare i pericoli della via vecchia, o perseguire l'indipendenza energetica. E per il bene della nostra sicurezza, dell'economia e del pianeta
dobbiamo avere il coraggio e l'impegno di cambiare (...)
Non posso promettere soluzioni rapide. Nessuna tecnologia speciale o serie di leggi potrà venire a salvarci. Ma noi ci dedicheremo seriamente al costante, focalizzato e pragmatico perseguire un Paese libero dalla dipendenza energetica e alimentato da una nuova economia energetica che darà lavoro a milioni di cittadini”.

Questo Discorso sull’Energia è stato pronunciato da una personalità politica di rilievo il 28 gennaio 2009.
Quiz a bruciapelo: chi è? Forse Berlusconi? No.
Forse Claudio Scajola? No.
Forse Stefania Prestigiacomo? No.
Forse, anche se non è un politico, Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni? Noooo.

Risposta esatta: Mr. Obamaaaaaaaaaaaaaa!

Bye bye, little, very old Italy.



Fonti: grazie, come sempre, a quell’ineasauribile ‘pozzo’ di informazioni, stimoli, cultura rappresentato dalla Professoressa Maria Rita D’Orsogna.
Corriere della Sera.it

MAGIC ITALY, ITINERARIO TURISTICO TRA RAFFINERIE E INCENERITORI
post pubblicato in Società&Politica, il 23 giugno 2009
Berlusconi, prima della tornata elettorale europea, aveva annunciato il ‘brand’ (da Lui stesso ideato) per rilanciare alla grande il turismo internazionale nel Belpaese. Il ‘marchio’ dovrebbe certificare, rivalorizzare e accreditare i nostri patrimoni artistici, culturali, monumentali, paesaggistici, enograstonomici, naturali presso i potenziali visitatori stranieri. Sempre ammesso che petrolio e nanopolveri risparmino almeno qualche rudere






di Hermes Pittelli ã


 Magic Italy, ecco il brand che rilancerà il turismo internazionale in Italia.
L’ha pensato il presidente del Consiglio. Nonostante debba barcamenarsi tra congiure eversive rosse e rave party, attorniato dai migliori esperti di marketing indigeni, ancora una volta ha dovuto pensarci Lui in prima persona.

L’Italia nel 2008 ha perso la tradizionale leadership (che linguaggio tecnico, eh?) di meta più desiderata dai turisti di tutto il mondo, scavalcata da Australia, Canada e Stati Uniti. Manteniamo il primato dell’appeal europeo, ma certo queste classifiche (oserei dire sondaggi) solleticano sempre l’interesse e l’orgoglio del premier. Ecco spiegata la ragione della sua nuova campagna.
Il logo presentato dalla vulcanica – e rossa! – ministra del Turismo Brambilla per la verità ha già suscitato più di qualche critica per una qualità grafica non eccelsa, capace di ottenere un effetto deterrente più che ammaliante nei confronti dei potenziali clienti delle bellezze italiche.
L’annuncio, come ricorderete, è stato dato quasi di sfuggita dal Cavaliere stesso durante l’ultima conferenza stampa pre-elettorale relativa alle elezioni europee.

Resta un mistero per chi però conosce e si informa quotidianamente sulla salute ambientale italiana quale tipo di accoglienza potremmo mai offrire alle orde di turisti scatenati che piomberanno sul patrio suolo.
Perché, al di là delle formulette markettare, i visitatori pretendono non ‘loghi’, ma ‘prodotti’, quelli che storicamente hanno permesso al Belpaese di assurgere nell’immaginario globale a ‘luogo mito’, ‘luogo incantato’, ‘sogno del saper vivere’: quindi la bellezza e la straordinaria varietà ambientale, il patrimonio artistico e culturale, i prodotti enogastronomici, i manufatti del nostro originalissimo e unico artigianato.
Assediati nella morsa di raffinerie (quasi 7.000 pozzi scavati ad oggi) e inceneritori (51) più che di un magico brand avremmo bisogno di un miracolo, in grado di risvegliare di colpo le menti e le coscienze dei cittadini italiani, finalmente pronti ad informarsi grazie al Tridente degli Scienziati Veri (Gatti, Montanari, D’Orsogna) e capaci di opporsi alle criminali strategie di sviluppo economico perpetrate dalla politica e dall’industria autoctone. Qualcosa si muove, per esempio l’attivissimo ed audace comitato brianzolo ‘No al pozzo’, ma la sabbia nella clessidra si sta esaurendo e i segnali di rinascita sociale, civile, politica sono ancora troppo episodici e flebili.


Dunque, immaginiamo i torpedoni (sono tornati di moda, vista la crisi) di turisti che percorreranno in lungo e in largo l’Italia, isole comprese. Ne vedranno delle belle (e non parlo di veline)!

Potrebbero cominciare dalla Valle D’Aosta, regione bonsai, ma gradevole: visita alla discarica di Brissogne. Qui la Regione pare sia stata colta da una sorta di folgorazione ecologista e il presidente Augusto Rollandin ha dichiarato di voler “trasformare la Valle in un laboratorio alpino di energie rinnovabili”. Magari non quelle del Cip6. Speriamo che tra un Blac Morgex accompagnato da fette di Motzetta e pezzetti di Toma di Gressoney il locale Comitato Rifiuti Zero vigili con attenzione. Evitando di accendere il fuoco nel caminetto con partite di legna radioattiva.

In Piemonte i nostri amici turisti possono cominciare ad ammirare il progresso che l’industria petrolifera regala ai territori in cui si installa. Oppure l’inceneritore di Vercelli o quello di Gerbido, ai quali, grazie ad una sentenza del Tar, potrebbero essere affiancati altri sei impianti gemelli, in modo da risolvere drasticamente il problema rifiuti. A Torino poi ci sono marciapiedi radioattivi e il tarassaco mutante fotografato da Roberto Topino che cresce casualmente in tutte le ex aree industriali della città: mutazioni stimolate da sostanze patogene, quindi pericolose per il genoma umano, o scherzi di natura? Chissà. Però che effetti speciali per questi turisti. E se cercano montagne ‘elvetiche’ (traforate come gruviera), i cantieri per la Tav Lione-Torino potrebbero rappresentare un interessante passatempo.
Strano che alle recenti elezioni, nei comuni della Val di Susa, l’abbiano spuntata tutti candidati favorevoli o ‘non pregiudizialmente ostili’ alla grandiosa opera.

La Liguria del G8 genovese 2001, non vanta al momento derive petrolifere o inceneritori, ma è pur sempre la patria di Claudio Scajola, attuale ministro delle Attività produttive; in compenso, la terra del Pesto è da troppo tempo paradiso di commistioni tra politica e imprenditoria (refrain vecchio, ma evergreen), legato alle strategie di deindustrializzazione che si tramutano in cementificazioni selvagge e speculazioni edilizie vergognose. Una bella colata di cemento, moderno, progressista e addio alle anticaglie naturali, tipo Sestri Levante, Sestri Ponente, Vado Ligure, Finale Ligure, Alassio, Bordighera, Sanremo, Ventimiglia.
In fondo, anche il Santuario dei Cetacei, forse l’area faunisticamente più ricca del Mediterraneo, è ormai obsoleto.

Oh, la Lombardia. Dei rischi che corre il Parco naturale di Montevecchia e Valle del Curone, abbiamo detto. I turisti faranno bene ad accelerare la loro visita qui, perché vista l’aria che tira, salvia e rosmarino rischiano l’estinzione precoce...
Ma la deriva petrolifera è assai più estesa. La Regione del presidente Formigoni può poi vantarsi di aver fatto 13! Tredici inceneritori, record italiano. E a Milano, amministrata dalla petroliera Letizia Moratti, il museo pseudoscientifico Leonardo mette in bella mostra il plastico (molto invidiato da Vespa!) che riproduce in miniatura l’impianto Silla2 e una simpatica filastrocca pro ‘termovalorizzatori’ per i bambini delle scuole. Cari stranieri, vigilate sui vostri pargoli!
La casseula all’idrogeno solforato chissà come profuma e quanto gusto sprigiona.

Una regione progredita come il Trentino Alto Adige, non ha bisogno di petrolio puzzolente, ma a Bolzano l’inceneritore per fortuna c’è. Quello che preoccupa però è la smania di cementificazione che sembra colpire una delle aree più verdi d’Italia. Un articolo del marzo 2008 di Giorgia Cardini del quotidiano L’Adige informava che nel periodo 2000/06 in tutto il Trentino è stato possibile costruire 26.400.000 metri cubi di nuovi edifici (per ogni uso e destinazione), di cui 9.500.000 destinati all’industria. Senza tenere conto di aree ormai dismesse, magari utilizzabili cambiando la destinazione d’uso, senza tutelare il vero patrimonio locale, cioé la Natura. Tanto che perfino il Wwf ha lanciato l’allarme: “Esiste un’emergenza cementificazione”. La replica della politica e dell’imprenditoria locale è stata affidata all’abusato ritornello: “Le industrie sono ricchezza”. Visioni logore e corporative sono i peggiori virus contro un vero e necessario Rinascimento italiano.

In Veneto l’oro nero zampilla. In terra e in mare. In più, oltre ai disastri di Porto Marghera e di Mestre, hanno voluto calare i quattro assi, ovvero 4 inceneritori (Padova, Verona, Schio, Venezia). Il sindaco di Venezia, il filosofico Cacciari, difende a spada tratta il polo petrolchimico, che assicura lavoro a molte persone. Bisognerebbe domandarsi se questo polo, dietro il cui ventilato affossamento potrebbe celarsi la speculazione di qualche gigante del petrolio (toh, l’Eni?), sia foriero di salute e integrità ambientale. I morti e gli incidenti causati dal petrolchimico a Marghera sono una teoria lunghissima e impressionante: lo sversamento in Adriatico di fanghi chimici tossici, dice qualcosa? Dell’indagine del pm Felice Casson contro Montedison, Enichem, Enimont qualcuno rammenta piccoli particolari? Sui danni ormai quasi irreversibili contro il prezioso ecosistema marino della laguna veneta, dell’avvelenamento delle acque e delle colture agricole poniamo un pietra tombale?Carissimi turisti, occhio a vongole e telline...

Friuli Venezia Giulia, niente petrolio o gas, ‘solo’ l’inceneritore di Trieste. In compenso, ad Aviano continua ad esserci una base Nato che nel proprio ventre custodisce gelosamente ordigni nucleari, ma sulla pedemontana c’è anche il Cro (Centro ricerche oncologiche) che, guarda caso, registra patologie tumorali in continuo aumento. Inoltre, la regione di gente unica, ha trovato lo stratagemma perfetto per battere la crisi: asfalto e cemento. Bisogna avere un Pil così sullo stomaco per ignorare la ‘sostenibilità’ di certi progetti (tipo distese di inutili capannoni industriali o il saccheggio della ghiaia da fiumi e torrenti), per ignorare che la recessione sta sbaragliando soprattutto i comparti del mobile, siderurgico e manifatturiero rispetto a quello edilizio. Ma l’azzurro presidente Tondo è un esemplare discepolo delle teorie berlusconiane.
Lo scandalo del depuratore di Tolmezzo, costruito – male – con i soldi pubblici e per ‘depurare’ gli scarichi della cartiera Burgo? Il mancato dragaggio dei fanghi dai canali della laguna di Grado e Marano? Il probabilissimo via libera (business da 150 milioni di euro) alle casse di ‘devastazione/espansione’ sul medio Tagliamento? Basta non parlarne. E chi si accontenta di degustare frico, prosciutto di Sauris e refosco dal peduncolo rosso, si muova perché anche a nordest il futuro e il progresso non aspettano.

Emilia Romagna, 8 inceneritori e tanto petrolio, meglio di così... Nella gaudente regione della Professoressa Gatti e del Professor Montanari possono stare tranquilli: Pil e patologie tumorali andranno a gonfie vele. Qui i turisti potranno, dopo aver firmato opportuna liberatoria, andare a visitare alcuni bambini malformati grazie alle ‘0’ emissioni, comunque non inquinanti, degli impianti di termovalorizzazione.
Il Prof. Montanari è riuscito a ‘intrufolarsi’ nel comune di Nonantola, chissà se riuscirà a convincere i tanti suoi nuovi ‘colleghi’ che inceneritori, cementifici, discariche sono forieri di malattie e distruzione ambientale.

Anche la Toscana esibisce 8 inceneritori e qualche area petrolifera (Tombolo, Belforte, Siena, Cinigiano, Grosseto, Fiume Bruna). Le dolci colline toscane, la coltura della vite, i casali e gli agriturismi trarranno gran giovamento da queste attività di progresso.

Marche, solo 1 inceneritore, ma con il polo petrolchimico di Falconara, i turisti non si annoieranno di certo. Soprattutto con quel gioco di società che prevede la fuga precipitosa dalla spiaggia quando dallo stabilimento industriale a pochi metri partono le acute note di una sirena e cominciano a lampeggiare a tutto spiano lucette rosse. Tranquilli, di solito non accade nulla, è tutto altamente sicuro e se anche qualche sostanza superasse i filtri tecnologici, intelligenti e potentissimi, non sarebbe pericolosa per l’organismo umano. Il petrolio è progresso, il petrolio è ricchezza. Ridete felici.

Umbria, una regione davvero triste: 1 inceneritore e nemmeno l’ombra di pozzetti petroliferi. Cosa ci sarà mai d’interessante a Spoleto, Gubbio, Norcia, Todi, Perugia, Assisi, Orvieto, Foligno? Se volete, cari turisti stranieri, potete bypassare questa inutile area della Penisola.

Nel Lazio gli inceneritori sono quattro di cui tre sotto sequestro per inchieste della magistratura sulle ecoballe tossiche e sulle truffe realizzate nel campo remunerativo della monnezza. Il presidente Marrazzo, fidati degli insospettabili, pare abbia una predilezione per gli inceneritori, ma ad Albano Laziale, dove vorrebbero costruirne un altro, la gente non è favorevole e si batte contro l’ennesima follia della politica e del business. I castelli e i prodotti del Lazio in discarica? Crimine, ma voi stranieri, cantate qualche stornello che vi passa. E non badate ai tentacoli petroliferi che spuntano anche qui.

Abruzzo, dolenti note petrolifere: 722 pozzi già scavati; il centro oli di Ortona ‘rimandato’, ma le trivelle spietate già puntano la Val Vibrata e non rispettano la costa teatina; di fronte alla riserva naturale di Punta Aderci ecco una meravigliosa piattaforma a soli 3 km da calette e spiagge di roccia di purezza inusitata (prima). Qualcuno ha proposto alla Professoressa D’Orsogna il ruolo di presidentessa dell’eventuale coordinamento nazionale dei comitati italiani ‘no petrolio’: il curriculum e l’onestà personale depongono a suo favore; in più, è conosciuta a livello internazionale e da qualche giorno è amica del duo Gatti/Montanari.
Il petrolio non si concilia con il vino, con tutta l’agricoltura, arreca danno all’ambiente e alla salute, rovina per sempre l’immagine di quella che fu la regione più verde d’Europa, come era stata celebrata dallo stesso Berlusconi che in campagna elettorale dice una cosa, poi lascia mano libera a Scajola che firma le concessioni. Requiem per l’Abruzzo! Così, fortunati turisti, al viaggio potete abbinare anche la musica classica.

In Molise, terra natia del 'giustizialista' Di Pietro, ancora non hanno varato inceneritori, in compenso il petrolio è diventato risorsa invasiva più che mai. A Mafalda, dove qualche settimana fa ha parlato di nanopatologie il Prof. Montanari, a Colle Ginestre, a Colle di Lauro, a Isernia e Campobasso, l'avanzamento della deriva petrolifera a tappe forzate e stadi più o meno evoluti sembra senza argini.
E poi ecco la cementificazione della costa, termolese in particolare, sfregiata da obbrobri edilizi che servono come di consueto a fare cassa. Volendo si può fare il giro delle discariche abusive con possibilità di filmare o fotografare materiali e articoli di vario genere: materassi, cassette di frutta, scarti imprenditoriali di palazzinari e industriali d'assalto (quelli che assicurano il progresso al territorio), polistirolo, eternit... Una bruschetta all'eternit è una raffinatezza da autentici gourmet!
Infine, per dimostrare di non avere nulla da invidiare alla Campania, cercando con puntiglio non italico, si possono reperire siti di smaltimento di ecoballe provenienti dal Veneto (ma questo è tutto un altro tour).


Basilicata
, la terra dei morti viventi. Due inceneritori (Melfi, Potenza) e il parco nazionale della Val d’Agri annichilito dall’estrazione, raffinazione, trasporto di oro nero. Nero di sporcizia, malattia e morte. La campagna Eni in demoniaco connubio con il Wwf (scandaloso!) per la salvaguardia della biodiversità è un’ipocrisia che poteva trovare spazio solo in Italia. Proviamo a raccontarle agli stranieri, le stesse balle. Intanto, agricoltura e turismo sono finiti, alla faccia dei politici e degli imprenditori che celebravano l’Era della Trivella come manna del cielo.

Campania, le mozzarelle alla diossina, l’ecocamorra, la camorra tradizionale, il petrolio, l’inceneritore di Acerra costruito dagli eroi di Impregilo, battistrada di tanti altri taumaturgici termovalorizzatori. E poi Roberto Saviano, autore di Gomorra, prigioniero di se stesso e del suo coraggio, celebrato da chi con la malavita organizzata fa affari ed in cuore suo spera che prima o poi... Un po’ come i giudici Falcone e Borsellino, ricordati ogni anno dallo Stato che ha contribuito a farli eliminare. Pizza, mandolino, una gita sulla costiera sorrentina dove si sversano acque reflue e fanghi industriali alla luce del sole, Paisà! Comme si´ bello – turista straniero - a cavallo a stu camello, cu ´o binocolo a tracolla, cu ´o turbante e ´o narghilè!...
Napoli petrolifera, Napoli milionaria!

Puglia, oro nero, 2 inceneritori (uno non operativo, l’altro sotto sequestro per le solite vicende). Il Salento, la notte della taranta, i cantieri abusivi con gli operai in nero e le morti bianche, i braccianti schiavi – migranti ‘irregolari’ – che raccolgono frutta e pomodori e muiono ma non finiscono nelle statistiche; la diossina dell’Ilva di Taranto. Straniero – mamma li turchi – ti basta?

Calabria, Calabria Saudita, quindi viva il petrolio. E poi viva l’inceneritore di Gioia Tauro, in contrada Cicerna, costruito da una ditta spezzina, ma sotto sequestro perché ampiamente fuori norma per l’alto impatto urbanistico e ambientale, in grado di mettere a rischio l’intera Piana. La Calabria della n’drangheta, delle amministrazioni più che infiltrate, completamente in mano alla criminalità, dell’omicidio Fortugno perché anche la sanità è la cloaca degli sporchi affari della politica. Turista dal mondo, mica ti annoierai proprio qui? Con i pomodori essicati, il peperoncino di Diamante e la n’duja?

Restano le isole.

La Sicilia del polo petrolchimico siracusano. Industrie che appartengono alla famiglia Prestigiacomo. Caro straniero, non ti stupire se la rampolla di casa è ministro dell’Ambiente: sei in Italia. Augusta Melilli Priolo, il triangolo della morte; alla carenza d’acqua (anche questa, criminale) hanno sostituito l’acqua avvelenata, le patologie tumorali, le leucemie, i feti malformati, le neomamme che dai seni offrono latte alla diossina. Via, scaccia i pensieri, magari ammirando la vicina Libia del nostro prestigioso e intelligentissimo alleato Gheddafi.

Sardegna. Perdas Defogu e Sarroch. Turista straniero, a Parigi avranno Eurodisney, ma qui giochiamo alle guerre spaziali nel poligono interforze più bello d’Europa e al piccolo petroliere texano nella raffineria più grande del bacino mediterraneo.
Gli agnellini con le orecchie al posto degli occhi sono frutto di effetti speciali che nemmeno puoi immaginare; per non parlare, anche qui, ultima stazione della via crucis, dei soliti tumori, della morte dell’agricoltura, dell’ecosistema marino avvelenato. In fondo, qualche operaio morto sul lavoro alla Saras morattiana rende il viaggio on the road un vero reality da duri.

Fine del viaggio nella Magic Italy!

Curioso notare che tra i parametri utilizzati dal ‘Country brand index’ per stilare la classifica dei Paesi più desiderati dai turisti compaia anche la voce ‘libertà politica’ che tiene conto del tasso democratico delle istituzioni e del grado di libertà civile. L’Olanda è prima, l’Italia non figura tra le prime 10; unito al fatto che nella classifica della libertà di stampa siamo retrocessi, unico paese dell’Europa occidentale (insieme ‘all’europea’ Turchia), a ‘paese parzialmente libero’, ecco spiegato come mai gli italiani sappiano poco della deriva petrolifera e dei nefasti effetti delle nanoparticelle che inceneritori e cementifici dispensano in quantità... industriali.

Aleggia nell’aria, che non puzza più di monnezza (incenerita) ma di zolfo (grazie all’idrogeno solforato del petrolio), l’amletico quesito: basterà un loghetto markettaro a infinocchiare gli stranieri?

I piccoli cittadini italiani sacrificati sull’altare della ‘modernità’ tricolore
post pubblicato in Società&Politica, il 2 giugno 2009

di Hermes Pittelli ã

 

 


 “Vergini che si offrono in pasto al Drago”, Veronica Lario, fu (nel senso di ex) signora Berlusconi, dixit.

 

A parte che di solito queste vergini non lo sono nemmeno di segno zodiacale (e complimenti per l’audacia mentale di certe vestali di 30/40 anni capaci di autodefinirsi ancora ‘showgirl’), quello che mi inorridisce davvero è vedere genitori e scuole dare in pasto i propri figli/scolari a Schifani e Berlusconi.

Accade oggi, 2 giugno, anno del Signore (ma Lui lo sa?) 2009, 63° genetliaco della Repubblica.

Forse a quei virgulti, giovani cittadini ignari del passato e del futuro, dovrebbero prima spiegare il curriculum dell’attuale presidente del Senato. Lieto di accoglierli da buon pater familias per donare loro una copia della nostra Costituzione – la nostra Legge fondamentale, quella che la cricca che lui rappresenta vorrebbe demolire – e per spiegare loro che è giunta l’ora di rendere moderno il Paese.

E qui casca l’asino, poverino. Stanlio & Ollio vedevano asini che volano nel ciel, noi forse non vedremo più questi fieri e magnifici qudrupedi; che per molti bambini moderni sono già animali leggendari inventati con molta fantasia da un certo mastro Collodi.

Come non si stanca mai di ripetere il Professor Montanari, ecco le caramelle drogate distribuite ai bimbi ai cancelli delle scuole: cresceranno già perfettamente funzionali al Potere, senza dubbi, acefali, succubi, senza alcuna velleità di conoscenza, senza impeti di ribellione e cambiamento.

 

Sì perché la ricetta di modernità declinata a la berluscones, come più volte ho ripetuto ammorbando perfino me stesso, è un trito e ritrito pasticcio di formulette ultraliberiste anni ’80: edilizia selvaggia e spietata – grazie alla quale usciremo dalla crisi! – e strategie energetiche basate su fonti in esaurimento, letali e costosissime (tranne per i pochi che ci speculano) quali petrolio, carbone, energia atomica.

 

Solo in un paese vecchio e popolato per 2/3 da vecchi ingordi e ripiegati sul proprio egoismo, un menù così sorpassato e indigesto può ancora passare per avanguardistico e rivoluzionario. Peccato che la bolla speculativa legata al mattone sia uno dei detonatori che hanno innescato l’esplosione dei mercati mondiali a partire dagli Usa, peccato che proprio gli Usa abbiano cominciato a virare rotta in modo vigoroso sulle fonti di energia ecosostenibili e rinnovabili; non quelle taroccate e truccate che sviolinano a noi ignoranti italioti.

 

Resto allibito, forse ormai solitario, forse in compagnia dei soliti quattro amici, osservando l’ennesimo trionfo personale con annesso bagno di folla del premier. Famiglie intere, mamme papà nonni zii, torpedoni di sostenitori organizzati manco si trattasse di una finale dei campionati del mondo tutti accalcati contro le transenne di via dei Fori Imperiali per gridare a Silvio: “Vai presidente! Grande presidente! Siamo tutti con te! Non mollare!”.

Una forma di adorazione e identificazione che sfugge alle mie capacità di comprensione; il dna italico che non riesce a modificare quella parte di genoma che prevede l’applauso non solo a chi ti domina concedendo un po’ di elemosina, ma anche una sorta di istintiva e automatica ‘pronitudine’, perfino gratuita, nei confronti del vincitore, del padroncino di turno.

Povero quel piccolo Francesco istigato da una pessima famiglia ad invitare al proprio compleanno nonno Silvio, commovente quel signore con i capelli bianchi sincero nella propria commozione durante la parata militare che dovrebbe celebrare i fasti “di questa nostra bella nazione”.

 

Bella? Se fosse liberata dalla propria ignoranza atavica, indotta e anche un po’ coltivata per pigrizia e ignavia congenite, forse sì.

Perché il tempo che ci resta per recuperare attività cerebrale e capacità d’azione prima di varcare il confine del non ritorno si sta riducendo in modo esponenziale.

Il cittadino medio appalude i politicanti con la scorta e l’auto blu come un tenore dopo un do di petto, come una ballerina dopo una perfetta spaccata, come un centravanti dopo il gol, ma non sa che alle sue spalle, nell’omertà di media e istituzioni, gli stanno comprimendo i diritti, restringendo la democrazia, svendendo e distruggendo la sua terra.

La deriva petrolifera procede spedita: in Basilicata, in Sicilia, in Abruzzo, nelle Marche.

Trivellare il terreno e i fondali marini non solo aumenta il rischio sismico, ma produce, di sicuro, inquinamento e avvelenamento dell’ecosistema. Oltre a tutti i danni alla salute degli esseri umani.

Non è un problema che riguarda altri, non è un problema che risolverà qualcuno. E’ una catastrofe che ci coinvolge, tutti, in prima persona.

Il menefreghismo italiano è l’ottavo vizio capitale. Lo pagheremo sulla nostra pelle, senza distinzioni di razza, censo e convinzioni politiche. Non ci sarà una Lega a dirci che è colpa degli immigrati, non ci sarà un napoleoncino a dirci che è solo una psicosi inventata dalla sinistra.

 

Diremo addio ai frutti di mare, alla frittura di paranza, al parmigiano, alle mozzarelle di bufala, ai pomodori pachino, ad ogni incredibile varietà di prodotto caseario, vitivinicolo, agricolo, alimentare che la divina biodiversità italica riesce ancora a concederci per allietare il nostro palato e la nostra vita; biodiversità che in simbiosi con il nostro unico patrimonio artistico e culturale genera, tra l’altro (meglio sottolinearlo per i cultori del profitto), un ciclo economico florido e vantaggioso per il Paese.

 

Estrarre e raffinare petrolio nelle nostre Regioni è follia criminale e solo questo governo (Berlusconi, Scajola, Prestigiacomo, Bertolaso) in combutta con le multinazionali dell’oro nero potevano concepire una strategia capace di ingrassare i soliti noti e andare a discapito della collettività: in modo irreversibile.

Con il petrolio, non solo non risolviamo la nostra presunta penuria energetica, ma, come detto, distruggiamo l’agricoltura, l’ambiente, il turismo, la Salute di ognuno di noi.

 

Leggete come ‘pensa’ un petroliere, leggete del rischio mortale che corrono l’Abruzzo e le Marche.

Dei disastri e dei misfatti perpetrati dai petrolchimici in combutta con laidi amministratori locali in Sicilia, Puglia e Basilicata avete già sentito qualcosa.

La Terra è sull’orlo del collasso ambientale, sconvolta da mutamenti climatici inauditi e le multinazionali quale contributo offrono? Trivellare l’Italia, trivellare l’Alaska in cerca del solito famigerato maledetto petrolio e deforestare completamente il polmone del pianeta, l’Amazzonia. Alaska e Amazzonia non sono realtà ‘aliene’, sono parte integrante della congiura planetaria che cinici ma idioti business men (dispongono di astronavi e di un pianeta alternativo?) stanno perpetrando contro l’intera umanità. Dovremmo tutti lottare per salvare l’Abruzzo, la Sicilia, le Marche quanto l’Alaska e l’Amazzonia.

 

I terroristi adoratori del petrolio sono quelli che considerano i diritti umani un intralcio ai loro business plan, quelli che sognano i parlamenti ridotti a consigli d’amministrazione dove collocare i propri galoppini, sono quelli che invocano la modernità, quelli che bramano il depotenziamento delle istituzioni, delle formazioni, delle dinamiche democratiche; sono quelli che trasformano, nel silenzio (quindi, nella complicità) della maggioranza ‘perbene’ e ‘bene-pensante’, gli ultimi del globo in automi schiavi peggio di quelli di Metropolis: costretti a lavorare fino alla morte (unico grande premio da sognare) per un pugno di riso al giorno.

 

Suvvia, con il vessillo tricolore in una mano e i nostri figli nell’altra, conduciamoli al sacrificio sull’altare della modernità: lasciamoli in balia del politicume italiano, quello che li ucciderà con inceneritori, raffinerie, centrali nucleari.

Poi non ci sarà alcun dio, sondaggio, tribunale o prescrizione in grado di garantirci salvezza, impunità e redenzione.

 

 

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