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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Sicurezza per spot, anche la Polizia in crisi
post pubblicato in Diritti, il 27 marzo 2010

di Hermes Pittelli © 

 
A
l governo piace celebrare la propria presunta capacità di rendere più sicura la vita dei cittadini. 
A cadenza quasi quotidiana ecco gli annunci con squilli di trombe sul calo vertiginoso dei crimini (?) e soprattutto sui record che questo esecutivo vanta nella guerra alle mafie. Come se gli arresti dei boss e dei malavitosi fosse merito degli impomatati uomini in giacca e cravatta e non dell’opera paziente e faticosa della magistratura inquirente e delle forze dell’ordine.
Ma gli spot pubblicitari si sa non raccontano verità, devono solo vendere sogni. Così di frequente, come vampiri che si fanno sorprendere dalla luce dell’alba, i proclami si dissolvono appena filtra una scheggia di realtà.
Ecco perché quasi con sconcerto i cittadini italiani si sono resi conto che tra le categorie in crisi c’è anche chi lavora per la Polizia.
La Confederazione sindacale autonoma di Polizia (Consap, ndr.) ha proclamato uno sciopero che si è concretizzato con una civile manifestazione di protesta nei pressi del Viminale.
I motivi dell’agitazione sono presto detti: sollecitare ancora una volta il ministero dell'Interno a colmare finalmente una terribile carenza di organico che si trascina da quasi 10 anni; una mancanza di forza lavoro che si traduce non solo in un aggravio di mole di compiti sempre meno coerenti con il proprio ruolo per gli attuali effettivi della Pubblica sicurezza (es: badare da soli alla pulizia delle caserme), ma soprattutto in una ridotta capacità di rispondere tempestivamente e con efficacia alle esigenze e ai problemi dei cittadini italiani.
Non solo in casi di emergenza, ma anche di banale routine amministrativa.
Presentare una denuncia di smarrimento patente, una querela o un esposto rischia di trasformarsi in una missione da Argonauti con ore di anticamera in sala d’aspetto; essere richiamati dalla Questura dopo aver denunciato qualcuno può trasformarsi nella leggendaria attesa di Godot.
Non si tratta di cattiva volontà da parte della Polizia, ma di mancanza di sottoufficiali. Sembra una barzelletta, eppure sono solo i sottoufficiali che possono accedere al sistema informatico e assolvere queste incombenze. Il classico granello di polvere che blocca un ingranaggio complesso e sofisticato.

Giampaolo Pamio distribuisce volantini ai cittadini, per informarli della protesta e soprattutto sensibilizzarli sui motivi di uno sciopero che non è pretestuoso, ma si fonda su disagi che inevitabilmente implicheranno una serie crescente di disservizi e mancanza di assistenza ai cittadini.
Lamentiamo una carenza di 5.000 persone, ma il ministero dell’Interno non fornisce spiegazioni plausibili sul mancato inquadramento di personale già idoneo”.
Un altro mistero italiano? Sembrerebbe di sì. Il Viminale non giustifica le mancate assunzioni, ma preferisce spendere 4/5 milioni di euro per bandire nuovi concorsi (anche se la Consap denuncia che all’appello ne mancano 4). Cifre enormi, soprattutto in tempo di recessione; soldi come sempre gentilmente prelevati dai conti dei cittadini, quelli che non evadono il fisco, ovvio.
Ci sono 1330 persone idoneespiega paziente Pamio - con competenze e qualifiche già acquisite sul campo; c’è da ricordare infatti che questi inquadramenti riguarderebbero personale interno e andrebbero a colmare parzialmente carenze di organico che ci trasciniamo dal 2001”.

I famosi sottoufficiali mancanti, dunque.

La figura professionali del sottoufficiale è fondamentale perché per legge è l’unica che ha la facoltà di accedere al sistema informatico per raccogliere le denunce, ma anche a procedere a perquisizioni in caso di possesso di droga e a tutta una serie di altri atti specifici . Può apparire banale a parole, ma nella realtà può accadere che il cittadino in commissariato o in questura per presentare una denuncia, mancando il sottoufficiale sia costretto a tornare nei giorni successivi. Pensiamo agli anziani che magari hanno difficoltà a spostarsi, pensiamo a quanto disagio possiamo loro arrecare per operazioni che con un organico completo sarebbero banali”.

Il ministero – sostiene Pamio - ci dice che inquadrando questi 1330 idonei precluderebbe ad altri la possibilità di essere inquadrati. Non è vero. Primo, il ministero vorrebbe assumere circa 800 persone. Non si comprende perché non dare la precedenza a chi è già idoneo. Secondo, queste 800 persone sono comunque una cifra di gran lunga inferiore alla necessità di colmare la carenza di organico di 5000 persone che noi stiamo segnalando da tempo”.

L’Italia è diventata il paese delle rivoluzioni incastonate nel tempo – ovvero immobili - come la drosophila melanogaster, il moscerino della frutta preistorico nell’ambra; c’è infatti un altro aspetto da considerare nella vicenda dei 10 anni di ritardo sulla mancata assunzione degli aventi diritto.
Si preclude a questi individui la possibilità di un minimo avanzamento di carriera. E non si tratta solo di stipendi migliori, visto che comunque le cifre sono minime, ma proprio di danno alle persone e ai loro diritti. Anche perché tornando al discorso pratico adesso la presenza dei sottoufficiali con le pattuglie sulle strade è minima, invece dovrebbe essere diffusa anche perché la normativa prevede come abbiamo visto che per denunce e perquisizioni debba essere presente questa figura”.

Insomma, lo scotto più grave lo paga sempre il cittadino.
E’ inutile che il Partito della Libertà spedisca ai privati depliant di propaganda elettorale con le foto delle volanti della polizia, perché le proteste della Pubblica Sicurezza si stanno trascinando da mesi.
A settembre del 2009 in molti importanti centri italiani (non solo Roma, anche Firenze, Genova, Torino) sono andati in scena agitazioni delle forze di Polizia per i pesanti tagli di fondi previsti dalla legge Finanziaria.
Oggi siamo in piazza per protestare contro queste mancate assunzioni – prosegue sconsolato Pamio – poi ci sono tutti i problemi legati ai tagli effettivi agli organici, alla manutenzione dei mezzi, in sostanza ai fondi destinati alla sicurezza. Perfino alla pulizia delle caserme!”.

Il governo del fare si vanta di avere affiancato alle forze dell’ordine 4250 militari per pattugliare le periferie e le piazze delle città. Forse perché tagliando i fondi alla Polizia, la Pubblica sicurezza si trova nell’imbarazzante situazione di non disporre del numero di auto adeguate o in buona efficienza per presidiare le strade.
Stesso discorso riguarda i fondamentali computer (giova rammentare che il contrasto alla criminalità organizzata del III millennio passa necessariamente da banche dati informatiche e rete virtuale). Nelle questure o sono pochi o sono guasti. Molti colleghi sono costretti ad acquistare i computer da soli, non mi sembra giusto”.

Sono anni che i cittadini devono sorbire campagne elettorali incentrate sulla sicurezza, strano che al dunque il governo, un governo di centrodestra, vesta i panni di Edward mani di forbice per costringere a una dieta coatta chi poi si batte contro la criminalità in prima linea.
La verità – dice ancora Pamio – è che non si penalizzano solo i lavoratori della Pubblica sicurezza, quelli ‘in prima linea’ come dice lei, ma alla fine soprattutto i cittadini”.

La vittima finale delle carenze, disfunzioni, contraddizioni, mala gestioni di uno Stato - sarebbe ora di cominciare a riflettere – è sempre il cittadino. I lavoratori della Polizia di Stato si dibattono in un miscuglio di strane sensazioni: rabbia, talvolta stupore, impotenza, delusione; ma vogliono essere propositivi. Per questo chiedono al Viminale di risolvere al più presto tutti questi problemi.
Noi prendiamo atto della situazione – conclude Pamio – ma il nostro auspicio e le nostre richieste al ministero e al governo hanno l’obiettivo di ottenere gli strumenti per continuare a garantire ai cittadini gli appropriati servizi di sicurezza. Solo questo”.

Al momento, lo slogan molto ammiccante della Polizia, tra la gente per la gente, rischia di tramutarsi in un appello equivalente e contrario: i cittadini si devono attivare, sollecitando il governo a garantire i mezzi adeguati alla Polizia per svolgere al meglio il proprio ruolo.
La gente con la Polizia, per avere ancora la Polizia tra la gente.
E perché il diritto alla sicurezza non resti l’ennesimo spot di marketing politico, buono solo in campagna elettorale. A meno che, la pseudo strategia della ‘corto-mirante’ politichetta italica non preveda, dopo quelle in atto della sanità dell’istruzione dell’esercito, ecc. la privatizzazione della sicurezza.
La tutela dell’ordine pubblico e della legalità saranno tramutate dalla mano di un alchimista folle in merce riservata a pochi privilegiati, mentre i cittadini comuni si attaccheranno al tram (come si diceva una volta)?
Vedremo nelle strade corpi di polizie private a pagamento che proteggeranno solo politici, manager e presunti vippini?

Una regressione ai tempi dei lanzichenecchi, dei soldati di ventura e degli eserciti mercenari.


Per approfondire: Polizia di Stato, Viminale, Consap

Il Nuovo Rinascimento Italiano costruito dai Cittadini
post pubblicato in Società&Politica, il 24 settembre 2009
Dall'Abruzzo, dalla Brianza, dalla Basilicata i segnali di una Rivoluzione per la Vita. La politica e gli amministratori si dimostrano inadeguati e inutili: superati dai Cittadini che riconquistano il proprio ruolo di attori principali nella 'Polis'. Multinazionali inquinanti e comitati di business travestiti da partiti preparino le valigie: hanno i giorni contati

E quando si chiedeva chi son gli eroi di questa guerra
di chi è il merito, chi è stato il migliore
la risposta era: ha vinto la nostra terra
non servono gli eroi a guidare una vittoria popolare
(Giai Phong, Eugenio Finardi, 1977)



di Hermes Pittelli ©


 Meno eroi, più Cittadini. L'Italia di oggi ha bisogno di questo. Meno martiri, anzi, mai più martiri; da celebrare con ipocrisia e retorica, mai più perenni stati d'emergenza.
Mesi fa, Tony Blair, ex premier britannico, ha girato i parlamenti e le sedi istituzionali di mezzo mondo per spiegare la necessità, impellente, di un nuovo Rinascimento ambientale globale.
Questo allarme, al di là delle dichiarazioni di facciata, in Italia non è recepito dalla politica come una priorità strategica; infatti, mentre tutto il pianeta ha capito che possiamo auspicarci un futuro solo con una svolta epocale che si traduce in un passaggio, obbligato e non più procrastinabile, dalla obsoleta economia ultraliberista insostenibile alla green economy, l'ex Belpaese si distingue, in negativo, perché non dimostra la volontà di scrollarsi di dosso, dal dna, vecchie, superate, truffaldine logiche di business.
Fonti rinnovabili, stili di vita sobri, bioedilizia, bioarchitettura, agricoltura biodinamica, raccolta differenziata e riciclo: sono queste le tavole della legge per chi ha veramente a cuore le sorti del nostro pianeta. Senza compromessi, senza ammiccamenti maramaldi alle multinazionali che in nome del profitto senza dazio e senza rispetto di alcuna regola, osteggiano in tutti i modi la Rivoluzione per la Vita.

Obama non ha paura. Sarà anche un democratico, ma resta un solido esponente della cultura americana; eppure al palazzo di vetro sede dell'Onu a NY dichiara al cospetto dei rappresentanti di tutta la Terra: “La minaccia è urgente, il tempo stringe se non vogliamo lasciare alle generazioni future una catastrofe (ambientale, ndr) irreversibile”. E l'inquilino della Casa Bianca non si preoccupa solo di fare bei discorsi davanti alle telecamere, ma sta investendo milioni di dollari per realizzare il passaggio dalle nefaste antiche fonti energetiche a quelle rinnovabili.
Perfino la Cina, intransigente fino a pochissimo tempo fa, ha mutato opinioni e soprattutto rotta: da quando gli scienziati del Grande Impero hanno ammesso che le emissioni inquinanti stanno causando mutamenti climatici catastrofici, quali lo scioglimento dei ghiacciai del Tibet, il regime autoritario di Pechino ha cominciato a lavorare per realizzare un'alleanza internazionale 'verde'.
Tra l'altro, la Cina, grande inquinatrice, che aveva sempre accusato gli Usa di scaricare la responsabilità delle emissioni di CO2 contro il Dragone per occultare le proprie responsabilità (in realtà, i due colossi sono gli artefici del 40% dei gas nocivi planetari) si avvicina al 15% di conversione alle fonti alternative. Ancora troppo poco, certo, eppure un segnale fondamentale.

Chi si oppone al Rinascimento Ambientale globale? Le famigerate lobbies del carbone e del petrolio che irresponsabilmente non intendono rinunciare alla pacchia di cui hanno goduto fino ad ora.
Musica per gli arrugginiti padiglioni auricolari del politicume italico. Ma il vento della Storia cambia e soffia forte ed è in grado di spazzare via chi per tornaconto finge di non capire. Il vento della Storia ha travolto regimi dittatoriali e muri di ingiustizia che sembravano indistruttibili, figuriamoci se non ribalterà un sistema politico/istituzionale da operetta. La classe (?) dirigente di questo paese ha fallito, in toto; va rimossa, in toto. Tabula rasa.
Il Rinascimento politico, culturale, civile, sociale, ambientale è già in atto e per questo molti rappresentanti del residence incantato reagiscono con sordo furore, isolandosi ancora di più nelle anguste e tetre sedi che reputano inespugnabili. Ma i segnali della Rivoluzione ci sono, è cominciata.
Ed è cominciata e sarà costruita grazie ai Cittadini che per primi si stanno riappropriando del ruolo di attori protagonisti sulla scena della Polis.

In Brianza, l'australiana Po Valley, con le trivelle tra le gambe, ha rinuciato a perforare il Parco del Curone. In Basilicata, dopo la passività e gli inganni che hanno devastato la Val D'Agri, la gente ha detto no a nuove installazioni petrolifere.
In Abruzzo, dove il governatore Gianni Chiodi fugge dai confronti con i cittadini per non ammettere la sua propensione petrolifera, grazie all'esempio della Professoressa Maria Rita D'Orsogna, i Cittadini, a pochi giorni dalla scadenza per la presentazione della VIA (Valutazione Impatto Ambientale), hanno redatto dossier articolati e documentati con le motivazioni che 'sconsigliano' la realizzazione da parte della Vega Oil Spa di una piattaforma estrattiva davanti alla costa di Ortona.
Sull'onda dell'impegno popolare, perfino il prudentissimo presidente della provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, la Confesercenti (9.000 iscritti), l'Assoturismo e la Chiesa Cattolica hanno scritto al ministero per l'Ambiente lettere motivate contro l'osceno progetto 'Elsa2'.
Vorrei che un giorno, non lontano, quando il Rinascimento sarà realtà, non si verificassero i consueti ribaltoni all'italiana, le piroette opportunistiche, il salto in corsa sul carro del vincitore. Vorrei che non fossero cancellati dalla memoria storica i nomi di chi si opponeva al cambiamento e quelli di chi ha cominciato da subito ad agire, mettendosi in gioco e rischiando sulla propria pelle.
In Abruzzo questi nomi, queste persone, questi Cittadini meritano già tutto il nostro appoggio e la nostra gratitudine:

Danilo D'Orsogna, ingegnere
Lorenzo Luciano, ingegnere
Claudio Allegrino, Confcommercio
Daniele Zunica, Assoturismo 
Dino de Marco, Sindaco del comune di Miglianico
Francesco Stoppa, WWF
Pasquale Cacciacarne, ed altri 5 titolari di Bed and Breakfast 
Carmine Miccoli, Diocesi di Lanciano/Ortona
Clara Primante, Dipartimento di Ecologia, Barcellona
Orlando Volpe, La Chitarra di Massimo
Andrea Iezzi, Comitato Abruzzese del Paesaggio 
Maria Rita D'Orsogna, Dipartimento di Matematica, CSUN

Una dimostrazione pratica che la volontà del Cittadino incide, eccome, sulle decisioni finali della politica e delle amministrazioni.

Il Maestro Yoda in Guerre Stellari diceva al rassegnato e indolente allievo Luke Skywalker: “Fare! O non fare! Non esiste provare...”.

Come dice dal suo blog l'ingegner Lorenzo Luciano: “Si può fare!”.
Questi Cittadini lo stanno facendo.



Qui,
Osservazioni comuni sul progetto petrolifero della Vega Oil SpA per Ortona

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