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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Un bidone nucleare pieno di avidità e ignoranza
post pubblicato in Ambiente, il 30 marzo 2011

La cricca dei soliti noti ‘ragiona’ con il registratore di cassa, la massa si disinforma attraverso veline scientifiche governative e tv cialtrona.
Eppure, basterebbe leggere il libro inchiesta scritto dal giornalista Roberto Rossi per capire davvero come l’atomo tricolore possa compromettere soldi e salute degli italiani e soprattutto il futuro delle prossime generazioni.

 
 
di Hermes Pittelli ©
 
 
 Una partita a scacchi, la più pericolosa: quella con la Morte.
Esemplare lo spot pro nucleare del ‘forum radioattivo’ (http://forumnucleare.it/).
Poi costretto al ritiro dal Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria che ne ha ravveduto la totale mancanza di trasparenza e correttezza.
Come tutto quello che riguarda gli argomenti davvero vitali di questo paese.
Uno spot stupido e, senza ombra di dubbio, macabro. L’energia nucleare non è un argomento da Bar Sport su cui si possa discutere come si trattasse della stracittadina: tu faresti giocare Pato o Robinho? Pazzini o Milito?

Arrigo Sacchi
imputava al Paese la presenza di 60 milioni di commissari tecnici della Nazionale, soprattutto in occasione dei Mondiali di calcio. Per i volponi del forum nucleare gli italiani sono tuttologi, esperti soprattutto di fisica nucleare.

Macabro perché la prima associazione che viene in mente osservando la disfida scacchistica è quella ormai leggendaria tra il protagonista del Settimo Sigillo di Bergman e Madama Morte.
In Italia si legge poco e male e ci si informa peggio. Quanti cittadini sono davvero in grado di esprimere un parere avveduto e circostanziato sulla questione nucleare? Nemmeno certi scienziati, sedicenti oncologi che tifano per inceneritori e centrali atomiche; è sufficiente dare una rapida occhiata agli sponsor delle fondazioni di questi soloni per capire le forti, ottime motivazioni personali alla base di certe battaglie di ‘principio e di progresso’.
In Finlandia si sono fatti bidonare dall’azienda nucleare francese Areva. Il progetto prevede la realizzazione di una centrale di III generazione, una generazione avanti rispetto a quelle che fra 20 dovrebbero essere attive in Italia.
Ebbene, nemmeno gli efficienti, organizzati, a-ideologici finlandesi riescono a sbrogliare la matassa laocoontica e gordiana relativa all’edificazione di questa famigerata centrale. Errori di progettazione pacchiani nei sistemi di sicurezza e crepe nella struttura di contenimento del reattore, ritardi, bugie, aziende appaltatrici e subappaltatrici incapaci di portare a termine i lavori per cui vengono lautamente pagate.
Cosa accadrebbe in Italia con i vari amici dei quartierini e le tante P (3, 4, 5, via così fino a più infinito?)? La filiera del cemento e dell’edilizia è controllata quasi tutta dalle mafie che forniscono materiale di scarto (cemento depotenziato, ‘arricchito’ da sabbia marina): crollano come cartapesta scuole, ospedali, case degli studenti, viadotti.
Quanto sarebbe sicura anche solo da un punto di vista architettonico una centrale edificata sul suolo patrio?
 
Il dilemma delle scorie, poi, è più astruso di un responso di tutte le sibille dell’antichità.
Non ne sono venuti a capo negli Stati Uniti che tra l’altro hanno rifiutato un cargo di scorie radioattive tricolori che non riusciamo a rifilare proprio a nessuno. Secondo la senatrice Vicari, esponente siculo del pdl e già tetragona paladina delle trivelle petrolifere, la soluzione è semplice: basta interrarle a 500 metri di profondità e la vita ci sorride come non mai.
Peccato che l’Italia sia già inquinata dalle scorie delle vecchie centrali poi chiuse in seguito al referendum del 1987. Scorie ‘sigillate’ in 23 siti e di cui nessuno ha troppa voglia di parlare. Come nessuno parla più delle navi dei veleni, quelle affondate dalle mafie nei nostri mari con carichi di rifiuti tossici.
Il ministro per l’Ambiente (a sua insaputa, cioè senza il consenso della Natura e senza la consapevolezza della diretta interessata) Prestigiacomo ha sentenziato che quelle navi non esistono. Se non si vedono, non esistono. Un po’ come le terre oltre le colonne d’Ercole prima che il folle visionario Cristoforo Colombo finisse per incagliarcisi credendo di aver raggiunto l’India.

Inoltre, la
Sogin
società per azioni con il Ministero delle Finanze unico socio e che i cittadini, ancora una volta inconsapevoli, continuano a foraggiare con le proprie bollette energetiche, in trent’anni non è riuscita né a mettere in sicurezza, né a smaltire queste letali scorie.
Del resto, gli italiani con le bollette dovrebbero garantire i fondi alla ricerca sulle fonti rinnovabili. Peccato che il legislatore azzeccagarbugli abbia introdotto la formula “rinnovabili e/o assimilabili”, garantendo quindi l’ennesimo pozzo senza fondo (è proprio il caso di dirlo) ai petrolieri inquinatori come Moratti, Garrone, Eni e compagnia brutta. E’ l’Italia, bellezza!
 
La carenza di energia in Italia è un’altra bufala nucleare. Ogni anno produciamo più gigawatt di quanti ne consumiamo, con buona pace di certi piazzisti che vaticinano a mesi alterni il rischio ‘Inverno da piccola fiammiferaia’ per tutti gli italiani (in queste previsioni sono compresi anche i ricchi, industriosi e produttivi padani?). Il nucleare non è a buon mercato e non ci garantirebbe nessuna indipendenza energetica dagli altri paesi. La tecnologia Epr da gadget trappoletta delle confezioni di patatine la acquistiamo dalla Francia e l’uranio non si trova certo in Italia. L'uranio, esattamente come gli idrocarburi, si sta esaurendo a livello mondiale, quindi importarlo comporterebbe un ulteriore salasso per i salvadanai dell’italiota medio. Agli italiani bisognerebbe poi raccontare che l’uranio va trattato prima di poter essere utilizzato come combustibile per le centrali. Operazione ancora una volta né sicura, né economica.
 
Il nucleare versione tricolore è l’ennesimo bidone, ai danni degli ignoranti cittadini e a favore delle tasche della consueta cricca di giro.
Per informarsi basterebbe solo spulciare su internet (ma l’Italia è un paese vecchio e certo non per internauti, ma per 'teleautistici'). Oppure leggere il libro inchiesta di Roberto Rossi, giornalista che da anni segue il piano governativo del rilancio nucleare italiano.
Un’inchiesta precisa, puntigliosa, a prova di bomba atomica.
Pagina dopo pagina, gli italiani capirebbero che ancora una volta stanno barattando i propri risparmi e la propria salute per ingrassare i soliti sospetti.
 
Proprio come l’industria degli idrocarburi, quella nucleare propone un patto col Diavolo:
un patto che ridurrà in cenere e scorie il futuro delle prossime (ultime?) generazioni terrestri.
 
 
Fonti: ‘Bidone nucleare’ di Roberto Rossi, Ed. Bur
NUCLEARE ITALIANO: BRICIOLE D'ENERGIA, SALATISSIME E INDIGESTE
post pubblicato in Scienza, il 2 ottobre 2009

 

Nessuna certezza sulla sicurezza (non per colpa della tecnologia), per nulla economico. Il Professor Francesco Gonella, docente di Fisica a Ca’ Foscari spiega perché la strategia energetica che dovrebbe rendere l’Italia indipendente da gas e petrolio altrui sia un flop annunciato. Ma ancora una volta pagato a caro prezzo dalle tasche dei cittadini



di Hermes Pittelli ©



 Metti una sera a cena (post cenam) con lo scienziato: Francesco Gonella, padovano, docente di Fisica a Ca’ Foscari.
Da tempo, molti amici e colleghi gli chiedevano cosa pensasse dell’opzione nucleare, se la ritenesse un’opportunità irrinunciabile per rendere l’Italia libera dalla schivitù energetica che la condiziona.
Fino a pochi mesi fa, il Professore rispondeva: “Penso... nulla”.
Non aveva né strumenti adeguati, né dati scientifici per offrire una spiegazione critica e motivata ad un quesito che diventa di stringente attualità al cospetto della dichiarata volontà del governo di costruire 8 o 10 centrali atomiche. I siti individuati dall’esecutivo per la realizzazione delle centrali sono: Fossano (Cn), Trino (Vc), Caorso (Pc), Monfalcone (Go), Chioggia (Ve), Ravenna, Scarlino (Gr), Latina, Garigliano (Ce), San Benedetto del Tronto (Ap), Termoli (Cb), Mola (Ba), Scanzano Jonico (Mt), Palma (Ag), Oristano.
Francesco Gonella si è incuriosito, la curiosità dello scienziato che diventa la sfida e il piacere della conoscenza. Qualche politico della maggioranza vorrebbe eliminare la figura dello scienziato, un po’ come Brunetta intende fare con quello che definisce ‘culturame’.
Gonella si è gettato in modo forsennato nella ricerca e raccolta di informazioni scientifiche e documenti ufficiali sull’argomento. Poi ha ristretto il campo di indagine, eliminando le fonti contraddittorie, quelle schierate in modo ideologico ‘pro’ o ‘contro’, quelle senza una reale base scientifica.
Alla fine, con la mente del ricercatore che parte da una tabula rasa e senza pregiudizi di alcuna natura, è giunto a formulare le sue conclusioni basandosi su 4 fonti 4, le più rigorose, autorevoli e super partes a livello mondiale. E le espone ai cittadini in pubbliche conferenze multimediali, come quella intitolata ‘Nucleare e fonti rinnovabili’, organizzata dall’Aido (Associazione italiana donatori di organi) di Pordenone.

Professore, lei è docente di Fisica. Perché ha cominciato a studiare il tema 'energia nucleare e fonti alternative'?

R. Da un lato, perché parte della mia attività didattica all'Università Ca' Foscari riguarda la Fisica dell'ambiente, dall'altro perché volevo formarmi un'idea personale, libera da preconcetti.

Sgombriamo il campo da equivoci (visti i tempi): Lei nella sua analisi dell'argomento è stato influenzato da opinioni politiche, da pregiudizi di qualche natura, da interessi particolari e privatissimi?

R. Assolutamente no. Ho cercato anzi di valutare criticamente tutto quello che ho letto a prescindere completamente da qualsiasi orientamento ideologico, mantenendo l'onestà intellettuale che costituisce uno dei doveri fondamentali dello scienziato nella sua attività.

Perché, al di là della fatica erculea per la mole di dati che si possono reperire sul nucleare, Lei ha ristretto il campo di indagine a quattro fonti? Può citarle?

R. Dopo aver consultato molte dozzine di fonti diverse, ho ristretto il campo a poche fonti che a mio giudizio garantiscono da una parte i criteri di obbiettività necessari ad un'informazione corretta, capillare e completa, e dall'altra un livello di scientificità nell'approccio che le rende del tutto attendibili. Mi sono quindi basato, nel farmi una (comunque personale) idea della situazione riguardo al nucleare, sui documenti dell'IAEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), dell'IEA (Agenzia Internazionale per l'Energia) e su uno studio specifico portato avanti da un gruppo di lavoro del MIT, il Massachusetts Institute of Technology di Boston. A questi documenti, per completare il quadro anche in riferimento alla situazione italiana, ho aggiunto alcune pubblicazioni (tra cui, Con tutta l'energia possibile, Ed. Sperling&Kupfer) di Leonardo Maugeri, direttore del settore Strategie Sviluppo dell'ENI nonché membro di diversi organismi di studio internazionali sulle tematiche in oggetto.

Entriamo nel dettaglio. Lei ha deciso di evidenziare soprattutto due aspetti dell'argomento: quello economico e quello della sicurezza. Perché?

R. Tra i molti nodi che fanno del nucleare una scelta critica, quelli del costo e della sicurezza sono a mio avviso i più importanti, nel senso che sono imprescindibili per qualsiasi strategia si voglia sviluppare riguardo all'approvvigionamento energetico.

Partiamo dal dato economico: è vero che tutti i paesi più avanzati del G20 stanno rilanciando il nucleare? E in Europa qual è la situazione?

R. Non è vero. Gli scenari stimati per lo sviluppo del nucleare attestano una crescita del numero di centrali localizzata soltanto nell'Est Europeo, in Estremo Oriente e in alcuni Paesi dell'Africa. Il mondo occidentale in generale non sta "sposando" l'opzione nucleare.

La politica italiana, in modo trasversale, non solo il governo e la maggioranza, dice ai cittadini che l'energia atomica renderà il Belpaese libero dalla schiavitù energetica, assicurando bollette molto più leggere di quelle attuali. E' davvero così?

R. No. Il tempo necessario, dal momento in cui si approva la costruzione di una centrale al momento in cui la si allaccia alla rete elettrica, è in media, in Europa Occidentale, di quasi 17 anni. Le 4 centrali in programma in Italia graveranno quindi economicamente sulla collettività per quasi vent’anni, prima di entrare in funzione nella rete elettrica. A quel punto, apporteranno un contributo attorno al 10% del consumo nazionale di elettricità, cioè appena di qualche punto % del consumo energetico totale.

Forse è noioso, ma forniamo dati numerici precisi: quanto costa costruire una centrale di media grandezza e potenza? Quanto costa in termini di manutenzione? Quanto costa alimentarla, visto che l'Italia magari non acquisterebbe più energia elettrica, gas e petrolio all'estero, ma dovrebbe comprare uranio?

R. Il costo di costruzione è nominalmente di circa 1,5 miliardi di Euro. Dico nominalmente, perché è calcolato su un tempo "ingegneristico" di costruzione di 5 anni, mentre abbiamo visto che il tempo effettivo è molto più lungo. Nel nucleare è normale, ovunque, che le spese eccedano il budget iniziale previsto in modo a volte sbalorditivo. Riguardo ai costi dell'uranio, è impossibile sapere oggi come si evolverà il mercato. Certo è che il suo prezzo è aumentato di 10 volte negli ultimi 5 anni.

E soprattutto, una volta esaurito il proprio ciclo vitale, quanto costa smantellare una centrale?

R. I costi purtroppo si estendono molto al di là del termine della vita operativa di una centrale. La dismissione di una centrale costa almeno quanto l’allestimento. Oggi come oggi, i costi esorbitanti a cui ad esempio la Gran Bretagna è andata incontro riguardano lo smantellamento e la gestione dei rifiuti, più ancora che la manutenzione vera e propria. Riguardo allo stoccaggio delle scorie nucleari, gli Stati Uniti da soli hanno in programma investimenti per circa 70 miliardi di Euro solo per la messa in opera di un unico sito di stoccaggio, posto nel sottosuolo del deserto del Nevada.

Professore, tutti questi costi, da chi verrebbero sostenuti? Esistono privati interessati al business nucleare? E, facendo gli scongiuri, in caso di incidente, le grandi compagnie assicurative coprirebbero i costi di eventuali danni ambientali, materiali, menomazioni o addirittura perdita di vite umane?

R. Qui arriviamo a una questione che ci deve far riflettere. In nessuna parte del mondo investitori privati comperano né finanziano impianti nucleari, e solo continui e massicci interventi statali tengono in vita l'opzione nucleare. L'assenza di partecipazioni private fa del nucleare l'unica opzione i cui costi e le cui conseguenze saranno sempre, dovunque e comunque pagate soltanto dalla collettività, in termini di tasse. E’ interessante sapere che una piccola quota della nostra bolletta della luce ancora oggi continua a pagare lo smantellamento delle centrali nucleari italiane chiuse dopo l'incidente di Chernobyl nel 1986.

Sicurezza. Le attuali centrali posso essere ritenute sicure? E quelle eventualmente realizzate in Italia apparterrebbero alla terza o alla quarta generazione?

R. Dal punto di vista tecnico-ingegneristico, le centrali sono molto sicure. Il problema sta nella sicurezza rispetto altri fattori, ad esempio negligenze o errori umani, attacchi terroristici, gestione dei rifiuti radioattivi. In questo senso, le tecnologie più sicure sono quelle relative ai cosiddetti reattori di quarta generazione, ma motivi tecnologici indicano proprio nel ciclo chiuso la fonte per la produzione di plutonio suscettibile di venir venduto illegalmente a paesi o gruppi terroristici. In Italia comuque il progetto riguarda reattori di terza generazione.

Ammesso che queste centrali siano tecnologicamente sicure, qual è dunque il rischio connesso alla loro presenza? Nel 2008 in Francia nel giro di un solo mese si sono verificati addirittura quattro incidenti nucleari...

R. Appunto. Le negligenze umane, o semplicemente la cattiva manutenzione, accadono con una frequenza molto maggiore dei guasti veri e propri.

Queste centrali – pensiamo allo scenario peggiore, l'11 settembre 2001 – sono al riparo da eventuali attentati o attacchi terroristici?

R. No. Per citare testualmente il risultato dell'analisi del MIT, Il livello a cui gli impianti nucleari debbano essere messi in grado di resistere a possibili attacchi terroristici deve ancora essere attestato.

Professore, in Italia stiamo davvero facendo tutto il possibile per progettare una strategia energetica che ci renda indipendenti e che sia sostenibile sia dal punto di vista ambientale, sia da quello economico?

R. No. Tra i costi del nucleare che non ho citato precedentemente c'è ad esempio il cosiddetto "costo di risorsa", e cioè la sottrazione di investimenti allo sviluppo delle tecnologie relative alle altre fonti rinnovabili, e soprattutto ai programmi di rinnovamento delle reti energetiche e delle infrastrutture.

Se la transizione dalle vecchie e insostenibili filosofie energetiche (ed economiche) alle fonti rinnovabili non può essere realizzata di colpo (servono un nuovo approccio culturale e una profonda rivoluzione dell'Economia), esiste già una tattica di pronto intervento che consenta di ridurre spese, sprechi e inquinamento ambientale?

R. Certamente sì, tanto che a volte viene citata come "fonte energetica" di per se stessa, e cioè l'efficienza. E' inammissibile che non esista, a fronte di una realtà dei fatti che ci imporrà comunque di continuare a utilizzare nei prossimi decenni le fonti fossili tradizionali, una politica che razionalizzi il consumo energetico ad esempio nel campo dei trasporti, e più ancora in campo edilizio. E' insensato che ci incentivino a usare lampadine a basso consumo quando i soldi che risparmiamo li usiamo poi per acquistare un SUV. Com’è altrettanto insensato che al mercato io possa comperare mirtilli fuori stagione che arrivano trasportati dal Cile. Riguardo all'edilizia, lei sa che le tecnologie che consentono di costruire case ad alta efficienza energetica e che non hanno bisogno dell'impianto di riscaldamento sono tecnologie a basso costo, e sono note letteralmente da decenni (In Colorado, dove d'inverno la temperatura scende anche a -40°, uno scienziato, Amory B. Lovins, nel 1984 ha edificato la sua attuale casa con tecnologie disponibili all'epoca: questa casa ogni giorno consuma energia pari ad una lampadina da 100 watt, ndr).

E' vero che in Italia, dal 2000, indipendentemente dal colore dei governi, non solo la ricerca scientifica è stata ostracizzata e boicottata, ma quella relativa all'energia non riceve più fondi dallo Stato? Perché, secondo Lei, è stata attuata una politica così miope e suicida?

R. Il discorso è molto complesso. Posso solo dire che la situazione della ricerca scientifica in Italia è semplicemente vergognosa, molto più di quanto sia percepito dall'opinione pubblica, e in questo senso la ricerca relativa all'energia paga lo stesso insensato dazio degli altri settori.

Professore, cerchiamo di offrire una conclusione: il nucleare italiano è dunque una grande opportunità energetica ed economica o il consueto grande inganno a danno dei cittadini e a vantaggio dei soliti, pochi furbacchioni?

R. Diciamo che fino a 6 mesi fa, quando ho preso di petto la questione e ho iniziato a studiare, ero per così dire equidistante tra le posizioni a favore e contro il nucleare. Ora come ora invece, penso che la possibilità che il nucleare rappresenti per il nostro Paese una scelta lungimirante, sicura e conveniente sia semplicemente inesistente.

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