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Zerocalcare, vita romanzesca di un fumettaro di Rebibbia
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 19 settembre 2015

Dal quartiere 'più bello' di Roma a Pordenonelegge, con terrore… 


di Hermes Pittelli ©


 Nel graphic novel Dimentica il mio nome, entrato nella sporca dozzina finale del Premio Strega (secondo fumettista, dopo Gipi, a riuscire nell'impresa), racconta a modo suo la storia romanzesca della sua famiglia.

Tra nobili russi fuggiti in Costa Azzurra durante la II guerra mondiale, nazisti spietati, misteriose popolazioni di volpi parlanti.

Metafore e simbolismi nati dopo il lutto per la perdita della nonna materna, ingegno e fantasia per raccontare la biografia, in parte vera e in parte immaginaria, dopo placet materno, del proprio clan;

per colmare verità familiari ricche di incongruenze e vuoti di trama. 

Zerocalcare, al secolo Michele Rech (origini multietniche, come tutti noi, ma cittadino di Rebibbia per scelta consapevole), si presenta davanti ad una vera e propria folla di fan al chiostro della biblioteca civica di Pordenone, nell’ambito di #pnlegge2015.

Scortato e poi intervistato da Davide ‘il Gorilla’ Toffolo,non solo primus inter pares degli Allegri Ragazzi Morti musicali, ma uno degli storici esploratori del filone fumetto d’autore (Cinque allegri ragazzi morti, Intervista a Pasolini, Carnera la montagna che cammina, ecc.); allievo della scuola di fumetto fondata da Andre Pazienza e apprezzato da un mostro sacro del disegno italiano come Gipi, giusto per capirci.

Avviso ai naviganti: incontrare Zerocalcare, ‘fumettaro’ (nell'accezione più genuina e positiva) da Rebibbia, significa confrontarsi anche con il suo armadillo, la sua coscienza critica (un po’ come il Grillo Parlante di Pinocchio) sotto forma di fumetto, eppure reale, con la quale l’artista interagisce di continuo, utilizzando uno slang mai banale, una gustosa caponata di italiano, romanesco di Rebibbia e anglismi hi tech, in una sorta di inarrestabile flusso di coscienza.

Del resto, non puoi, per fortuna, etichettare uno che non vuole farsi etichettare e che per primo si annoia se disegna storie troppo lunghe (la serialità e forse anche la seriosità richiesta da collaborazioni fisse con riviste e quotidiani). Campione di vendite a sua insaputa... eppure sempre umile, insicuro, dubbioso, non rinnega i suoi natali artistici sul web ("è utile, perché ho un feedback continuo con i lettori, così riesco a capire cosa funziona e cosa devo cestinare..."), frequentatore di centri sociali, gruppi punk, ma non main stream (ci mancherebbe!), rivendica la sua biografia personale: “la storia della mia famiglia è senza dubbio romanzesca, ma anche nella mia sono accadute cose parecchio buffe! Ad esempio, essere scambiato da un poliziotto per un facinoroso estremista di destra e mentre continuava a manganellarmi, giustificava il tutto con argomenti tipici da estrema destra: Te gonfio perché mia figlia ha sposato un arabo!!!”.

Zerocalcare è un artista vero, un ‘intellettuale’ vero (sia scritto, senza offesa): il reportage da Kobane in Kurdistan, pubblicato sul settimanale Internazionale, e lo speciale pubblicato sul quotidiano La Repubblica, sulla improvvisa, quanto sospetta passione di molti italiani per il decoro urbano e la tutela dell’ambiente, lo dimostrano senza tema di smentita. Chiarisce che il tema dell'identità è scivoloso, anzi pericoloso, considerando questo nuovo florilegio di barriere e fili spinati che lorda l'Europa; proprio lui che quando si allontana dal suo quartiere per più di 48 ore, piomba in una grave crisi depressiva e sente la necessità di portare con sé, nello zainetto, ampolle e flaconcini con acqua e aria di Rebibbia... Rivendica però anche il diritto alla privatezza ("Non è che il tema sia sbagliato solo perché ne ha sempre parlato Berlusconi!"): "Non credo di voler sempre far sapere e mostrare tutto di me e della mia vita, rivendico il diritto al segreto sulle mie cose più intime". 

Da un po’, ha stabilito una tregua con il suo mestiere, ha capito che un autore di fumetti può vivere di quello, anche rinunciando a dare lezioni private a studenti in difficoltà; ma se diventare campione di vendite, moltiplica le opportunità professionali, come pegno esiste la contrazione del tempo disponibile per se stessi. Ora Michele, suo vero nome, si alza alle 08.30 del mattino, riversa su una chiavetta 15 puntate di una serie tv, apre il librone di Star Wars e comincia a disegnare senza soluzione di continuità; il tutto, fatte salve pause fisiologiche, può andare avanti anche fino a notte fonda.

“Mi chiedono di continuare a disegnare storie di vita, storie della strada, ma quando ho il tempo di vivere se passo tutto il giorno a disegnare?”. Questo è il dilemma, caro Calcà!

Oppure, come direbbe Bogart: “E’ il fumetto d’autore, bellezza!”.

Noi non dimentichiamo il Tuo nome (e le Tue Opere); 

Rebibbia regna!!!

 

 

 

 

 

 

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