.
Annunci online

pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Pordenonelegge.it 2012, partenza sprint con due ‘Scrittori per caso’
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 20 settembre 2012


di Hermes Pittelli ©


 Uno scrittore cui non piaceva leggere e un biologo, scrittore per noia.
Si incontrano sul palcoscenico di un teatro e chiacchierano delle rispettive esperienze.
Seduti su un divano bianco, essenziale, sorseggiando acqua minerale naturale.
Sono figlio di un’insegnate che mi inseguiva con i libri per convincermi a leggerli, una disperazione”.
L’altro ascolta. Poi racconta il suo esordio letterario.
Distante dal mito o dalla leggenda che di solito ammanta i predestinati.
Non ero un talento precoce. Da bambino non amavo scrivere e a scuola prendevo spesso brutti voti in italiano e spesso ero rimandato a settembre”.
Il giovane, irrompe, entusiasta: “Ho cominciato a leggere a vent’anni, quando mio padre, uomo sempre parco di parole, mi ha messo in mano a forza un tuo libro dicendomi solo che quello mi sarebbe piaciuto. Mi è piaciuto così tanto che mi sono appassionato non solo alla lettura, ma anche alla scrittura”.

Il ‘veterano’ quasi si commuove, anche perché non è la prima volta che gli riesce il miracolo laico di convertire allergici ai libri (ad esempio, un anziano idraulico romano) in stakanovisti della pagina scritta. Questa, però, è un’altra storia.

Sono biologo, ma mi annoiavo. Ho cominciato a scrivere per caso. Un romanzo tristissimo, intitolato Branchie. L’ho fatto leggere ad un amico che lavorava per una casa editrice sindacale di cui ignoravo l’esistenza e soprattutto non immaginavo si occupasse di letteratura. Era una collana nuova, creata per dare un’opportunità a giovani talenti. Dopo qualche giorno il mio amico mi ha telefonato annunciandomi che se avessi completato il romanzo, me lo avrebbero pubblicato. La notizia mi ha gasato. Il rovescio della medaglia è che trattandosi di una piccola casa editrice, la distribuzione era molto limitata. Anzi, quando gli amici mi chiedevano dove avrebbero potuto trovare il mio libro, indicavo una sola libreria a Roma, in Via delle Botteghe Oscure. Ad un certo punto, passavo tutti i giorni per controllare se la pila – si fa per dire – del mio romanzo si assottigliava. In realtà, molte volte aumentava! Nel senso che i pochi che l’avevano acquistato, lo riportavano lamentando che fosse proprio brutto.
La pubblicazione, lungi dal rappresentare l’anticamera del successo, è solo l’inizio del calvario per lo scrittore; perché poi scopre i problemi legati alla distribuzione e al rapporto con l’ufficio stampa che deve promuovere la propria opera. All’inizio litigavo sempre con l’ufficio stampa: è più facile trovare un responsabile esterno per i propri insuccessi, piuttosto che ammettere che il tuo libro è brutto.
Comunque, sono stato fortunato, perché tra i pochi che lo avevano acquistato e letto c’era anche un dirigente della Mondadori che mi convocò a Segrate.
Il viaggio fu a dir poco avventuroso. Quando sono ansioso e quando litigo, dopo cado in un sonno profondo. In quel caso ero così ansioso che a Orvieto già ronfavo della grossa. Mi sono svegliato a Bologna accorgendomi che qualcuno mi aveva rubato il portafoglio. Non avevo più una lira (all’epoca c’erano ancora le lire e non esistevano i cellulari)!
Arrivato a Milano non sapevo come comportarmi, così, come avevo sempre visto fare a Termini, ho cominciato a chiedere in giro:
<< Scusa, puoi darmi duecento lire?>>.
Ho rimediato un gettone telefonico e dopo aver consultato un elenco mezzo strappato ho telefonato in Mondadori, ma non mi ricordavo più il nome del dirigente, quindi ho chiesto di parlare con uno dei piani alti. Nel frattempo, l’illuminazione: Ferrari, dottor Ferrari! Mi hanno risposto che di Ferrari ce n’erano circa 70… Ho insistito chiedendo di parlare con il più importante e alla fine sono riuscito a farmelo passare e a raccontargli l’accaduto. Mi ha esortato a prendere un taxi che poi avrebbe saldato lui. Sono riuscito ad arrivare a Segrate e pensandoci adesso, il mio ingresso in Mondadori è stato proprio trionfale.
Ferrari mi disse che il mio Branchie gli era piaciuto molto e voleva pubblicarlo. Ma c’era l’ostacolo della casa editrice sindacale che non voleva saperne di concedere un favore ad un’azienda di Berlusconi. Io li rassicuravo sul fatto che nemmeno a me piacesse, ma che, senza dubbio, farsi pubblicare un libro dalla Mondadori…
E dentro di me pensavo che magari fosse solo un problema di soldi; in fondo, al cospetto di certe cifre, anche il compagno più inveterato può vacillare. Loro però sembravano irremovibili: il dottor Ferrari chiese se avessi altri romanzi pronti. Altri romanzi? All’epoca mica pensavo di diventare scrittore, al limite avevo dei racconti; ma quelli non andavano bene perché, tanto per cambiare, erano tempi duri per l’editoria e poi in Italia i racconti pare non siano molto apprezzati dai lettori. Insomma, come diceva Ferrari, <<Il momento è delicato>>.
Una frase che poi nel corso degli anni, una volta diventato scrittore a tutti gli effetti, mi è stata ripetuta ogni volta che ho proposto di pubblicare questi benedetti racconti; aumentati di numero con il trascorrere del tempo
”.

Nel corso degli anni, in effetti, l’ex biologo è diventato uno scrittore vero e di successo. Da tre dei suoi romanzi più noti, sono stati tratti lungometraggi cinematografici, diretti da grandi registi (‘Io non ho paura’ e ‘Come Dio comanda’ – entrambi per la regia di Gabriele Salvatores; ‘Io e te’ – Bernardo Bertolucci).
Per meglio illustrarne il talento, la capacità di destreggiarsi con un registro narrativo in perenne alternanza ed armonico equilibrio tra il tragico e il comico, l’altro scrittore, quello giovane, invita il suo mentore letterario inconsapevole a leggere uno dei racconti finalmente pubblicati in una doverosa raccolta (ottenuta dopo terribili minacce).
Il pubblico del teatro ride di cuore per tutta la durata della lettura.
Il titolo della raccolta celebra, con evidente auto ironia, quella lunga teoria di rifiuti (con la medesima motivazione), con la frase fatidica: ‘Il momento è delicato’. Profetico, considerando l’attualità, non solo per l’editoria.

Comincia ufficialmente così l’edizione 2012 di Pordenonelegge.it, autentica festa del libro con gli autori, divenuto ormai appuntamento di rilevanza nazionale e internazionale.
I due ‘Scrittori per caso’, Marco Missiroli, il giovane (finalista al Premio Campiello), e Niccolò Ammaniti, il ‘veterano’, inaugurano tra gli applausi scroscianti del Teatro Verdi di Pordenone, gremito come non mai di appassionati e della consueta parata di rappresentanti istituzionali, la kermesse culturale che ancora una volta, grazie alla competenza e alle intuizioni degli organizzatori, frantumerà ogni record. Bastano due dati per capire l’importanza dell’evento: 340 autori, 235 appuntamenti;
5 giorni (19 – 23 settembre 2012) di pura esaltazione culturale sulle rive del fiume Noncello.

Come dice Ammaniti dei suoi racconti, una sorta di vacanza rigenerante, per la mente e per lo spirito (nel suo caso, per smaltire la sofferenza della creazione tra un romanzo e l’altro).
Forse non sarà vero come sosteneva Valentino Bompiani che “un uomo che legge, ne vale due”; ma certo, per dirla con Flaubert, non si legge “come fanno i bambini, per divertirsi, o come gli ambiziosi, per istruirsi;
no, si legge per vivere
”.

Sfoglia agosto        aprile