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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Italia sempre più… Titanic
post pubblicato in Ambiente, il 21 maggio 2010


Tutto il mondo progetta un futuro ecosostenibile basato sulle fonti rinnovabili.
La Francia ci irride: ci vende la sua tecnologia obsoleta, pericolosa, costosissima e trasforma i Campi Elisi in un enorme giardino delle biodiversità. Friburgo in Germania è Solar City, San Francisco in California inventa la prima isola artificiale a impatto zero.
Il 'nostro' sole piace agli investitori stranieri, ma noi ci affidiamo alla roulette russa di idrocarburi, carbone e nucleare. Intanto,
il divario competitivo che accumuliamo,  rischia di diventare incolmabile.



di Hermes Pittelli ©


 Le fonti di energia rinnovabile sono la nuova cornucopia del business.
Anche in un momento di crisi economica globale.
Altrimenti non troverebbe spiegazione la volontà di un colosso come la Cina di varare fondi sempre più ingenti per sviluppare il fotovoltaico e l’eolico.

Il sole italiano poi nonostante questo governo abbia sposato strategie energetiche paleolitiche (idrocarburi, carbone, nucleare) attrae corposi investimenti dall’estero.
Un dato emerso con chiarezza nel corso di Solarexpo, rassegna veronese dedicata alle energie rinnovabili.
Il Veneto leghista è il territorio leader. La SunEdison ha infatti deciso di realizzare dalle parti di Rovigo, su una superficie ex agricola di 850mila mq, quello che è destinato a diventare il più grande parco fotovoltaico d’Europa. La potenza installata raggiungerà 72 megawatt, in grado di soddisfare il fabbisogno di 17mila famiglie e soprattutto evitando di immettere in atmosfera 41mila tonnellate di CO2 all’anno.
Perfino la vituperata BP, responsabile del disastro ambientale nel Golfo del Messico, con il proprio comparto dedicato al solare (domandina: ma visto che i petrolieri sanno benissimo che l’era idrocarburi è finita, perché non rinunciano a inquinare l’ambiente e non si dedicano direttamente alla riconversione totale alle rinnovabili?) è pronta a costruire in Italia impianti che svilupperanno 37 megawatt: così, altre migliaia di famiglie non avranno paura di restare al buio e al gelo, come qualcuno ha detto per giustificare gli sporchi affari con Gheddafi e Putin, e eviteremo di ammorbare l’aria che respiriamo con oltre 60mila tonnellate di CO2.

Questi due progetti da soli valgono 400 milioni di euro, giusto per informare coloro che interpretano la realtà solo attraverso il parametro monetario.

In Italia però, dal primo gennaio 2011 sarà più arduo realizzare piccoli impianti domestici per la scure che si abbatterà sugli incentivi e le agevolazioni; anche a causa di una sentenza della Corte Costituzionale che abolisce la procedura semplificata per le installazioni con potenza inferiore a 1 megaWatt, varata dalla regione Puglia con una propria legge del 2008.
Gli interessati potevano realizzare un impianto previo invio di semplice Dia (dichiarazione inizio attività) al Comune competente. Ora servirà la più complessa procedura di autorizzazione unica.
Ma questo non frenerà l’espansione del solare che come assicurano gli esperti della Iea Solar (Agenzia internazionale dell’energia solare) presenta enormi vantaggi competitivi.
Saranno proprio gli edifici ad ospitare nei prossimi anni almeno il 50% degli impianti: a causa della concorrenza delle altre fonti rinnovabili, ma anche perché non potremo stipare il territorio con grandi centrali fotovoltaiche.
Del resto, sempre la Puglia è all’avanguardia visto che il Governatore Vendola ha esortato i cittadini a seguire questa strategia in modo che i pannelli solari diventino in un prossimo futuro gli arredi urbani più comuni.

Peccato che l’esecutivo abbia in mente altri piani, nonostante sia evidente che le rinnovabili non solo alleggeriscono di molto la nostra impronta ambientale sull’ecosistema, ma sono anche decisamente remunerative.
La mozione D’Alì che nega i mutamenti climatici da inquinamento e che esorta l’Europa a basare il proprio sistema economico su ricette valide nell’800 (del millennio trapassato) all’epoca della prima rivoluzione industriale, testimoniano una visione della realtà gretta, limitata, oscurantista. Angolare, cioè ottusa.

La Germania, quasi una provocazione, detiene il record di pannelli solari fotovoltaici. Friburgo poi dovrebbe fungere da modello per ogni città europea del millennio attuale: qui hanno deciso già durante la crisi petrolifera degli anni ’70 (del 1900) di puntare tutto sulle rinnovabili; così oggi sono all’avanguardia. Non a caso Friburgo è stata ribattezzata Solar City. Edifici e case costruiti in legno, tranne le fondamenta per le quali si utilizzano comunque materiali naturali ecocompatibili, tripli vetri, efficienza energetica, pannelli fotovoltaici e termici. La mobilità poi sembra un audace sogno proibito: il 27% degli spostamenti (dati relativi al 2009) avviene in bicicletta, il 24% a piedi (lì non utilizzano il Suv per andare all’edicola a 5 metri da casa), il 20% con i mezzi pubblici, solo il 29% attraverso veicoli privati.
Altro che zone a traffico limitato e eco pass. Avete mai udito le municipalità di Roma e Milano proporre progetti di questo tipo?
A Friburgo – certo, i cervelli sono teutonici – il risparmio energetico e il poderoso abbattimento di emissioni di CO2 in atmosfera hanno innescato un volano virtuoso di incremento occupazionale, economico, turistico; senza bisogno di creare ministeri per l’immagine.

Ancora: acquistiamo dalla Francia un tecnologia nucleare non solo obsoleta, ma totalmente insicura. Tanto pagano sempre i cittadini. Bollette più salate, schiavitù dai paesi produttori d’uranio (in esaurimento, proprio come gli idrocarburi), nessuna soluzione per lo smaltimento delle scorie (per tacere dei potenziali incidenti, non così rari come possono testimoniare i nostri scaltri cugini d’Oltralpe).
Così, mentre Sarkozy intasca e ride, dal 22 maggio i Campi Elisi di Parigi si trasformeranno in un gigantesco giardino dedicato alla biodiversità (a Milano, il sindaco Moratti non ha voluto piantare 10.000 alberi, bollando l’investimento come spesa eccessiva). Uno dei viali più celebri al mondo diventerà una riserva naturale con orti e boschi, evento pratico per celebrare il 2010, anno planetario della Biodiversità.

E l’Italia resta affacciata all’oblò, pigra e anzi sempre più rabbiosa contro chi la esorta a non guardare il dito, ma la Luna.

Invece di gettarsi a capofitto in una progettazione mirata e capillare delle proprie vere risorse che consentirebbe a tutti i cittadini di vivere in un Paradiso terrestre, si accontenta di fare cassa con espedienti di bassa lega. Stefania Prestigiacomo però esulta perché è riuscita a sottrarre al federalismo demaniale parchi nazionali e aree protette: “Il patrimonio ambientale va salvaguardato”.
Perfetto, ma tutelare l'ambiente non significa farsi riprendere in bicicletta dalle telecamere del Tg1.
Come si conciliano piattaforme e raffinerie petrolifere, inceneritori, centrali nucleari e cementificazione selvaggia con il diritto dei cittadini di vivere in un ambiente sano e integro?
Solo una classe politica inutile e dannosa può parlare di questi argomenti con tanta superficialità e palesando una crassa ignoranza.

Cosa dire invece della lungimirante utopia verde di San Francisco?
Città che non solo può darci lezioni sulla raccolta spinta della differenziata, il riuso e il riciclo, ma che senza bacchetta magica riconvertirà l’isola del Tesoro (isola artificiale dedicata allo scrittore Robert Louis Stevenson) in un avamposto di Futuro, a impatto zero e indipendente energeticamente dalla terraferma.
Anche qui, non si sono persi d’animo (un mio professore di matematica diceva sempre: “come ha fatto Manzoni a scrivere I promessi sposi? Ci ha pensato su”), non hanno farfugliato "non si può", soprattutto hanno badato all’interesse dei cittadini e non delle cricche gelatinose: orientamento intelligente degli edifici, energia a basso impatto, impianti di ventilazione naturale e sotterranea, vetri isolanti, illuminazione efficiente, percorsi pedonali ombreggiati, pavimenti grezzi di colori chiari.

L’Italia indossa fiera la maglia nera, in tutti i sensi. Il divario che stiamo accumulando oggi rischia di diventare incolmabile, con danni ambientali e economici a carico delle prossime generazioni. Eppure esistono non solo tecnologie (disponibili già dagli anni 70/80 ma boicottate a causa del turbo liberalismo) efficienti e a basso impatto, ma addirittura progetti italiani per edificare intere città ecosostenibili che vincono gare d’appalto internazionali, ma non trovano spazio sul patrio suolo (ne parleremo prossimamente).

Il resto del mondo corre con gli stivali delle sette leghe verso il futuro, l’Italia è sempre più come il capitano del Titanic: avverte sinistri cigolii, preferisce ignorarli - "è solo un rumorino" - e continuare a ballare allegramente al suono dell’orchestrina, mentre affonda velocemente in un oscuro abisso.


Fonti: La Repubblica, Affari&Finanza (La Repubblica), Altreconomia

I piccoli cittadini italiani sacrificati sull’altare della ‘modernità’ tricolore
post pubblicato in Società&Politica, il 2 giugno 2009

di Hermes Pittelli ã

 

 


 “Vergini che si offrono in pasto al Drago”, Veronica Lario, fu (nel senso di ex) signora Berlusconi, dixit.

 

A parte che di solito queste vergini non lo sono nemmeno di segno zodiacale (e complimenti per l’audacia mentale di certe vestali di 30/40 anni capaci di autodefinirsi ancora ‘showgirl’), quello che mi inorridisce davvero è vedere genitori e scuole dare in pasto i propri figli/scolari a Schifani e Berlusconi.

Accade oggi, 2 giugno, anno del Signore (ma Lui lo sa?) 2009, 63° genetliaco della Repubblica.

Forse a quei virgulti, giovani cittadini ignari del passato e del futuro, dovrebbero prima spiegare il curriculum dell’attuale presidente del Senato. Lieto di accoglierli da buon pater familias per donare loro una copia della nostra Costituzione – la nostra Legge fondamentale, quella che la cricca che lui rappresenta vorrebbe demolire – e per spiegare loro che è giunta l’ora di rendere moderno il Paese.

E qui casca l’asino, poverino. Stanlio & Ollio vedevano asini che volano nel ciel, noi forse non vedremo più questi fieri e magnifici qudrupedi; che per molti bambini moderni sono già animali leggendari inventati con molta fantasia da un certo mastro Collodi.

Come non si stanca mai di ripetere il Professor Montanari, ecco le caramelle drogate distribuite ai bimbi ai cancelli delle scuole: cresceranno già perfettamente funzionali al Potere, senza dubbi, acefali, succubi, senza alcuna velleità di conoscenza, senza impeti di ribellione e cambiamento.

 

Sì perché la ricetta di modernità declinata a la berluscones, come più volte ho ripetuto ammorbando perfino me stesso, è un trito e ritrito pasticcio di formulette ultraliberiste anni ’80: edilizia selvaggia e spietata – grazie alla quale usciremo dalla crisi! – e strategie energetiche basate su fonti in esaurimento, letali e costosissime (tranne per i pochi che ci speculano) quali petrolio, carbone, energia atomica.

 

Solo in un paese vecchio e popolato per 2/3 da vecchi ingordi e ripiegati sul proprio egoismo, un menù così sorpassato e indigesto può ancora passare per avanguardistico e rivoluzionario. Peccato che la bolla speculativa legata al mattone sia uno dei detonatori che hanno innescato l’esplosione dei mercati mondiali a partire dagli Usa, peccato che proprio gli Usa abbiano cominciato a virare rotta in modo vigoroso sulle fonti di energia ecosostenibili e rinnovabili; non quelle taroccate e truccate che sviolinano a noi ignoranti italioti.

 

Resto allibito, forse ormai solitario, forse in compagnia dei soliti quattro amici, osservando l’ennesimo trionfo personale con annesso bagno di folla del premier. Famiglie intere, mamme papà nonni zii, torpedoni di sostenitori organizzati manco si trattasse di una finale dei campionati del mondo tutti accalcati contro le transenne di via dei Fori Imperiali per gridare a Silvio: “Vai presidente! Grande presidente! Siamo tutti con te! Non mollare!”.

Una forma di adorazione e identificazione che sfugge alle mie capacità di comprensione; il dna italico che non riesce a modificare quella parte di genoma che prevede l’applauso non solo a chi ti domina concedendo un po’ di elemosina, ma anche una sorta di istintiva e automatica ‘pronitudine’, perfino gratuita, nei confronti del vincitore, del padroncino di turno.

Povero quel piccolo Francesco istigato da una pessima famiglia ad invitare al proprio compleanno nonno Silvio, commovente quel signore con i capelli bianchi sincero nella propria commozione durante la parata militare che dovrebbe celebrare i fasti “di questa nostra bella nazione”.

 

Bella? Se fosse liberata dalla propria ignoranza atavica, indotta e anche un po’ coltivata per pigrizia e ignavia congenite, forse sì.

Perché il tempo che ci resta per recuperare attività cerebrale e capacità d’azione prima di varcare il confine del non ritorno si sta riducendo in modo esponenziale.

Il cittadino medio appalude i politicanti con la scorta e l’auto blu come un tenore dopo un do di petto, come una ballerina dopo una perfetta spaccata, come un centravanti dopo il gol, ma non sa che alle sue spalle, nell’omertà di media e istituzioni, gli stanno comprimendo i diritti, restringendo la democrazia, svendendo e distruggendo la sua terra.

La deriva petrolifera procede spedita: in Basilicata, in Sicilia, in Abruzzo, nelle Marche.

Trivellare il terreno e i fondali marini non solo aumenta il rischio sismico, ma produce, di sicuro, inquinamento e avvelenamento dell’ecosistema. Oltre a tutti i danni alla salute degli esseri umani.

Non è un problema che riguarda altri, non è un problema che risolverà qualcuno. E’ una catastrofe che ci coinvolge, tutti, in prima persona.

Il menefreghismo italiano è l’ottavo vizio capitale. Lo pagheremo sulla nostra pelle, senza distinzioni di razza, censo e convinzioni politiche. Non ci sarà una Lega a dirci che è colpa degli immigrati, non ci sarà un napoleoncino a dirci che è solo una psicosi inventata dalla sinistra.

 

Diremo addio ai frutti di mare, alla frittura di paranza, al parmigiano, alle mozzarelle di bufala, ai pomodori pachino, ad ogni incredibile varietà di prodotto caseario, vitivinicolo, agricolo, alimentare che la divina biodiversità italica riesce ancora a concederci per allietare il nostro palato e la nostra vita; biodiversità che in simbiosi con il nostro unico patrimonio artistico e culturale genera, tra l’altro (meglio sottolinearlo per i cultori del profitto), un ciclo economico florido e vantaggioso per il Paese.

 

Estrarre e raffinare petrolio nelle nostre Regioni è follia criminale e solo questo governo (Berlusconi, Scajola, Prestigiacomo, Bertolaso) in combutta con le multinazionali dell’oro nero potevano concepire una strategia capace di ingrassare i soliti noti e andare a discapito della collettività: in modo irreversibile.

Con il petrolio, non solo non risolviamo la nostra presunta penuria energetica, ma, come detto, distruggiamo l’agricoltura, l’ambiente, il turismo, la Salute di ognuno di noi.

 

Leggete come ‘pensa’ un petroliere, leggete del rischio mortale che corrono l’Abruzzo e le Marche.

Dei disastri e dei misfatti perpetrati dai petrolchimici in combutta con laidi amministratori locali in Sicilia, Puglia e Basilicata avete già sentito qualcosa.

La Terra è sull’orlo del collasso ambientale, sconvolta da mutamenti climatici inauditi e le multinazionali quale contributo offrono? Trivellare l’Italia, trivellare l’Alaska in cerca del solito famigerato maledetto petrolio e deforestare completamente il polmone del pianeta, l’Amazzonia. Alaska e Amazzonia non sono realtà ‘aliene’, sono parte integrante della congiura planetaria che cinici ma idioti business men (dispongono di astronavi e di un pianeta alternativo?) stanno perpetrando contro l’intera umanità. Dovremmo tutti lottare per salvare l’Abruzzo, la Sicilia, le Marche quanto l’Alaska e l’Amazzonia.

 

I terroristi adoratori del petrolio sono quelli che considerano i diritti umani un intralcio ai loro business plan, quelli che sognano i parlamenti ridotti a consigli d’amministrazione dove collocare i propri galoppini, sono quelli che invocano la modernità, quelli che bramano il depotenziamento delle istituzioni, delle formazioni, delle dinamiche democratiche; sono quelli che trasformano, nel silenzio (quindi, nella complicità) della maggioranza ‘perbene’ e ‘bene-pensante’, gli ultimi del globo in automi schiavi peggio di quelli di Metropolis: costretti a lavorare fino alla morte (unico grande premio da sognare) per un pugno di riso al giorno.

 

Suvvia, con il vessillo tricolore in una mano e i nostri figli nell’altra, conduciamoli al sacrificio sull’altare della modernità: lasciamoli in balia del politicume italiano, quello che li ucciderà con inceneritori, raffinerie, centrali nucleari.

Poi non ci sarà alcun dio, sondaggio, tribunale o prescrizione in grado di garantirci salvezza, impunità e redenzione.

 

 

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