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Bollywood, le Alpi Svizzere, la miopia italica
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 11 aprile 2013

Il figlio di un agricoltore convince gli Indiani a girare le proprie variopinte pellicole a casa di Heidi e diventa un ricco e potente business man. In Friuli, intanto, la politica sopprime la Film Commission per ripicca ideologica  

 

di Hermes Pittelli ©                                      

 
 
La più grande fabbrica di sogni del mondo: Bollywood.
Una folla oceanica di Indiani vive al limite della povertà, ma preferisce saltare un pasto al giorno per avere le rupie necessarie ad assicurarsi un posto al cinema. Romanticismo, amore, ricchezza, viaggi esaltanti, tutto quello che un hindi non avrà forse mai nella vita, lo può trovare nell’illusione sul grande schermo. I film prodotti a Bombay- o Mumbay - , uno al giorno, ottocento all’anno nell’intera India, garantiscono tre ore di evasione dalla realtà e di totale immersione nell’Universo delle Favole. Nel film documentario di Christian Frei, datato anno 2000, proiettato a Cinemazero di Pordenone nell’ambito della VII edizione delle Voci dell’Inchiesta, scopriamo che da 18 anni l’industria cinematografica più potente del mondo, molto più della stessa Hollywood, ha eletto come location prediletta per i propri set le Alpi Svizzere. Il precursore di questa attività, l’uomo che ha avuto l’intuizione illuminante, si chiama Jakob Tritten, figlio di un agricoltore, ora tuttofare a disposizione delle produzioni indiane e trasformatosi in titolare di un business quanto mai remunerativo. Trovare i torpedoni su cui scarrozzare le varie troupe asiatiche, previa opportune manutenzioni e riparazioni, ma anche prenotare gli hotel più adatti al soggiorno o contrattare in modo concitato con gli agricoltori o i pastori più scettici e riottosi a concedere i propri appezzamenti per qualche ora di ripresa; accontentare le richieste più stravaganti: da quelle semplici, relative ad una cucina da campo per la preparazione del menu all’indiana (l’arte culinaria elvetica pare non riscuotere grande apprezzamento a Bollywood!), alle più stravaganti, quali il noleggio di un paio di elicotteri o di imbarcazioni particolari per girare scene spettacolari sugli specchi d’acqua dolce dei vari laghi svizzeri.
Per gli Indiani, la Svizzera è una meta esotica e ora anche agognata, desiderata, ricercata, ambitissima destinazione turistica: e il famigerato pil elvetico gode.

Oggi, dopo più di 20 anni tra le Alpi elvetiche, anche i produttori di Bollywood vogliono trovare nuovi scenari da offrire al proprio pubblico. Qualche esperimento è stato compiuto perfino nel Belpaese, in Lombardia, Toscana e Puglia. Per questo stride la decisione della politica regionale del Friuli Venezia Giulia di sopprimere la Film Commission locale. Mentre a Cinemazero va in onda con meritato e crescente successo (16.000 presenze in questa edizione) il festival dedicato alla branca del giornalismo più vera e più utile alla democrazia, la miopia delle classi dirigenti italiche, si manifesta con una decisione che pare una rancorosa ritorsione per la vicenda del film di Bellocchio su Eluana Englaro. Lungometraggio premiato con due riconoscimenti e con la nomination al Leone d’Oro a Venezia 2012; patrocinato dalla citata Film Commission del Fvg, ma osteggiato dalle istituzioni, sempre molto sensibili agli umori e ai diktat di Santa Romana Chiesa e poco alla imprescindibile laicità della vita civile e politica. Peccato che tanta dabbenaggine, a maggior ragione in tempi di crisi, si traduca in un clamoroso danno per la regione: perché ospitare produzioni cinematografiche – qui nelle ultime stagioni hanno girato Tornatore e Salvatores, solo per citare due prestigiosi cineasti – si traduce in un beneficio economico per l’intero territorio. Così, mentre perfino popoli notoriamente poco ‘flessibili’ come gli Elvetici, comprendono l’incredibile opportunità di aprirsi a nuove forme d’imprenditoria, i soliti politicanti italici dal respiro e dalla visione cortissimi, per ragioni di mera ideologia e opportunità, continuano a non capire che Arte, Cultura e Creatività possono essere industriaRedditizia e fruttuosa sotto tutti i punti di vista.

A patto che a monte, esistano menti lungimiranti, capaci di pianificare e fare sistema, giusto per utilizzare formule verbali usurate che da 30 anni restano lettera morta in Friuli Venezia Giulia e in quasi tutto l’ex Belpaese. 

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