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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Impronta ecologica: una casa che consuma come una lampadina
post pubblicato in Ambiente, il 28 maggio 2010

 

di Hermes Pittelli ©


 Uno degli argomenti più gettonati dai negazionisti del climate change riguarda le ‘insostenibili comodità’ che il mondo occidentale considera ormai acquisite per diritto divino.
Il riscaldamento, la doccia calda, l’illuminazione artificiale, il condizionamento, il trasporto privato.
Il Professor Giorgio Nebbia docente emerito di Merceologia all’Università di Bari da tempo sostiene la necessità di progettare e costruire una nuova economia, equa sostenibile amica dell’ambiente; in grado di permetterci di continuare ad usare gli agi del progresso tecnologico, ma in modo intelligente, senza annichilire le risorse del pianeta e senza devastare gli ecosistemi.

“Senza petrolio, carbone, nucleare torneremmo all’età della pietra. le nostre case resterebbero al buio e sarebbero gelide d’inverno e bollenti d’estate”. Quante volte abbiamo udito intonare questo leitmotiv da classi politiche senza cultura, senza visione del futuro, legate da vincoli clientelari ai cavalieri dell’apocalisse che prosperano con questi business?

Per queste yes people prezzolate le fonti pulite e rinnovabili costituiscono un’eresia, un’ideologica e acefala adesione ‘ad un ambientalismo di tendenza sinistroide’.

Come se l’integrità dell’ambiente da cui dipende in massima parte la salute degli esseri umani fossero tormentoni di una fazione politicante da estrarre o riporre in un cassetto a seconda delle stagioni e delle convenzioni elettorali. Già solo questa tesi fornisce l’indice di qualità sulle persone cui affidiamo la gestione del bene comune in Italia.

In California, dove difficilmente si trovano 'integralisti rossi', i candidati alle elezioni inseriscono nei propri curricula e nelle proprie schede di presentazione la qualifica di ‘ambientalista’ come un vanto e un punto d’onore.

Non sentiremo mai un qualunque politicante italiota di bassa lega o di frequentazioni romane parlare ad esempio di risparmio di combustibili fossili, di strategia energetica combinata tra efficienza e produzione da fonti rinnovabili. Nessuno di questi figuri (né la cricca degli pseudo scienziati che per tornaconto bancario spaccia falsità e disinformazione ai cittadini) dirà mai che evitare di bruciare combustibili fossili non solo ci aiuta a difendere il clima del pianeta, ma contribuisce a rendere più ricchi sia i cittadini, sia le imprese. Ma forse il problema è proprio questo.

Limitiamoci agli sprechi di energia. Nel 2005 (giusto per avere un dato di riferimento) sono costati all’economia globale più di mille miliardi di dollari: una cifra folle. Con la quale, invece di surriscaldare l’atmosfera terrestre e creare minusvalore economico, avremmo potuto rispettare l’ambiente e risolvere i problemi dei nostri fratelli tagliati fuori dall’accesso all’acqua potabile, costretti a sopravvivere con meno di una ciotola di riso al giorno e senza neppure una vaga speranza di servizi sanitari minimi. Alla faccia delle ipocrite campagne dei parrucconi plutocrati dell’Onu, della Fao e dell’Oms.

La classe dirigente di questo bislacco paese chiede sacrifici sempre ai cittadini che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo, poi magari fa cassa concedendo favori a grandi evasori e palazzinari, attraverso scudi fiscali e condoni edilizi mascherati.

Perché non progettare piani edilizi ecosostenibili, a basso impatto ambientale e alta efficienza energetica?
Ristrutturare gli edifici dei nostri centri urbani con questi criteri rappresenterebbe un impulso economico per cittadini e imprese.
Come sarebbe sensato scrivere una legge che preveda l’obbligo di costruire nuove case, palazzi, centri residenziali adottando questi criteri.

Negli Usa, a Snowmass, in Colorado, un certo signor Amory B. Lovins, ha costruito la propria casa dopo averla progettata da cima a fondo, in modo molto puntiglioso e preciso.
C’è da rilevare che da quelle parti l’inverno è piuttosto rigido: la colonnina di mercurio può scendere fino a 44, 45 gradi Celsius sotto lo zero.
Eppure mister Lovins non ha voluto in casa sua alcun tipo di impianto di riscaldamento convenzionale. Un folle?
Considerato che lui, la sua famiglia e il suo cane godono di ottima salute, bisogna escludere questa ipotesi.
Il signor Lovins in effetti è uno scienziato, laureato in Fisica e fondatore del Rocky Mountain Institute, organizzazione di studiosi che propone una nuova rivoluzione industriale basata sui dettami della green economy.
Ma non si è affidato a nessuna magia con l’aiuto di Gandalf o Merlino, né all’uso di tecnologie avanzatissime ancora sconosciute al resto della razza umana, nè ad incredibili incontri ravvicinati con i parenti di E.T.
Il tetto dell’abitazione è isolato con circa 30 cm di schiuma poliuretanica; le pareti in muratura sono spesse 40 centimetri e contengono un’intercapedine di 10 cm contenente ancora la stessa schiuma.
Le finestre a doppi vetri sono dotate di tre pellicole trasparenti colme di gas cripton isolante, come se alle stesse finestre fossero fissati dagli 8 ai 14 strati di vetro.
Un ottimo sistema di ventilazione dell’aria in sinergia con questi accorgimenti consentono di superare le perdite di calore di circa l’1% rispetto al calore prodotto dalla luce solare, dalle apparecchiature e dalle altre persone che abitano all’interno. Sembra quasi un racconto ai confini della realtà, ma Mr. B. Lovins compensa questa ‘falla’ del sistema giocando un po’ con il cane (azione che genera 50 watt e raddoppia fino a 100 watt lanciando una pallina al simpatico quadrupede).
Sono infine stati implementati dispositivi per risparmiare il 50% di acqua, il 99% dell’energia necessaria a riscaldarla, il 90% dell’elettricità. Sul tetto della casa sono montati pannelli solari che generano da 5 a 6 volte l’energia necessaria alla casa, mentre l’eccedenza viene venduta al gestore della rete elettrica.

La casa di Mister Lovins consuma poco più di una lampadina da 100 watt (solo per dare un'idea, visto che nell'area Ue le classiche smerigliate sono state messe al bando dal I settembre 2009).

Piccolo particolare da rivelare a quanti sproloquiano di ritorno alla preistoria senza idrocarburi e senza cemento: questa abitazione è stata costruita nel 1984.


Fonti:
Le Scienze, Rocky Mountain Institute
NUCLEARE ITALIANO: BRICIOLE D'ENERGIA, SALATISSIME E INDIGESTE
post pubblicato in Scienza, il 2 ottobre 2009

 

Nessuna certezza sulla sicurezza (non per colpa della tecnologia), per nulla economico. Il Professor Francesco Gonella, docente di Fisica a Ca’ Foscari spiega perché la strategia energetica che dovrebbe rendere l’Italia indipendente da gas e petrolio altrui sia un flop annunciato. Ma ancora una volta pagato a caro prezzo dalle tasche dei cittadini



di Hermes Pittelli ©



 Metti una sera a cena (post cenam) con lo scienziato: Francesco Gonella, padovano, docente di Fisica a Ca’ Foscari.
Da tempo, molti amici e colleghi gli chiedevano cosa pensasse dell’opzione nucleare, se la ritenesse un’opportunità irrinunciabile per rendere l’Italia libera dalla schivitù energetica che la condiziona.
Fino a pochi mesi fa, il Professore rispondeva: “Penso... nulla”.
Non aveva né strumenti adeguati, né dati scientifici per offrire una spiegazione critica e motivata ad un quesito che diventa di stringente attualità al cospetto della dichiarata volontà del governo di costruire 8 o 10 centrali atomiche. I siti individuati dall’esecutivo per la realizzazione delle centrali sono: Fossano (Cn), Trino (Vc), Caorso (Pc), Monfalcone (Go), Chioggia (Ve), Ravenna, Scarlino (Gr), Latina, Garigliano (Ce), San Benedetto del Tronto (Ap), Termoli (Cb), Mola (Ba), Scanzano Jonico (Mt), Palma (Ag), Oristano.
Francesco Gonella si è incuriosito, la curiosità dello scienziato che diventa la sfida e il piacere della conoscenza. Qualche politico della maggioranza vorrebbe eliminare la figura dello scienziato, un po’ come Brunetta intende fare con quello che definisce ‘culturame’.
Gonella si è gettato in modo forsennato nella ricerca e raccolta di informazioni scientifiche e documenti ufficiali sull’argomento. Poi ha ristretto il campo di indagine, eliminando le fonti contraddittorie, quelle schierate in modo ideologico ‘pro’ o ‘contro’, quelle senza una reale base scientifica.
Alla fine, con la mente del ricercatore che parte da una tabula rasa e senza pregiudizi di alcuna natura, è giunto a formulare le sue conclusioni basandosi su 4 fonti 4, le più rigorose, autorevoli e super partes a livello mondiale. E le espone ai cittadini in pubbliche conferenze multimediali, come quella intitolata ‘Nucleare e fonti rinnovabili’, organizzata dall’Aido (Associazione italiana donatori di organi) di Pordenone.

Professore, lei è docente di Fisica. Perché ha cominciato a studiare il tema 'energia nucleare e fonti alternative'?

R. Da un lato, perché parte della mia attività didattica all'Università Ca' Foscari riguarda la Fisica dell'ambiente, dall'altro perché volevo formarmi un'idea personale, libera da preconcetti.

Sgombriamo il campo da equivoci (visti i tempi): Lei nella sua analisi dell'argomento è stato influenzato da opinioni politiche, da pregiudizi di qualche natura, da interessi particolari e privatissimi?

R. Assolutamente no. Ho cercato anzi di valutare criticamente tutto quello che ho letto a prescindere completamente da qualsiasi orientamento ideologico, mantenendo l'onestà intellettuale che costituisce uno dei doveri fondamentali dello scienziato nella sua attività.

Perché, al di là della fatica erculea per la mole di dati che si possono reperire sul nucleare, Lei ha ristretto il campo di indagine a quattro fonti? Può citarle?

R. Dopo aver consultato molte dozzine di fonti diverse, ho ristretto il campo a poche fonti che a mio giudizio garantiscono da una parte i criteri di obbiettività necessari ad un'informazione corretta, capillare e completa, e dall'altra un livello di scientificità nell'approccio che le rende del tutto attendibili. Mi sono quindi basato, nel farmi una (comunque personale) idea della situazione riguardo al nucleare, sui documenti dell'IAEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica), dell'IEA (Agenzia Internazionale per l'Energia) e su uno studio specifico portato avanti da un gruppo di lavoro del MIT, il Massachusetts Institute of Technology di Boston. A questi documenti, per completare il quadro anche in riferimento alla situazione italiana, ho aggiunto alcune pubblicazioni (tra cui, Con tutta l'energia possibile, Ed. Sperling&Kupfer) di Leonardo Maugeri, direttore del settore Strategie Sviluppo dell'ENI nonché membro di diversi organismi di studio internazionali sulle tematiche in oggetto.

Entriamo nel dettaglio. Lei ha deciso di evidenziare soprattutto due aspetti dell'argomento: quello economico e quello della sicurezza. Perché?

R. Tra i molti nodi che fanno del nucleare una scelta critica, quelli del costo e della sicurezza sono a mio avviso i più importanti, nel senso che sono imprescindibili per qualsiasi strategia si voglia sviluppare riguardo all'approvvigionamento energetico.

Partiamo dal dato economico: è vero che tutti i paesi più avanzati del G20 stanno rilanciando il nucleare? E in Europa qual è la situazione?

R. Non è vero. Gli scenari stimati per lo sviluppo del nucleare attestano una crescita del numero di centrali localizzata soltanto nell'Est Europeo, in Estremo Oriente e in alcuni Paesi dell'Africa. Il mondo occidentale in generale non sta "sposando" l'opzione nucleare.

La politica italiana, in modo trasversale, non solo il governo e la maggioranza, dice ai cittadini che l'energia atomica renderà il Belpaese libero dalla schiavitù energetica, assicurando bollette molto più leggere di quelle attuali. E' davvero così?

R. No. Il tempo necessario, dal momento in cui si approva la costruzione di una centrale al momento in cui la si allaccia alla rete elettrica, è in media, in Europa Occidentale, di quasi 17 anni. Le 4 centrali in programma in Italia graveranno quindi economicamente sulla collettività per quasi vent’anni, prima di entrare in funzione nella rete elettrica. A quel punto, apporteranno un contributo attorno al 10% del consumo nazionale di elettricità, cioè appena di qualche punto % del consumo energetico totale.

Forse è noioso, ma forniamo dati numerici precisi: quanto costa costruire una centrale di media grandezza e potenza? Quanto costa in termini di manutenzione? Quanto costa alimentarla, visto che l'Italia magari non acquisterebbe più energia elettrica, gas e petrolio all'estero, ma dovrebbe comprare uranio?

R. Il costo di costruzione è nominalmente di circa 1,5 miliardi di Euro. Dico nominalmente, perché è calcolato su un tempo "ingegneristico" di costruzione di 5 anni, mentre abbiamo visto che il tempo effettivo è molto più lungo. Nel nucleare è normale, ovunque, che le spese eccedano il budget iniziale previsto in modo a volte sbalorditivo. Riguardo ai costi dell'uranio, è impossibile sapere oggi come si evolverà il mercato. Certo è che il suo prezzo è aumentato di 10 volte negli ultimi 5 anni.

E soprattutto, una volta esaurito il proprio ciclo vitale, quanto costa smantellare una centrale?

R. I costi purtroppo si estendono molto al di là del termine della vita operativa di una centrale. La dismissione di una centrale costa almeno quanto l’allestimento. Oggi come oggi, i costi esorbitanti a cui ad esempio la Gran Bretagna è andata incontro riguardano lo smantellamento e la gestione dei rifiuti, più ancora che la manutenzione vera e propria. Riguardo allo stoccaggio delle scorie nucleari, gli Stati Uniti da soli hanno in programma investimenti per circa 70 miliardi di Euro solo per la messa in opera di un unico sito di stoccaggio, posto nel sottosuolo del deserto del Nevada.

Professore, tutti questi costi, da chi verrebbero sostenuti? Esistono privati interessati al business nucleare? E, facendo gli scongiuri, in caso di incidente, le grandi compagnie assicurative coprirebbero i costi di eventuali danni ambientali, materiali, menomazioni o addirittura perdita di vite umane?

R. Qui arriviamo a una questione che ci deve far riflettere. In nessuna parte del mondo investitori privati comperano né finanziano impianti nucleari, e solo continui e massicci interventi statali tengono in vita l'opzione nucleare. L'assenza di partecipazioni private fa del nucleare l'unica opzione i cui costi e le cui conseguenze saranno sempre, dovunque e comunque pagate soltanto dalla collettività, in termini di tasse. E’ interessante sapere che una piccola quota della nostra bolletta della luce ancora oggi continua a pagare lo smantellamento delle centrali nucleari italiane chiuse dopo l'incidente di Chernobyl nel 1986.

Sicurezza. Le attuali centrali posso essere ritenute sicure? E quelle eventualmente realizzate in Italia apparterrebbero alla terza o alla quarta generazione?

R. Dal punto di vista tecnico-ingegneristico, le centrali sono molto sicure. Il problema sta nella sicurezza rispetto altri fattori, ad esempio negligenze o errori umani, attacchi terroristici, gestione dei rifiuti radioattivi. In questo senso, le tecnologie più sicure sono quelle relative ai cosiddetti reattori di quarta generazione, ma motivi tecnologici indicano proprio nel ciclo chiuso la fonte per la produzione di plutonio suscettibile di venir venduto illegalmente a paesi o gruppi terroristici. In Italia comuque il progetto riguarda reattori di terza generazione.

Ammesso che queste centrali siano tecnologicamente sicure, qual è dunque il rischio connesso alla loro presenza? Nel 2008 in Francia nel giro di un solo mese si sono verificati addirittura quattro incidenti nucleari...

R. Appunto. Le negligenze umane, o semplicemente la cattiva manutenzione, accadono con una frequenza molto maggiore dei guasti veri e propri.

Queste centrali – pensiamo allo scenario peggiore, l'11 settembre 2001 – sono al riparo da eventuali attentati o attacchi terroristici?

R. No. Per citare testualmente il risultato dell'analisi del MIT, Il livello a cui gli impianti nucleari debbano essere messi in grado di resistere a possibili attacchi terroristici deve ancora essere attestato.

Professore, in Italia stiamo davvero facendo tutto il possibile per progettare una strategia energetica che ci renda indipendenti e che sia sostenibile sia dal punto di vista ambientale, sia da quello economico?

R. No. Tra i costi del nucleare che non ho citato precedentemente c'è ad esempio il cosiddetto "costo di risorsa", e cioè la sottrazione di investimenti allo sviluppo delle tecnologie relative alle altre fonti rinnovabili, e soprattutto ai programmi di rinnovamento delle reti energetiche e delle infrastrutture.

Se la transizione dalle vecchie e insostenibili filosofie energetiche (ed economiche) alle fonti rinnovabili non può essere realizzata di colpo (servono un nuovo approccio culturale e una profonda rivoluzione dell'Economia), esiste già una tattica di pronto intervento che consenta di ridurre spese, sprechi e inquinamento ambientale?

R. Certamente sì, tanto che a volte viene citata come "fonte energetica" di per se stessa, e cioè l'efficienza. E' inammissibile che non esista, a fronte di una realtà dei fatti che ci imporrà comunque di continuare a utilizzare nei prossimi decenni le fonti fossili tradizionali, una politica che razionalizzi il consumo energetico ad esempio nel campo dei trasporti, e più ancora in campo edilizio. E' insensato che ci incentivino a usare lampadine a basso consumo quando i soldi che risparmiamo li usiamo poi per acquistare un SUV. Com’è altrettanto insensato che al mercato io possa comperare mirtilli fuori stagione che arrivano trasportati dal Cile. Riguardo all'edilizia, lei sa che le tecnologie che consentono di costruire case ad alta efficienza energetica e che non hanno bisogno dell'impianto di riscaldamento sono tecnologie a basso costo, e sono note letteralmente da decenni (In Colorado, dove d'inverno la temperatura scende anche a -40°, uno scienziato, Amory B. Lovins, nel 1984 ha edificato la sua attuale casa con tecnologie disponibili all'epoca: questa casa ogni giorno consuma energia pari ad una lampadina da 100 watt, ndr).

E' vero che in Italia, dal 2000, indipendentemente dal colore dei governi, non solo la ricerca scientifica è stata ostracizzata e boicottata, ma quella relativa all'energia non riceve più fondi dallo Stato? Perché, secondo Lei, è stata attuata una politica così miope e suicida?

R. Il discorso è molto complesso. Posso solo dire che la situazione della ricerca scientifica in Italia è semplicemente vergognosa, molto più di quanto sia percepito dall'opinione pubblica, e in questo senso la ricerca relativa all'energia paga lo stesso insensato dazio degli altri settori.

Professore, cerchiamo di offrire una conclusione: il nucleare italiano è dunque una grande opportunità energetica ed economica o il consueto grande inganno a danno dei cittadini e a vantaggio dei soliti, pochi furbacchioni?

R. Diciamo che fino a 6 mesi fa, quando ho preso di petto la questione e ho iniziato a studiare, ero per così dire equidistante tra le posizioni a favore e contro il nucleare. Ora come ora invece, penso che la possibilità che il nucleare rappresenti per il nostro Paese una scelta lungimirante, sicura e conveniente sia semplicemente inesistente.

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