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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Augias rivela l’inafferrabile segreto degli Italiani
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 22 settembre 2012

 

'I Segreti d'Italia' (Ed. Rizzoli), ultima fatica letteraria del noto giornalista, narra "storie, luoghi, personaggi nel romanzo di una nazione".



di Hermes Pittelli ©



 Il segreto dei segreti: capire la vera natura degli Italiani.
Siamo un rebus, un enigma, un responso di qualche sibilla; per noi stessi e soprattutto per i nostri compagni di viaggio dell’Unione europea.
Indecifrabili, inaffidabili. Incomprensibile che il Belpaese sia la patria dell’arte, della moda, del design, della Ferrari (quella di Maranello), dell’incomparabile qualità del cibo e dei vini e al tempo stesso delle mafie, delle cricche, delle infrastrutture obsolete e in perenne avaria, delle case, degli ospedali, delle scuole che crollano come carta velina.
In fondo, un segreto di Pulcinella, ma narrato con lo stile inconfondibile e lo sguardo acuto del Maestro Corrado Augias. Cronista di stampo anglosassone ed elegante scrittura mediterranea.
I Segreti d’Italia, “titolo enfatico che richiama i precedenti volumi della fortunata serie”, come sottolinea senza falsa modestia lo stesso autore, offre un’indagine, un viaggio romanzato e romanzesco tra le città, i personaggi, gli avvenimenti storici e le opere letterarie che contribuiscono a rivelare una volta per tutte l’arcano dell’identità italica. Con assoluta onestà intellettuale.
Augias utilizza subito due romanzi, entrambi pubblicati alla fine dell’800 a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, per indicare i due archetipi dell’italiano: ‘Cuore’ di Edmondo De Amicis e ‘Il piacere’ di Gabriele D’Annunzio (“Il suo capolavoro”, la postilla del grande giornalista).
In 'Cuore' c’è l’italiano onesto, laborioso, generoso, magari un po’ ‘grigio’, ma moralmente integerrimo; nel Piacere emerge la figura di Andrea Sperelli, l’italiano ribaldo e mascalzone, esteta raffinatissimo (lontano in questo aspetto da certi tristi figuri che affollano le cronache contemporanee), che si sente legibus solutus, non soggetto alla legge, perché per lui semplicemente non esiste e se esiste, la ignora.
“Siamo l’unico popolo al mondo con una divaricazione così ampia tra le nostre due nature. La Grecia madre dell’Europa è ormai solo piccolo artigianato, mare meraviglioso e turismo. La Spagna è più simile a noi, ma non raggiunge i nostri livelli eccelsi nei settori nei quali ancora brilliamo.
In Francia, paese nel quale da lungo tempo vivo per una parte dell'anno, magari sono poi disonesti come molti dei nostri politici e amministratori, ma hanno il culto della forma, quasi fino all’alterigia, in quanto parte visibile della correttezza. Fiorito, Lusi, Belsito e compagnia non hanno nemmeno una vaga idea del contegno che ogni amministratore pubblico deve avere.
Il familismo amorale individuato in Lucania dal sociologo Banfield per spiegare l’arretratezza di un paese, è addirittura dilagato. Pensiamo al triste esempio di Umberto Bossi capace di costruire le proprie fortune politiche rivendicando la propria non italianità e poi come i peggiori italiani pronto a comprare una laurea al figlio in una università albanese”.
Seneca e Alfieri sono stati i nostri unici autori di tragedie. Non per caso siamo la patria del melodramma e della commedia all’italiana. Alberto Sordi è stato cinematograficamente il nostro Moliere, l’attore che meglio ha interpretato e incarnato i peggiori vizi italici. Gli italiani anche al cospetto dei disastri, sono incapaci di vere tragedie; riescono a concludere tutto in burla”.

Augias spiega prima ai colleghi della stampa e poi alla folla da ennesimo tutto esaurito del Teatro Verdi che questa doppia natura, questa doppia faccia da Giano, si traduce in soldi bruciati. L’inadeguatezza e l’impresentabilità del precedente governo hanno acuito la crisi economica del Belpaese, hanno causato un aumento vertiginoso del famigerato differenziale perché i nostri partner continentali ci reputa(va)no ambigui, ergo inaffidabili.
Napolitano, forse eccedendo rispetto ai poteri previsti dalla carta costituzionale per il presidente della Repubblica, ha compiuto un capolavoro politico affidando la guida del governo a Monti. Di fatto, ha letteralmente salvato l’Italia dalla fogna perché questo paese alla fine del 2011 era sull’orlo del fallimento. Monti avrà commesso anche errori evitabili e non mantenuto alcune promesse, ma ha evitato il decesso del grande malato. E un altro capolavoro tattico è stato compiuto da Mario Draghi che in una sorta di partita a scacchi alla Banca centrale europea è riuscito ad isolare l’arrogantissimo presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca. L’Italia con Monti ha recuperato rispettabilità internazionale. Obama tiene ai suoi giudizi, Hollande e la Merkel gli telefonano o lo incontrano per concertare le decisioni che riguardano l’Europa”.

Il futuro però appare ancora incerto, quando non tetro, soprattutto per le nuove generazioni.

Questo è il paese dei grandi lestofanti, ma è anche il paese dell’avvocato Ambrosoli, dei giovani partigiani che si opposero al nazifascismo riscattando la vergogna dell’8 settembre e degli errori mussoliniani, è il paese dei padri costituenti che in un anno e mezzo sono riusciti a scrivere la Costituzione più bella e più avanzata del mondo. E’ il paese che nel secondo dopo guerra, rimboccandosi le maniche, è stato capace in pochi anni di trasformarsi da economia agro pastorale in potenza industriale, fino a raggiungere ritmi di crescita del 7%, ritmi oggi sostenuti solo dalla Cina”.
Augias con tatto durante l’incontro con il pubblico evita di parlare in modo troppo diffuso di politica “per non addolorarci con il bassissimo livello attuale del paese”, ma lascia in fondo intuire che per lui Mario Monti discende dal libro Cuore, mentre il precedente inquilino di palazzo Chigi, scevro da ogni raffinatezza estetica, discende dalla dissolutezza del Piacere dannunziano. Eppure, nonostante gli italiani storicamente sappiano offrire il meglio di sé soprattutto al cospetto delle prove fatali come i conflitti, l’Autore si congeda con una nota di cauto ottimismo:
Le fasi storiche sono lunghe, l’Italia si risolleverà;
io forse non farò in tempo a vederlo, ma voi e soprattutto i vostri figli, sì”.

Magari consapevoli che dopo aver regolato i conti con la Storia e la Coscienza, non si può pretendere un paese migliore, senza prima impegnarsi per diventare cittadini migliori, ogni giorno.

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