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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Là fuori qualcosa è gravemente deteriorato
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 18 settembre 2016

Bruno Arpaia con il suo nuovo romanzo lancia l’ultimatum (su base rigorosamente scientifica) alla Terra: risolviamo davvero il nodo ambientale o tra pochi decenni il pianeta sarà solo un’alternanza di sparuti lembi desertici e mari profondissimi, abitabile solo in Scandinavia... forse.


 

di Hermes Pittelli ©

 

 

 Mondo, 2050/60/70 (o giù di lì…).

Catastrofe climatica deflagrata.

Milioni di persone derelitte, trasformate in migranti climatici.

Senza cibo, senza acqua potabile.

Alla vana ricerca di lembi di terra ancora abitabili, in qualche modo.

Livello dei mari cresciuto di 10 metri, con acque sempre più acide.

La taumaturgica rete internet un lontano retaggio del passato, di quando eravamo ricchi e molto stupidi.

Venezia completamente sommersa dall’Adriatico. Napoli, quasi scomparsa, fagocitata dal suo magnifico golfo, dopo essere divenuta un camposanto pieno di morti causati dai conflitti tra i clan malavitosi, tra i fondamentalisti delle varie religioni, tra le semplici persone, disgraziati regrediti fino all’era dell’homo homini lupus per strapparsi reciprocamente un tozzo di pane avariato.

Amburgo, inghiottita dalle acque, perché come tutte le città fluviali, i corsi d’acqua invasivi e penetranti hanno compiuto l’opera distruttiva con forza e ferocia ancora più potenti.

Un romanzo catastrofista post litteram sulla scia di alcune produzioni hollywoodiane in voga qualche anno fa? Un romanzo distopico? Una climate fiction? Niente di tutto questo. Il nuovo romanzo di Bruno Arpaia suona il suo gong letterario sullo stato ambientale della Terra. Ricavato dai dati scientifici a disposizione di chiunque voglia trovarli e leggerli, sul grado di salute del nostro unico pianeta a disposizione. 

Non si tratta nemmeno di kabbala, di affibbiare la colpa alla 17° edizione di Pordenonelegge o al simbolico e magnifico gatto nero della manifestazione.

Quello di Arpaia è un estremo grido d’allarme, come quello di Munch, ma attraverso la letteratura, perché il racconto, nonostante certi attuali furori cibernetici, è la forma più antica ma ancora più efficace di trasmissione del sapere.

Viviamo immersi in un eterno presente autistico, in una bolla d’irrealtà nella quale crediamo che le ‘conquiste della civiltà’ siano per sempre, come esistesse un gigantesco e invisibile hard disk che le contiene tutte e le tutela all’infinito. Non è così, la regressione culturale, la perdita del sapere, la de culturalizzazione sono tragedie già accadute nella storia dell’umanità e sono fattori di rischio che preoccupano l’autore quanto, se non più, della crisi ambientale.

Un esempio illuminante: la culla della cultura, Alessandria d’Egitto. La più grande biblioteca del mondo pre cristiano. Non è ancora chiaro se sia stata distrutta (in modo accidentale?) durante l’assedio voluto da Giulio Cesare o sia deperita per i tagli finanziari decisi dai vari imperatori che nel corso del tempo persero interesse per la cultura. Certo, finì tre volte tre volte incenerita dalle fiamme, dell’ignoranza soprattutto, anche di quella dei fondamentalisti giudaico cristiani, quelli che obbedendo al vescovo Cirillo, inflissero il supplizio letale alla grande Ipazia.

Il risultato fu devastante: ad Alessandria sapevano già che la Terra è sferica, che gira intorno al Sole, che il cervello è l’organo più importante del corpo umano, che al di là delle colonne d’Ercole esistevano altre terre emerse (lo avevano dedotto studiando la ciclicità delle maree…).

Il (de) genere umano restò bloccato nelle tenebre per altri 1500 anni.

 

“Rifuggo dalle classificazioni letterarie e anche da certe mode un po’ ingenue tipiche dell’ambientalismo all’italiana. La manipolazione della Natura è necessaria, vivere in una natura incontaminata sarebbe impossibile: le melanzane non sarebbero commestibili se la mano dell’uomo non le avesse trasformate, incrociandole con altre piante. La febbre del bio? Magari per ottenere una coltura biologica, o presunta tale, si consumano più risorse e si inquina di più che non attraverso quelle tradizionali... Abbiamo smarrito il senso del limite e del tragico. Questo è drammatico. Negli ultimi 150 anni la quantità di CO2 nell’aria è aumentata in quantità esponenziale, mentre nei precedenti 50.000 anni era sempre rimasta costante. Difficile non attribuire la responsabilità alle attività antropiche. I primi 8 mesi di quest’anno hanno registrato la temperatura media più alta dal 1850 ad oggi, cioè da quando abbiamo cominciato ad annotare questi dati. La ‘questione climatica’ è così urgente che dovremmo pensare alle soluzioni possibili 24 ore su 24, nonostante sia chiaramente impossibile. Il corpo umano, quando supera la temperatura di 41 gradi centigradi, muore. La Terra è un organismo vivente, dovremmo trarre le nostre conclusioni, anche se questi cambiamenti sono stati e continuano ad essere così accelerati e repentini che nessuno scienziato al mondo dispone di modelli matematici di riferimento in grado di azzardare una previsione attendibile sul futuro.

Se non interveniamo è però certo che il livello dei mari, sempre più acidi e incapaci di assorbire anidride carbonica, si innalzerà da un minimo di 11 metri, fino ad un massimo di 80! Teniamo presente che già solo con 2 metri, Venezia finirebbe completamente sommersa (nuova Atlantide?).

Il ciclo dei Monsoni subirà, la sta già subendo, un’inversione irreversibile…”.

L’incipit dello scrittore e giornalista partenopeo, grande appassionato, esperto e traduttore di letteratura spagnola, è sconvolgente. Difficile però contestare o smentire la sostanza del suo discorso.

“I governi del mondo, gli organismi internazionali sembra applichino tutti la teoria dei giochi, quella che prevede singoli interventi decisivi e onerosi per i singoli stati, i quali poi calcolando che il beneficio non sarà immediatamente riscontrabile e soprattutto si spalmerà anche sulle altre regioni, decidono che tutto sommato, tenendo a mente le proprie risorse finanziarie, è meglio non intervenire.

Per questo non credo nell’economia e nelle teorie economiche: sono artifici con pretese di scientificità; basta aprire un manuale a caso e sono gli stessi economisti nella premessa a confessare che le risorse sono limitate e scarse. Dunque?”.

Arpaia, ecumenico e in perfetta forma dialettica, non risparmia niente e nessuno. Meno male.

“Ho voluto che il protagonista del romanzo fosse un neuroscienziato, perché proprio quella branca scientifica ha provato che la realtà esterna non esiste o almeno non esiste come la percepiamo noi.

Il nostro cervello crea una narrazione comprensibile per la limitata macchina umana, non registra la realtà com’è davvero. La tanto celebrata Natura è per noi un mistero. La fisica, la scienza che dovrebbe spiegarcela, al momento è riuscita a decifrarla al 4%, il restante 96% è materia oscura: sappiamo con certezza che l’Universo si espande sempre più e a velocità crescente, ma della Natura, senza tema di smentita, non sappiamo un …! Interessante poi scoprire che contrariamente alla vulgata, il nostro cervello durante il giorno non pensa soprattutto al sesso, cioè alla funzione che garantirebbe la continuità della specie, ma alla narrazione, al raccontare storie; questo dimostra che l’Evoluzione non spreca tempo…”.

 All’Auditorium dell’Istituto Vendramini di Pordenone, mentre fuori imperversa uno dei famigerati monsoni anomali, resta il tempo per un’ultima stoccata di classe, degna del Cyrano (di Rostand, di Guccini o di entrambi, a vostro gradimento).

“Ai politici ignoranti di oggi, vorrei dire che tutti siamo discendenti dei sapiens sapiens partiti dall’Eritrea 45.000 anni fa e giunti in Europa dove abitavano i neanderthal. I neanderthal erano più forti fisicamente e avevano un cervello più grande, eppure si sono estinti. Il vantaggio dei sapiens? Essere migranti, capaci di muoversi, adattarsi, mischiarsi… Ai vari populisti, demagoghi, razzisti dico che quelli erano veramente ‘negri’ e voi siete loro parenti. Se i neanderthal avessero eretto muri o barriere non sareste qui adesso ad ammorbarci con le vostre stupidaggini”.  

 

Esaurita, ma solo per questa domenica la verve polemica, accogliamo il pressante invito di Arpaia:

prima che qualcosa là fuori, forse qualcosa generato dissennatamente da noi stessi, ci distrugga in modo totale e definitivo.

Livio, il neuroscienziato protagonista di questa storia, paga un prezzo alto agli errori dei governi e di ogni singolo uomo del globo, ma durante l’esodo verso la Scandinavia, ultima terra promessa (?), nonostante la stanchezza, la malattia, le privazioni si ostina ad amare il prossimo e a tentare di impartire qualche conoscenza ai giovani, qualche briciola di cultura.

Per tentare di salvare il pianeta, servirebbero immediate misure draconiane, molto impopolari e poco remunerative dal punto di vista elettorale.

Esistono veri politici, capaci di avere una visione del bene comune da qui al prossimo mezzo secolo e non concentrati “sulle prossime amministrative di Sacile, giusto per fare un esempio?”.

Anche il limite di contenimento della CO2 con riduzione delle relative emissioni in modo che la temperatura globale non aumenti ancora di altri 2 gradi centigradi è solo una foglia di fico, una convenzione senza base scientifica, l’ennesima pietosa bugia, inadatta a garantire che la pessima china ambientale intrapresa sia irreversibile.

 

Non abbiamo più a disposizione lo sciocco rito apotropaico dello struzzo o del bipede un tempo denominato uomo, ‘a mia insaputa’.

Perché l’unica memoria che resta, nonostante i limiti, nonostante la creatività mnemonica, è quella umana.

Un ultimo, impolverato brandello di ottimismo, prima che l’Universo chiuda per sempre il sipario sul pianeta Terra?

Le verità di Mario Sechi
post pubblicato in Ambiente, il 29 agosto 2012

Il direttore del quotidiano Il Tempo in un recente editoriale lancia un duro ‘j’accuse’ contro le ideologie responsabili della preoccupante perdita dei posti di lavoro in Italia. Citando a sostegno l’incolpevole Costituzione italiana che, per fortuna, è robusta di suo…


di Hermes Pittelli ©


 La verità, vi prego, sulla disintegrazione del lavoro in Italia.
Secondo l’Istat, a giugno i disoccupati sono giunti alla cifra record (negativo) di 2,8 milioni, con una perdita secca del 37,5% di posti, nel giro di un solo anno.
C’è un uomo, un giornalista, che sulle ragioni del disastro occupazionale può fornire solo verità assolute: le sue, naturalmente. Mario Sechi, direttore responsabile del quotidiano Il Tempo, inquadra nel suo mirino analitico le ideologie a suo dire colpevoli senza appello della situazione; e le impallina senza pietà.
Ideologie deambulanti sulle gambe di certa magistratura che vorrebbe chiudere l’acciaieria più grande d’Europa (anche la più letale e corrotta, ma il direttore è distratto dallo spread e dal fiscal compact), di certa politica come il sindaco Pietro Tidei, Pd, reo di minacciare lo stop alla centrale elettrica a carbone Enel di Civitavecchia (per Sechi, il carbone più pulito del Mondo, una valutazione forse ereditata da Stefania Prestigiacomo) e naturalmente i cattivi sindacati che pretendono lavoratori trattati come esseri umani, invece che da perfetti robot (ma ci arriveremo, Sechi si tranquillizzi) al servizio del dio bifronte Sviluppo/Industria.

Insomma, ideologie nemiche che attentano ai posti di lavoro e tradiscono la sacralità della Costituzione.
Verità? Pirandello si farebbe matte risate.
Uscendo dal teatro del grande siculo ed entrando in quello surreale del paese alla rovescia, ci si chiede dove sia la sinistra che secondo alcuni, tra i quali Sechi, terrebbe in ostaggio le mirabolanti sorti di una nazione, cristallizzata agli anni ’60 del 1900, politicamente ed economicamente.

In giro, si notano rigurgiti fascisti di varia intensità, a cominciare dalla strana coppia Bersani-Vendola (questi i più pericolosi, perché mascherati da progressisti).

Il direttore del Tempo – bisogna riconoscerlo - è un abile manipolatore dell’informazione e della Costituzione, che viene bastonata o brandita a seconda degli interessi di cui lui è portavoce.
La proprietà di questo quotidiano fa parte di quella vasta schiera imprenditoriale che considera la nostra Legge fondamentale, nella migliore delle ipotesi un ferro vecchio, nella peggiore un ingombrante ostacolo al vero sviluppo, da rimuovere ed abolire una volta per tutte.

Se è vero che la Costituzione pone come pilastro della Repubblica il Lavoro, Mario Sechi, maliziosamente, evita di citare gli articoli (per i più trasgressivi: il 9, il 32, il 41), chiarissimi, che per la nostra Carta indicano come centro della società l’Essere Umano, la Persona, il Cittadino; evita di dire ai suoi lettori e rammentare alle istituzioni e ai politicanti che la Costituzione tutela la Dignità e la Sicurezza dei cittadini lavoratori, la Salute, il Paesaggio, il Patrimonio artistico e culturale.
Evita di specificare che il male che ha colpito il mondo globalizzato e lo sta conducendo alla catastrofe è stata la logica del ‘profitto per il profitto’, si guarda bene dallo smascherare e condannare le imprese e le industrie dedite al ‘business’ come mezzo e fine ultimo e incapaci di realizzare progetti che concorrano al Progresso armonico, spirituale e sociale del paese.

L’Ilva, l’Eni, l’Enel, tanto per non fare nomi ed esempi lampanti, in spregio al dettato costituzionale e ad ogni legge, sono state lasciate a briglia sciolta dalla politica (collusa per ovvi e bassi interessi) si sono arrogate il diritto di imporre le proprie regole (inquinando, devastando, sfruttando vite umane e territori), facendo il bello e il cattivo tempo (cattivo, soprattutto), infischiandosene perfino di pagare l’Ici senza che nessuna istituzione o organo di controllo abbia sentito come preciso, ineludibile dovere l’obbligo di chiederne conto.

E' curioso che oggi Pdl e Pd (bella accoppiata!) parlino di indebita invasione di campo da parte della magistratura. Spesso, le norme italiane in materia di tutela ambientale e sanitaria sono risibili o edulcorate (Sechi rammenta che un anno fa il Parlamento fu aperto in fretta e furia a ferragosto per approvare un testo pro Ilvam per consentire l’innalzamento ad libitum delle emissioni del cancerogeno benzoapirene?), ma considerando la latitanza e la collusione di politica e scienza 'ufficiale', a chi spetta il compito di far rispettare la Legge (Costituzione in primis)???

La scienza ufficiale è quella rappresentata da Piero Angela che a Superquark spaccia l’ennesimo spot pro Eni quale inchiesta sull’industria petrolifera italiana (addirittura capace secondo lui di favorire la proliferazione della fauna ittica) o dal divulgatore Alessandro Cecchi Paone che dalle pagine di una delle patinatissime riviste del cane a sei zampe si lancia in uno sperticato elogio dell’oro della Val d’Agri, paradigma del connubio armonico e perfetto tra ambiente, patrimonio culturale e attività estrattive.

Tutto questo Alice non lo sa, come canta il Poeta, ma Mario Sechi sì e finge di essere agnostico, racconta ai suoi lettori un altro paese, il mondo posticcio e artificiale che piace ai sedicenti grandi manager e sedicenti politici italioti.
Mario Sechi finge di non sapere che l’industria fossile è la principale imputata dei cambiamenti climatici che sconvolgono il Pianeta (aumento incontrollabile di CO2, con effetto serra causa dell’alternanza tra siccità e alluvioni che mettono in pericolo le produzioni agricole e le riserve di acqua potabile, scioglimento dei ghiacciai e dei poli, innalzamento dei mari), in ossequio alle farneticazioni dei petrolizzatori sulla sicurezza della loro tecnologia, Sechi non vede la più grande raffineria del Venezuela esplodere, uccidere 48 persone e bruciare senza posa per quattro giorni consecutivi, spargendo nell’aria altre sostanze tossiche; o restando nei nostri martoriati confini, non registra che in un giorno e mezzo a Pisticci, in Basilicata Saudita, sono andati in fumo 1.500 ettari di patrimonio boschivo, annientati come scrive la Gazzetta del Mezzogiornoda una autentica apocalisse di fiamme”. E sull’aridità che favorisce i crimini dolosi di piromani bene ammaestrati, torni ai capoversi precedenti.

Come diceva sempre il grande oncologo, lui sì, Renzo Tomatis, le generazioni future, se ci saranno, non avranno pietà di noi: giustamente.
Lo sviluppo garantito dall’industria fossile che tanto piace a Mario Sechi è davvero ardente. Mentre incassa i profitti, brucia allegramente le risorse, la salute, la democrazia, la libertà e la Costituzione:
incenerisce la Vita.


Fonti: Il Tempo, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Costituzione Repubblica italiana

Dialogo immaginario (ma non troppo) tra un netturbino (urbano) e un cittadino (?)
post pubblicato in Illusioni letterarie, il 13 marzo 2011
di Hermes Pittelli ©


N. “Ti stai facendo crescere la barba?”.
C. “Non la sto facendo crescere, cresce”.
N. “Ah...”
C.
“Ti rendi conto?”
N.
“Non conto, spazzo. Non so contare e non conto. Canto come fosse un karaoke, così mi passa e non ci penso. Canto e spazzo”.
C.
“Ah...”.

C. “Comunque, ti rendi conto? Siamo immobili, da 20 anni. Un lasso di tempo più lungo – o uguale, ma sempre troppo - di quanto sia durato il regime fascista”.
N.
“Lasso? Quello dei cow boys nei film western e nei fumetti di Tex?”.
C.
“No, lasso inteso come periodo, intervallo temporale”.
N.
“Piove? Ho sempre adorato quegli intervalli della Rai di un tempo, quando esistevano solo il ‘primo’ e il ‘secondo’, come fosse l’unico pranzo della giornata alla tavola di un lavoratore plebeo. Te li ricordi, quegli intervalli? Con musichette celestiali e le cartoline in bianco e nero dei paesaggi più belli d’Italia...”.
C.
“Ma cosa dici? Insomma, il dramma è che siamo cristallizzati, bloccati, paralizzati. Continuiamo ad avvolgerci su noi stessi, fermi sullo stesso punto. Il mondo cambia, ci sono stravolgimenti inimmaginabili. La parola scorre libera e veloce in Rete e scatena rivoluzioni in Africa e Medio Oriente; nell’impero comunista del Dragone si concentra il più alto numero di miliardari del globo e noi siamo come la drosophila melanogaster, il moscerino della frutta rimasto incastonato nell’ambra attraversa i secoli, sempre immobile, sempre uguale a se stesso. Immutabile, immarcescibile, ma bloccato, imprigionato in una goccia d’ambra. Goccia dorata e trasparente, da cui magari vedere il mondo, ma deformato dalla rifrazione”.
N.
“Ah... scusa, hai fatto nottata alcolica con i tuoi amici? Come può essere libera la parola nella rete? Non si impiglia? E poi questa drogafila melanogangster deve essere una poco di buono, una della criminalità che si arrichisce spacciando schifezze chimiche ai nostri giovani, bruciando loro il cervello”.
C.
“Ah... comunque, ribadisco: da 20 anni siamo seduti sullo stesso strapuntino di roccia e utilizziamo sempre le stesse, poche, banali parole. Non riusciamo più ad articolare un discorso completo, figuriamoci un ragionamento con delle premesse motivate, uno sviluppo logico e una conclusione che apra nuovi orizzonti e sia foriera di progetti per il futuro di tutti, per il bene comune. Solo slogan markettari, il cittadino non esiste più. Non è un soggetto attivo, portatore sano di diritti e doveri e individuo fondamentale che realizza e si realizza in una società armonica, multiculturale, cosmopolita; no, è una monade consumatrice, consumatrice di prodotti inutili e dannosi per la salute e per l’Ambiente, telespettatrice di programmi osceni per ottenebrare e ipnotizzare le masse, automa fornitrice di ‘x’ su facce di delinquenti che candidandosi vogliono infiltrarsi nelle istituzioni per esfiltrarsi dalla giustizia”.
N.
“Ah... non saprei, comunque ho dei parenti veneti e mona, può essere anche un articolo piacevole, ma se te lo dicono non è certo un complimento”.
C.
“Sono friulano, conosco bene questo etimo”.

N. “Eh, non esistono più le mezze stagioni. Hai visto? Siamo a metà marzo e io sono costretto ad indossare ancora l’uniforme invernale. Quelli della Odio (Organizzazione Deiezioni inCivili Omologate) ci rinnovano abiti da lavoro e attrezzature ogni 10 anni, dicono che così contengono le spese e salvano i posti di lavoro”.
C.
“Già, come canta il Poeta, la primavera intanto tarda ad arrivare...”.
N.
“Ah... certo, sei strano forte tu. Per la maggior parte del tempo non ti capisco, ma forse sei simpatico. Comunque, due chiacchiere con qualcuno allargano sempre il cuore, soprattutto se fai spesso il turno di notte tra freddo, umidità, a raccattare la monnezza puzzolente gettata senza un minimo di criterio dai tuoi simili, lo smog del traffico che resta come appiccicato all’aria e ci respiriamo tutto noi”.
C.
“Ecco, ti rendi conto? Sei testimone diretto del degrado della sedicente civiltà italiota? E cosa fai? Dimmi, dovresti essere tu per primo a informare tutti gli altri cittadini, dovresti essere tu a scrivere il nuovo programma politico, ad organizzare la rivolta per realizzare finalmente una società civile equa e legalitaria”.
N.
“Ah... ma io sono sposato. Viviamo in affitto, la proprietaria, grazie a non so quali accordi con il fisco, ci fa un prezzo di favore – 600 euro al mese e per noi già è alto – e non abbiamo figli, purtroppo. Ma se ci fossero, forse staremmo in una roulotte arrugginita e scassata come certi zingari che stanno più giù”.
C. “I Rom... la cultura nomade e gitana”.
N. “Macché cd rom e gite. No, sono proprio zingari poveracci, tutto il giorno frugano nei rifiuti dei signori, quelli che vanno a messa ogni domenica ma farebbero un enorme falò dei campi di ‘sti disgraziati. Zingari, esseri umani come noi, con bambini costretti spesso a inalare i veleni delle macchine stando sulle strade vicino ai semafori per racimolare qualche centesimo con cui campare. Non so cosa sia la civiltà di cui parli, ma qui non c’è di sicuro”.
C.
“Ah...”
N.
“Poi, già che siamo in tema, i nostri cari vicini di casa e amici e parenti, guarda come rispettano se stessi e gli altri e la propria città. Nei cassonetti - quando va bene, perché spesso lasciano i rifiuti per strada - scaricano ogni genere di schifezze e porcherie. Tanto, sanno che poi passiamo noi e se ne fregano. In fondo, la differenziata è una fatica inutile. La Odio in combutta con il Comune finge di tutelare l’ambiente, ci costringe a passare più volte con automezzi diversi ma tutti ugualmente scassati e inquinanti, ma tutta la monnezza finisce, indifferenziata, nella stessa enorme discarica. Non credo che questo aiuti la natura, nè la nostra salute”.
C.
“Vabbé, s’è fatta na’ certa... scappo. Vado in edicola. Non che i giornali e i giornalisti meritino i nostri soldi, ma insomma bisogna pur leggere per formarsi un’opinione consapevole sui fatti che ci riguardano, come cittadini dell’ex BelPaese e del Mondo”.
N.
“BelPaese? E’ un formaggino spalmabile, no?”.
C.
“E poi non ho fatto ancora colazione, passo in cornetteria. Un cornetto di polistirolo e un cappuccino con latte radioattivo e la vita ti sorride. Tu che fai?”.
N.
“Finisco il turno, torno a casa, butto l’uniforme in lavatrice, mi faccio la doccia e dormo. Stasera, festicciola con gli amici. Serata karaoke. Stiamo insieme, con un po’ d’allegria. Te l’ho detto, non conto, canto, non ci penso e forse intanto passa”.
C.
“Già. Adda passà a’ nuttata... Deve pur finire questa notte”.
N.
“Ah... tu invece? Rivoluzioni?”
C.
“Non oggi. Nel pomeriggio gioca quasi tutta la Serie A, poi stasera grande posticipo, con pizza creativa e birra ricreativa. Lo so, sono abbonato al digitale terrestre. Mi vergogno, ho la tessera della tv del premier tycoon. Ma cosa vuoi fare, per sconfiggere passioni e tentazioni esiste un solo modo: cedere”.
N.
“Ah... posticipi la Rivoluzione?”.
C.
“Eh... vabbuò, ti auguro le cose migliori. Ciao. Buona domenica”.

Anche i politici italiani leggono, ma non imparano (e polemizzano)
post pubblicato in Ambiente, il 1 giugno 2010
La Professoressa D’Orsogna scrive un articolo sulla senatrice palermitana Simona Vicari, sostenitrice di un’economia basata su petrolio e inceneritori.
Da Palazzo Madama qualcuno si connette al blog della Scienziata californiana e dopo qualche ora misteriosamente compare un commento firmato ‘Stefania’ che si scaglia contro “l’ambientalismo di tendenza sinistroide”.
Vaglielo a spiegare che salute e ambiente libero da inquinamento sono valori universali...


di Hermes Pittelli
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 Anche i politici italiani (e i petrolieri) leggono. 
Ebbene sì, frequentano i blog degli attivisti e degli Scienziati che si battono per la tutela dell’ambiente e della salute.
Nonostante questo, non si ravvedono sulla via di Damasco.
Dal punto di vista di chi fa business con gli idrocarburi (ancora per poco, belli!) è quasi una condanna esistenziale, resta invece lo sconcerto per la totale mancanza di comprensione da parte di chi dovrebbe rappresentare e tutelare il bene comune.
La Professoressa D’Orsogna lo scorso 22 maggio in un post sul proprio blog ci ha raccontato la vicenda di una senatrice italiana che, ospite del convegno di Assomineraria, forse per eccesso di cortesia, si è lanciata in una elegiaca arringa pro petrolieri; ventilando riforme parlamentari in favore della ‘vessata categoria’.
La scienziata abruzzocaliforniana ha evidenziato come sempre le clamorose incongruenze di alcune tesi sostenute nel discorso.
La senatrice in questione si chiama Simona Vicari, laureata in architettura, palermitana, senatrice della Repubblica, fa parte della Commissione Industria di Palazzo Madama.
Ebbene l’architetto siculo sostiene che i poveri petrolieri italiani rischiano l’indigenza a causa di ‘lacci e lacciuoli burocratici’; di royalties troppo alte in rapporto ai rischi minerari, mentre in Norvegia, Inghilterra, Danimarca non sarebbero applicate tasse sulle attività estrattive; la senatrice propone quindi di ovviare a questi impedimenti che soffocano l’imprenditorialità di industriali seri, pronti ad agire nel rispetto della tutela ambientale e con le più elevate misure di sicurezza, attraverso una rivoluzione in tre fasi:
1) una semplificazione delle procedure autorizzative oggi in vigore;
2) una rivisitazione dei prelievi fiscali e dei meccanismi di ridistribuzione sui territori coinvolti;
3) affidamento delle competenze di controllo e autorizzazione ad un’apposita agenzia.

Argomenti che sembrano una copia conforme della relazione con cui Claudio Descalzi ha infiammato la platea della potente lobby mineraria; solo che Descalzi, laureato in fisica ed esperto di igegneria, è il presidente di Assomineraria, nonché vice presidente di Confindustria Energia e, ciliegina sulla torta, direttore generale di Eni Spa.
Mentre la senatrice Vicari dovrebbe ergersi a paladina del popolo italiano.

Per questo la Prof. D’Orsogna si è permessa di rammentare che il petrolio con ambiente, agricoltura, pesca, turismo, salute non ci azzecca proprio: del resto in California sono gli stessi petrolieri che per legge (la celebre Prop65) avvisano la popolazione che estrazione e raffinazione di idrocarburi rischiano di causare tumori vari. Per tacere poi dei disastri tipo golfo del Messico o nei confini italici, la ‘meschina’ (come direbbero a Palermo) Val D’Agri.
Ma la senatrice sembra ignorare non solo questi fatti, ma anche l’esistenza di royalties molto salate in Norvegia, Danimarca e Inghilterra, informazione garantita dall’Economist, mica dal bollettino del mercatino rionale.
Come sembra ignorare che la ricostruzione post bellica fu possibile soprattutto grazie al Piano Marshall e non certo all’Eni, le cui operazioni off shore sono state causa dell’alluvione in Polesine e della subsidenza di cui soffrono ancora oggi Ravenna e la costa ravennate.

Ma il 'giallo' si concretizza quando sul blog della Scienziata compare un commento firmato da una misteriosa Stefania che si scaglia con veemenza contro la Prof. D’Orsogna.
Il mistero è fitto perché questa signora si è loggata da Palazzo Madama, sede del Senato italiano.
A meno che non si tratti della corregionale e compagna di compagine politica (PdL) Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente (altra simpatizzante di petrolio, inceneritori e 'carbone pulito'), intervenuta motu proprio per difendere le posizioni della collega.

Comincio dalla fine del commento vergato elettronicamente da Stefania: “Non serve fare stupido allarmismo se incompetenti. Bisogna costruire progetti razionali lasciando fuori beghe politiche e personali”.
Non si sa se ridere o piangere; preferibilmente la seconda opzione.
Maria Rita D’Orsogna potrà anche non risultare simpatica a qualcuno, ma sulla competenza scientifica e professionale non si può discutere (infatti, perfino i tecnici Eni hanno dovuto ritirarsi con la coda tra le ‘zampe’); la fantomatica Stefania invece non fornisce curriculum, né spiega quali sarebbero i ‘progetti razionali’.
Sulle beghe politiche e personali invece c’è proprio da sganasciarsi, perché la Scienziata vive e lavora in California, stipendiata dalla CSUN, non ha tessere di partito né amici imprenditori, e il suo credo ‘politico’ si basa solo su tre pilastri: democrazia, meritocrazia, onestà (in alphabetical order).

Altre considerazioni in libertà: solo la 'furbizia' di connettersi dal senato italiota per poi vomitare schiocchezze sotto falsa identità dovrebbe fornirci l'indice di 'qualità' della classe politicante.
Per esempio, al governo c'è chi con un unico 'colpo di genio' risolve i problemi della scuola e del turismo. Oplà, cittadini sempre meno scolarizzati (che poi se hanno cultura e sviluppano autonomo ragionamento diventano pericolosi) e vacanze perenni: l'Italia del III millennio!
Tra l'altro, visto che questa maggioranza e questo esecutivo ad ogni occasione non fanno che sproloquiare di turismo quale risorsa strategica per la nostra economia,  chiedo se faccia parte del pacchetto la visita guidata a piattaforme, raffinerie, inceneritori e centrali nucleari.

Eh, signora mia: Stefania o Simona, fa lo stesso. Gli stranieri non hanno l'anello al naso come gli indigeni ormai con la scatola cranica vuota grazie al vuoto della scatola televisiva; agli stranieri non basta che appaia qualche tizio in video, il quale senza nessuno che gli faccia domande dica: "tutto va bene, il sole splende, l'aria e il mare sono puliti", anche se la realtà è esattamente contraria. Gli stranieri vedono, non tornano e soprattutto poi diffondono informazioni.
In questo periodo, come Ella certo saprà, una delegazione norvegese è in missione esplorativa sulla costa vastese: sono rimasti incantati dalla bellezza dell’ecosistema locale e dallo straordinario livello enogastronomico.
I norvegesi non cercano il petrolio né le piattaforme qui da noi (ne hanno in abbondanza a casa loro), ma il mare incontaminato e il pesce buono (senza mercurio, né idrocarburi).
La signora Stefania scrive di non essere riuscita a concludere la lettura del post, forse perché disabituata ai fatti e alle verità scomode (un virus che in Italia sta mietendo più vittime della pandemia da febbre suina nel mondo): quelle che di solito ci costringono a fare i conti con la nostra coscienza e ad agire per il bene comune; se abbiamo un briciolo di onestà, almeno intellettuale (non chiedo troppo).
Sul “delirio da ambientalismo sinistroide”, ha risposto la Professoressa: “ambientalismo di tendenza californiana, più che sinistroide”.
Tirare fuori la storiella degli idrocarburi indispensabili (secondo Stefania, la razza umana rischia di tornare all’età della pietra focaia), mentre gli idrocarburi sono al canto del cigno è patetico; come voler insegnare l'educazione a un bambino scoraggiando presunti atteggiamenti sbagliati con la minaccia dell'arrivo del lupo cattivo.
La signora Stefania, visto che frequenta il senato, certo avrà accesso a media e documenti molto più ampi e dettagliati di quelli a disposizione di un normale cittadino: quindi si sarà accorta che la Cina da lei citata sta investendo somme enormi nel fotovoltaico e nell'eolico.
Tra l'altro, proprio il colosso orientale si fa progettare intere città ecosostenibili da un gruppo di architetti italiani.
Ma Stefania saprà anche questo.

Agli italiani che usano il suv (ma poi dichiarano di essere indigenti) per raggiungere l'edicola a 10 metri da casa non farebbe poi male un ritorno alla pietra focaia; anzi; personalmente li obbligherei per legge a spostarsi solo in bicletta, a piedi, a dorso di mulo quando mi sento generoso.
Alla gentile Stefania, suggerirei che il problema non è il modo di ragionare della Professoressa D'Orsogna (magari potessimo trovare anche solo un politico italiano così intelligente, preparato, onesto, completamente libero da vincoli familistici e clientelari), il problema è continuare ad avere una visione limitata e acefala della realtà, da tradursi nell’elementare binomio destra/sinistra (tra l'altro, già defunto da almeno 20 anni, come da referto obitoriale firmato da Norberto Bobbio).
Un binomio triste che però appassiona ancora qualche italiano nostalgico del campanilismo tra Comuni o tra guelfi e ghibellini; senza accorgersi che la politica italiana è solo la terra incantata dei ladri di Pisa (si litiga di giorno a favore di telecamera, per spartirsi il bottino di notte alla faccia dei cittadini e degli interessi pubblici).

Cara Stefania, la Professoressa D’Orsogna si diverte a propagare stupido allarmismo? Abbiamo tecnologie in continuo miglioramento?
Dunque, al senato non è giunta la notizia del disastro ambientale causato nel Golfo del Messico dai petrolieri della British Petroleum (incapaci e corrotti, Obama dixit)...
Forse lì non siete connessi a Gogol News!

Dove sono i progetti razionali di cui parla?
Magari certificati da Veronesi (lo smemorato d’Ippocrate che in tv va berciando di inceneritori quali impianti a zero emissioni) o come Angela Senior che sbertuccia l'eolico, ma dall'alto della 'sua scienza' non propone alternative (il nucleare?).

Stefania, lei sa che il piccolo bacino del Mediterraneo rappresenta solo l'1% dei mari del pianeta; stranamente però è il più inquinato. Forse perché qui si concentra il 20% del traffico mondiale delle petroliere che (senza includere i continui incidenti) riversano in acqua allegre e impunite ogni tipo di scarto e persino il 'risciacquo' delle cisterne.

Stefania/Simona, doppelganger a Palazzo Madama.
Roba buona per una puntata di Mistero;
non certo per un binomio Scienza/Politica davvero al lavoro per il bene dei cittadini.

Perché ho votato Marzia Marzoli, perché non ha vinto
post pubblicato in Società&Politica, il 30 marzo 2010




di Hermes Pittelli ©

 
 Nel Lazio c’era un solo candidato con un programma credibile: Marzia Marzoli.
Paladina della Rete dei Cittadini, espressione di quella ampia fascia di società civile attiva e pensante che non si riconosce in nessuna azienda politicante italica, né trova voce e rappresentazione sui media.
Infatti, Marzia Marzoli ha ottenuto pochissimo spazio all’interno dei tradizionali circuiti di pseudo informazione, per i quali il duello per la Pisana si è limitato al confronto tra Bonino e Polverini.
Una vergogna. Mi sembra che la nostra Carta costituzionale tuteli gli interessi delle minoranze e la loro rappresentanza nei modi e nelle regole garantite alle 'maggioranze'. Ma forse i principi sono stati stravolti da quando il Capo dello Stato ha spiegato che non era possibile escludere la lista del maggiore partito italiano, anche se i suoi delegati hanno infranto le regole per la presentazione dei candidati.
Come dire, chi è grosso e potente può fare come gli pare. Invece, il piccolo non solo non ha alcuna garanzia, ma se infrange le leggi viene addirittura disintegrato.
Una bella democrazia.

Del resto, era già accaduto alle precedenti politiche. Tra i candidati c’era anche il professor Stefano Montanari, ma credo che della questione fosse a conoscenza a stento la sua famiglia.

Certo, Marzia Marzoli si è avvalsa delle potenzialità di Internet e del passaparola tra cittadini stufi dell’arroganza e del malaffare imperanti nei palazzi del potere; ma in Italia il web è uno strumento appannaggio al momento di esigue fasce di popolazione.
La maggioranza degli italiani, inutile negarlo, si informa solamente attraverso la televisione; quindi resta esclusa dalla realtà.
Già solo la battaglia di civiltà per ripulire i muri degli edifici capitolini imbrattati dai manifesti orrendi e abusivi (come quasi tutta la cartellonistica propagandistica) dei partiti tradizionali sarebbe stato un motivo sufficiente per votarla.

Invece, Bonino e Polverini sono classiche esponenti del sistema politicante.
La signora Bonino è apprezzabile per le battaglie storiche sostenute da radicale; ma da ministro per le politiche europee e per il commercio internazionale ha mostrato cedimenti compromissori nei riguardi della Cina; paese che sarà anche una potenza economica, ma di democratico non ha che il nome; e se per la real politik dobbiamo sempre cestinare i valori inalienabili di umanità e giustizia ci trasformiamo tutti in banderuole arrugginite.

La signora Polverini, sindacalista di destra, ha mostrato (le inchieste pubblicate sui quotidiani non lasciano adito a dubbi) di essere inserita alla perfezione negli ingranaggi che muovono al momento l’economia del paese (almeno per i privilegiati): sanità, palazzinari, amicizie e alleanze giuste.

Ma i veri argomenti, i veri temi che hanno contribuito a ‘smascherare’ i bluff dei contendenti sono stati quelli scientifici. In una campagna elettorale che tutte le forze politiche hanno contribuito a rendere oscena, una sequela ininterrotta e incomprensibile di strepiti e denunce di complotti utili solo a mimetizzare vergogne, scandali, meschinità, incapacità varie e assortite, la cartina di tornasole della serietà per me era costituita da salute e ambiente. Argomenti strettamente in connubio, argomenti sconosciuti a tutti i candidati in ballo nelle varie regioni italiane.
Temi che vengono spesso liquidati dagli aspiranti amministratori del bene pubblico con ovvietà da tele rotocalco pomeridiano.
Anche perché presuppongono una minima preparazione e cultura scientifica di solito estranea ai kit usa e getta del perfetto candidato italico. Come insegna il professor Montanari nel III millennio le tecnologie “figlie spesso illegittime” della Scienza, sono quelle che potrebbero aiutarci a migliorare e salvare l’ambiente in cui viviamo e di conseguenza la nostra salute.
Conditio sine qua non, appunto una conoscenza attenta e etica della Scienza e delle sue potenziali applicazioni tecnologiche.

Anche accordando la buona fede, Bonino e Polverini si sono entrambe dimostrate di una ignoranza crassa e spaventosa.
Entrambe definiscono infatti gli inceneritori, “termovalorizzatori”. Questo in barba ai richiami della Unione Europea (Bonino è stata anche eurodeputata, ndr) che ci ha più volte ammoniti di non confondere i cittadini italiani con nomi erronei e ambigui; perché perfino i parrucconi dell’europarlamento sanno che gli inceneritori non valorizzano alcunché, sono strumenti di malattia e morte, carrozzoni che attirano e trascinano masnade di speculatori e mafiosi che per tragica ironia si arricchiranno a spese dei cittadini avvelenati.
Bonino poi si è addirittura superata con una frase tipica degli esponenti politicanti quando capiscono che l’argomento è impopolare, ma per salvarsi capra e cavoli (propri) e non precludersi compromessi vantaggiosi, si traggono d’impaccio con “non sono ideologicamente contraria ai termovalorizzatori”.
Un capolavoro.
E poi, ancora, entrambe favorevoli alla centrale a carbone di Civitavecchia; e magari alle centrali a biomasse – impianti sconosciuti negli Stati Uniti alla pari degli inceneritori – e perché no, in un’orgia inarrestabile di follia, ai filtri antiparticolato, resi obbligatori nella Lombardia feudo personale di Formigoni.

Nessuna delle due ha articolato in modo chiaro e preciso una strategia per la raccolta differenziata, il riciclo, il riuso.
Non ci si può accontentare di frasi generiche quali "La discarica di Malagrotta è fuori norma" o "La discarica più grande della regione non risponde più ai requisiti" o "Serve un piano di concertazione per la differenziata, siamo lontani dalle altre regioni".
Sono considerazioni banali, senza uno spiraglio di concretezza.
Sul nucleare, Bonino si è dichiarata contraria, mentre Polverini è stata sfuggente come un'anguilla.

Marzia Marzoli è una donna ‘aliena’. Preparata, colta, sensibile ai temi della tutela ambientale e quindi della salute dei cittadini. Purtroppo ha scontato una colpa grave: rappresentare una lista figlia di un dio minore – la Rete dei Cittadini – e soprattutto aver rifiutato compromessi e voti di scambio.
Una donna intelligente e onesta che avrebbe governato davvero nell’interesse di tutti, perfino dei furfanti che ora avranno mano libera nel devastare ancora di più il territorio laziale.
Addio sogni di una regione finalmente a misura di essere umano e non di business.
Un programma magnifico, basato sugli incentivi alla meritocrazia e sui disincentivi ai furbi e maneggioni; con al centro la qualità della vita da realizzare attraverso decentramento politico, economico e sociale e soprattutto attraverso una tutela ambientale fondata su risparmio, efficienza, fonti rinnovabili, zero rifiuti, acqua potabile pubblica e accessibile a tutti, agricoltura sostenibile, divieto di ogm e bonifica delle aree inquinate.

Invece, decenni di indiscriminato avvelenamento delle risorse idriche e del suolo, perpetrato dall’industria con la complicità ignorante e prezzolata della politica, ridurranno molto presto non solo il Lazio, ma tutte le nostre regioni a lazzaretti.
Chi si è reso responsabile e complice di questi crimini un giorno sarà chiamato a risponderne.
Per questo resto sconvolto quando passano i filmati dei moderni telegiornali istituto Luce e vedo gente con gli occhi fuori dalle orbite, paonazza, brindare con bottiglie di spumante scadente e ballare fino all’alba per festeggiare i neoeletti: quando i vostri figli, i vostri familiari, voi stessi comincerete ad ammalarvi e a morire di cancro, non esisterà più possibilità di capire e intervenire. Forse allora vi verrà l’ansia, ormai inutile, di chiedere alla politica come mai l’ex belpaese è tra le nazioni più inquinate d’Europa; come mai ogni giorno di più i cibi che portiamo in tavola sono ripieni di sostanze tossiche che ci conducono lentamente verso morti orrende.

Ho votato per Marzia Marzoli e non mi pento; anzi, rivendico la scelta con orgoglio e fierezza.
Del resto, quando da bambino guardando i film western cominci a parteggiare per gli indiani, sai già che ti sei guadagnato lo status perenne di ‘perdente’; almeno per gli standard di illegalità, corruzione e ipocrisia che dominano e affliggono il nostro paese oggi.
Lo stesso professor Montanari, memore della sua esperienza, era stato buon profeta nel preconizzare la debacle della Rete dei Cittadini.
Marzia Marzoli ha comunque raggranellato 14.000 sudatissimi e meritatissimi voti; questo sì un vero miracolo considerando l’ostracismo mediatico e l’incostituzionale disparità di mezzi nella competizione elettorale.
L’auspicio è che abbia voglia di proseguire nelle sue/nostre battaglie, coadiuvata e sostenuta magari da un numero crescente di cittadini sempre più informati e coscienziosi.

Non ho scritto i motivi per cui Marzia Marzoli non è stata eletta?
Ma sono proprio gli stessi per cui in un paese serio avrebbe stravinto in carrozza.


Per approfondire:
ReteDeiCittadini, Professor Stefano Montanari

Il maratoneta Dott. Montanari alla riscossa
post pubblicato in Scienza, il 11 dicembre 2009

Dopo un paio di mesi di resa apparente, il ‘discusso’ scienziato annuncia battaglia: “Chi diffama il mio lavoro e quello di mia moglie, la dottoressa Gatti, risponderà in sede penale”.
‘Forse’ la ricerca sulle nanopatologie ha indispettito i capataz dei business legati a inceneritori, cementifici, centrali a biomasse, fonderie, ecc. Il legale del laboratorio Nanodiagnostics spiega che esiste un ‘piano B’ (“E anche uno C”) nel caso il microscopio della discordia finisse all’Università di Urbino



di Hermes Pittelli ©


 “Prassi di stampo mafioso per imbavagliare la ricerca”.

Non usa mezzi termini l’avvocato penalista Corrado Canafoglia, legale del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, nel definire la strategia della diffamazione scatenata da qualche mese contro le figure professionali e anche umane della dottoressa Gatti e del dottor Montanari.
Quest’ultimo soprattutto, è finito sotto un tiro incrociato di presunti giornalisti e presunti esperti scientifici che, in particolare sul web, attraverso sedicenti siti d’informazione, lo accusano di essere un ciarlatano (spesso sbeffeggiato con l’epiteto di farmacista) e di millantare risultati scientifici non documentabili.

Da oggi basta. Per due mesi ci siamo in apparenza arresi, ma insieme al nostro legale abbiamo raccolto il materiale con cui ci infangano e soprattutto abbiamo individuato le fonti di questa campagna denigratoria. Sappiano che ora daremo battaglia nelle sedi deputate. A chi crede di averci ridotti all’impotenza dico, da vecchio maratoneta agonista, che non sono abituato ad arrendermi. Mai”.

Montanari, durante un ennesimo incontro con i giornalisti, sempre più sparuti, per illustrare il punto sulla vicenda del microscopio della discordia (quello acquistato grazie ad una campagna di raccolta fondi promossa nel 2006 da Beppe Grillo e oggi donato d’imperio dalla Onlus Carlo Bortolani all’Università di Urbino, ndr) si lascia sfuggire, amareggiato, ma non rassegnato: “Magari avessi fatto davvero il farmacista, come voleva mio padre…”. Un ‘cialtrone’ che a gennaio parlerà di nanopatologie all’Eliseo, un ‘farmacista’ cui la Cambridge Press sta chiedendo di scrivere un libro sull’argomento e la rivista ‘Scientific American’ un articolo.

L’avvocato Canafoglia smentisce tra l’altro, con alla mano documento ufficiale della Procura di Modena, la notizia su ipotetiche indagini penali a carico del dottor Montanari.

Il fatto nuovo è questo: il ‘famigerato’ microscopio Esem (costato 378.000 euro, tutti donati da privati cittadini che aderirono all’invito di Grillo e li destinarono in modo chiaro per la ricerca scientifica di Gatti/Montanari sulle nanopatologie, ndr) è ancora presso il laboratorio Nanodiagnostics. La ditta incaricata di effettuare il trasloco dello strumento a Urbino ha portato in sede gli imballaggi, ma non ha ancora eseguito ‘il ratto’. Strana procedura, visto che l’operazione era stata pianificata per la fine di ottobre.
Nel frattempo, l’attività scientifica del laboratorio è condizionata da questa spada di Damocle, perché non conoscendo il limite temporale per l’utilizzo del macchinario, non può assumersi la responsabilità di avviare nuove analisi o ricerche. Un intoppo che va a intaccare i risultati ottenuti fino ad oggi.
Infatti, grazie allo scoperta e allo studio delle nanopatologie, l’Italia è la prima nazione al mondo a riconoscere (per legge) gli effetti patogeni delle nanoparticelle sull’organismo dei militari o dei civili che si trovino a operare in aree geografiche teatro di conflitti o le persone esposte alle polveri provenienti dai poligoni di tiro militari.
Le ricerche condotte da Gatti/Montanari hanno appurato che la cosiddetta sindrome dei Balcani o esposizione all’uranio impoverito non sono letali per effetto della (modesta) radioattività, ma perché l’elevata temperatura di combustione prodotta dalla deflagrazione degli ordigni bellici origina nanoparticelle che si depositano nei tessuti e nelle cellule del corpo umano per inalazione.
Una deduzione, scientificamente accertata, che consente (o consentiva, almeno fino a quando il microscopio resterà sub judice) a tutti quei militari o civili reduci da missioni in territori sconvolti da guerre di ottenere giusti risarcimenti in denaro per sé o, purtroppo nella maggior parte dei casi, per la famiglie dopo il decesso delle parti lese.
La scorsa settimana il Tribunale civile di Roma ha condannato il ministero della Difesa a riconoscere 1 milione e quattrocentomila euro di risarcimento alla famiglia di un militare della provincia di Lecce, scomparso a 26 anni nel 2005; militare che aveva partecipato a numerose missioni in Kosovo da cui era rientrato definitivamente nel 2003. Una sentenza storica (dopo quella del Tribunale di Firenze del 2008, ndr) giunta proprio grazie agli studi e alle analisi compiuti da Nanodiagnostics.
Non a caso è la struttura scientifica cui fa riferimento e affidamento l’Osservatorio Militare italiano che assiste i soldati e le loro famiglie in questo tipo di vertenze legali. Più volte l’ex maresciallo dell’Esercito, Domenico Leggiero, attuale responsabile del comparto Difesa dell’Osservatorio, ha sottolineato l’importanza fondamentale del lavoro di Gatti/Montanari. E a chi spesso gli chiede perché l’Esercito non si rivolga a consulenti ‘altri’, magari a livello europeo o extracontinentale, Leggiero risponde disarmante: “Ma perché Nanodiagnostics è l’unico laboratorio scientifico a livello mondiale a condurre ricerche sulle nanopatologie”.

Senza dimenticare che la coppia Gatti/Montanari è l’unico baluardo per cittadini indifesi esposti ai terribili effetti delle nanopatologie causati da inceneritori, cementifici, fonderie, centrali a biomasse, centrali a combustione di olii pesanti. Tutte presunte attività imprenditoriali sponsorizzate dalla pseudopolitica italica (in toto) e da lobbies di artifici finanziari che poco hanno da spartire con un autentico spirito di creatività e d’intrapresa.
Forse Nanodiagnostics pesca i propri guai con ‘scientifico lanternino’, proprio perché mette in discussione attività industriali legate a fortissimi interessi di business (si parla di giri d’affari di miliardi di euro, ndr).
Nel 2007, ad esempio, furono le ricerche e gli interventi di Gatti/Montanari a scongiurare la costruzione di una centrale termoelettrica a biomasse nel comune di Orciano (in provincia di Pesaro, la stessa dell’Università di Urbino). Per pura coincidenza, la ditta che avrebbe dovuto edificare il ‘cancrovalorizzatore’ (i cui vertici sono oggi indagati per truffa ai danni della Comunità europea, ndr), annoverava come consulente scientifico l’Istituto di Chimica (Prof. Orazio Attanasi) dell’ateneo marchigiano, cui dovrebbe finire in dono il microscopio di Nanodiagnostics.

Beppe Grillo, il Masaniello ligure, è nel frattempo scomparso. Non si occupa più di nanopatologie e sul proprio democratico blog censura gli interventi sull’argomento e sulla coppia Gatti/Montanari. Strano visto che proprio lui, all’epoca dei suoi show cui invitava come divulgatore scientifico il dottor Montanari, tuonava in difesa della vera ricerca scientifica capace di smascherare gli intrallazzi dell’imprenditoria che mira solo al profitto in barba alla salute e agli interessi della collettività.
Strano anche l’atteggiamento della Onlus Carlo Bortolani la cui presidentessa, Marina Bortolani, che oggi giustifica la decisione unilaterale di ‘donare’ il microscopio all’Università di Urbino accusando Nanodiagnostics di non utilizzare lo strumento per i fini indicati dalla sottoscrizione popolare, abbia sempre evitato di rispondere ai continui inviti telefonici, per mail, addirittura tramite raccomandata del dottor Montanari per verificare di persona cosa avvenga nei locali di Via Enrico Fermi l/1.
Strano che la signora Bortolani, dopo aver definito sul proprio blog la Onlus dedicata alla memoria del padre, un semplice “collettore della raccolta fondi per l’acquisto del microscopio”, oggi si erga a titolare di un diritto che per statuto (all’articolo 4, ndr) spetta unicamente alla dottoressa Gatti: è la dottoressa l’unica figura che può decidere ubicazione e utilizzo del microscopio.
Strano che la Onlus Bortolani abbia prima aperto il conto dove far confluire i proventi della raccolta fondi alla banca Etica, salvo poi, improvvisamente e misteriosamente, trasferirlo alla Unipol; senza mai consentire alla coppia Gatti/Montanari la visione di un bilancio o di un estratto contabile.
Anche in questo caso il dottor Montanari fa ammenda per la propria “ingenuità”:
“Se avessi immaginato l’epilogo, non mi sarei mai lasciato sfuggire quel giorno a pranzo con Beppe Grillo e con il giornalista Matteo Incerti (Resto del Carlino) che era stato invitato e si era presentato con questa sua amica (la signora Bortolani, ndr) che preferivo, per trasparenza e pulizia morale, affidare i proventi della raccolta ad una onlus…”.
Strano anche constatare che la bufera contro Nanodiagnostics , per pura coincidenza, sia cominciata dalla fine del 2008 quando l’ingenuo maratoneta Montanari, era reduce dalla candidatura ad aspirante premier (alle elezioni politiche di aprile) nella lista civica Per il Bene Comune: un potenziale presidente del consiglio (boicottato da tutti i media nazionali, in barba ai diritti costituzionali e all’ipocrita par condicio, ndr) che nel proprio programma condannava in modo esplicito le grandi opere, tutte altamente inquinanti ma che prevedono commesse miliardarie per chi si aggiudica gli appalti.

Intanto, la sorte del microscopio resta in un limbo, affidato ad un ente astratto come l’Università pubblica di Urbino (all’epoca della raccolta fondi era privata, ndr) che non ha ancora chiarito “il progetto scientifico legato all’utilizzo dello strumento”. Insomma, un microscopio che alla Nanodiagnostics lavora 340 giorni all’anno, spesso anche di notte e che nelle Marche rischia di finire coperto di polvere e ragnatele.
Ma se, alla fine, l’Esem cambiasse davvero sede, ci sarebbe “un piano B”. E anche “un piano C”, annuncia con un sorriso misterioso l’avvocato Canafoglia. E' lo stesso Montanari a fugare le ipotesi, a qualcuno gradite, di un esilio all'estero: "Mia moglie ogni tanto propone questa soluzione. Ma per me avrebbe il sapore di una sconfitta. No, il campo di battaglia è questo e vogliamo vincere qui".

Strano paese l’Italia. Riconosce gli effetti patogeni delle nanoparticelle sui militari e sui civili in zone di guerra, ma non sui propri cittadini entro i confini nazionali; nega e ostacola la ricerca scientifica che tutela il diritto alla salute e alla salvaguardia ambientale.
Forse perché i diritti costituzionali di 60 milioni di persone non devono disturbare gli interessi privati di qualche centinaio di ‘grandi imprenditori e capitani d’industria’.

ABRUZZO, CHIODI GIURA: "NESSUN POZZO DI PETROLIO NEI PROSSIMI 10 ANNI"
post pubblicato in Società&Politica, il 23 luglio 2009

Il Governatore abruzzese, durante un ‘movimentato’ convegno a Cupello, si 'agita' dopo una domanda della Professoressa D’Orsogna, ma assicura che le ‘allarmistiche’ preoccupazioni di cittadini e ambientalisti sono prive di fondamento. Peccato che il Governo sia schierato con i petrolieri. Intanto, Remo Gaspari, democristiano di vecchia data in servizio permanente effettivo e tutor politico del governatore rampante, insulta le persone civili assetate di risposte istituzionali sulla sorte della ex Regione più verde d’Europa

 

(foto PamelaPiscicelli©)

 

di Hermes Pittelli ©

 

Abruzzo: quale futuro?
Convegno sull’economia, occupazione e sviluppo della Regione Abruzzo
Cupello, 22/07 ore 19

Intervengono:

- Matteo PARISIO Ing. Ambientale;
- Calogero MARROLLO, Pres. Conf. Abruzzo;
- Enrico DI GIUSEPPANTONIO, Pres. Prov. Di Chieti;
- Gianni CHIODI, Pres. Reg. Abruzzo;
- Silvio BELLANO, Pres. C.V.D.C

Conclude l’on. Remo GASPARI

 

 Una domanda, una semplice domanda è sufficiente oggi in Italia per causare il deragliamento delle ‘istituzioni’. Anche Gianni Chiodi, PdL, neogovernatore d’Abruzzo mostra questa bizzarra vulnerabilità. Nella Sala Consiliare del Municipio di Cupello (Ch) va in onda lo psicodramma che coinvolge l’ex sindaco di Teramo a conclusione del suo intervento. La Professoressa Maria Rita D’Orsogna chiede la parola, le passano il microfono, Lei, incauta e ingenua, formula la fatidica domanda; “Volevo chiedere al Presidente Chiodi: cosa pensa della decisione del governo centrale italiano di classificare l'Abruzzo distretto minerario, con il 50% del territorio coperto da permessi estrattivi?”.
Scattano gli applausi scroscianti dei cittadini preoccupati per la deriva petrolifera, applausi per il 'coraggio' della Prof. D'Orsogna, perché oggi in Italia porre questioni al 'potere' è sinonimo di impavidità.

Apriti cielo. Chiodi, visibilmente infastidito, si rialza e replica: "Le questioni possono essere affrontate in modo ideologico (chissà cosa c'entra l'ideologia con i pozzi di petrolio, ndr) oppure pragmatico. State ingigantendo un problema. Vi faccio un pronostico: tra 10 anni lei non troverà in Abruzzo di quei permessi - e ce ne sono tantissimi in Italia, ma la percentuale di trovare esito favorevole è limitata - lei non troverà quei paventati rischi (si deterge il sudore, ndr) e l'Abruzzo non diventerà un distretto di quel genere (evita di specificare il genere)". 
Chiodi però si agita, forse non gradisce la questione, i decibel della sua voce sfuggono al suo controllo: “Voi volete dare una rappresentazione di questo genere? Anche quando dissi che il centro oli (di Ortona, ndr) non sarebbe stato fatto, è sempre stato detto il contrario, e ancora oggi qualcuno dice che si fa. Questo non si fa!”.
In sala, i rappresentanti di Emergenza Ambiente srotolano mappe ministeriali (del ministero per le attività produttive) che dimostrano senza tema di smentita il risiko petrolifero che Eni e multinazionali straniere stanno giocando sulla pelle dell’Abruzzo inconsapevole.
Il governatore non demorde: "Oggi vi ripeto: tutto questo non si farà, anche perché non c'è alcuna prospettiva in questo senso. State millantando una situazione che è assolutamente falsa".
Applauso da parte dei 'fan' di Chiodi.
E si accascia esausto, mentre gli attivisti continuano a citare cifre e dati precisi che raccontano un’altra realtà. Qualche arrogante aspirante politico di primo pelo e dall’incerto bagaglio culturale insulta la Professoressa D’Orsogna, da due anni paladina californiana contro la deriva petrolifera dell’Abruzzo. Agli occhi di qualcuno, una colpa grave.
Lei continua a invocare una chiara presa di posizione da parte Chiodi, rammenta di avergli inviato decine di mail senza ottenere nemmeno una riga di risposta o un riscontro. Qualche membro dello staff si lamenta dicendo che la casella di posta elettronica del presidente è stata intasata dalle centinaia di missive relative al discorso petrolio. Forse perché la maggior parte degli abruzzesi crede sia un argomento grave e di fondamentale importanza per la propria vita nel territorio. 

Il preludio soft affidato all’ingegnere ambientale Matteo Parisio (presentato con il nome di 'Ingegner Tiberio') che illustra i vantaggi, non solo in termini ecologici, ma economici, di affidarsi alle fonti di energia rinnovabile (in particolare del fotovoltaico) in attesa dell’arrivo di Gianni Chiodi, appare a posteriori come la proverbiale bonaccia prima della tempesta. Anche perché in seguito gli interventi del governatore abruzzese e dell’inossidabile Gaspari, che elogia addirittura il nucleare (fu, tra l’altro, tra i sostenitori della Sangrochimica negli anni ’70, minaccia debellata da un’autentica rivolta popolare) non forniscono contributi concreti al tema della serata. Quasi tutto il mondo ha capito che scegliere le rinnovabili significa tentare di salvare il pianeta, ma nel nostro senato, menti geniali (Gasparri, Nania, Dell’Utri) presentano una mozione per imporre uno stop al solare termodinamico (a favore, magari, di carbone, petrolio, gas?).

Forse in Italia è stato cancellato per legge l’obbligo degli amministratori di rispondere ai quesiti dei cittadini/elettori/contribuenti. Un altro cittadino alza la mano e chiede la parola, ma uno degli organizzatori del convegno, Silvio Bellano (in quota Udc, anche lui allievo di 'Zio Remo'), comincia a straparlare di "irruenza, arroganza, mancanza di rispetto non solo verso gli ospiti, ma anche verso chi potrebbe intervenire". 
Chiodi allora non si argina più, riparte in quarta: "Scusate, siamo d'accordo su questa cosa. Non capisco per quale motivo nonostante io abbia detto che queste cose non si faranno, vi vedo tristi. Come mai siete tristi? Vorreste forse che si facessero? Non si faranno, non c'è niente da fare! Non si faranno e basta con queste strumentalizzazioni. Grazie".

La Prof. D'Orsogna e gli ambientalisti continuano a incalzare Chiodi. Silvio Bellano si erge a censore dei 'contestatori': "Grazie a Dio gli abruzzesi hanno punito la vostra arroganza e vi hanno mandato a casa. E' stata proprio la vostra parte politica ad essere punita dagli abruzzesi e dagli italiani che vi hanno mandato a casa. Avreste potuto chiedere di intervenire con dei supporti, invece, la vostra maleducazione nei confronti di chi ha affrontato un viaggio per stare qui, e la vostra irruenza vi ha penalizzati. Anche in Europa, anche l'Europa vi ha mandati a casa (a chi si riferisce? Mistero, ndr)".  
I cittadini e gli ambientalisti attoniti protestano la loro non appartenenza politica e insistono nella legittima richiesta di risposte istituzionali alla minaccia legata all’estrazione del pessimo petrolio locale.
Qualche zelante portaborse sbraita e chiede addirittura l’intervento dei Carabinieri e dei Vigili urbani con motivazione fantasiosa “Stanno attaccando (?) il presidente Chiodi”.

L’impegno ‘verbale’, sulla fiducia cristiana, di Chiodi evapora però nell’aria, senza un documento ufficiale o un atto scritto della Regione, quando poco prima lo stesso governatore aveva ammesso che, ad esempio, gli abusati protocolli d’intesa tra regioni e governo sono “nulla”, servono accordi quadro cogenti per l’esecutivo centrale.
Chissà come Chiodi intende convincere l’agguerrita compagine del ‘suo’ presidente Berlusconi a cancellare le concessioni petrolifere già autorizzate, a dismettere i pozzi già scavati (quasi 700 tra terraferma e mare), a varare strategie di sviluppo che favoriscano la tutela ambientale, l’agricoltura, la cultura, il turismo. Il petrolio, lo sanno anche le rocce del Gran Sasso, esclude tutto questo (e la sventurata Basilicata e il siracusano massacrato dal polo petrolchimico si sono stufati di essere citati come esempi negativi).
Prima dell’intermezzo, Chiodi si è scusato per il ritardo, ha incensato il suo mentore Remo Gaspari ("Quando l'Abruzzo era forte, e rimpiangiamo tutti quel periodo, c'erano dei motivi; primo, la stabilità politica grazie alla guida dell'On. Gaspari"), ha tenuto una dotta lectio magistralis di stampo bocconiano sulle cause della crisi economica in Abruzzo e sui rimedi per rilanciare la regione: una lezione infarcita di ‘master plan’, ‘fare sistema’, ‘road map’, per spiegare che si è insediato dal 27 gennaio, ha trovato un buco di bilancio pari a 4 miliardi di euro, ad aprile c’è stato il terremoto, ma lui ha strappato al governo (Tremonti definito ‘genio della finanza’) un’intesa quadro da 6 miliardi e commissariato 19 enti pubblici infestati da furbi succhia-risorse, rei di aver creato uno spaventoso debito pubblico, assieme a 38 aziende ospedaliere che non trovano giustificazione in relazione al numero di abitanti. Insomma, un modo per annunciare misure impopolari a base di lacrime e sangue (tasse salate e cinghia tirata) e per giustificare scelte strategiche poco gradite alla maggioranza degli abruzzesi (che fine ha fatto un sondaggio demoscopico del 2008 nel quale il 75% dei cittadini si dichiarava contrario alla petrolizzazione?).

Dopo l’interludio ‘sonoro’, ecco il vero show della serata, abilmente messo in scena da uno scafato commediante dell’arte: Remo Gaspari.
Il vecchio lupo democristiano ha perso il pelo, ma non il vizio. Rievoca con nostalgia l’età dell’oro del pentapartito (prima del 1992, cioé prima di Tangentopoli; poi, secondo lui, gli estremisti di sinistra hanno demolito tutto e causato gli attuali sconquassi italici), rivendica con orgoglio il suo curriculum: “Quaranta anni in Parlamento, 27 di governo. Quando c’era Remo, lavoravano tutti: democristiani, socialisti, comunisti. Quando c’ero io, l’Abruzzo era la prima regione d’Europa”.
Insomma, un mago delle clientele ancora stipendiato dal cittadino italiano.

Un autentico eroe della politica e un precursore: “Sono stato io nel 1987 a far costruire il primo impianto fotovoltaico italiano”. L’ex ministro per il Mezzogiorno (la Cassa per il Mezzogiorno non ha contribuito a formare l’attuale voragine del debito pubblico italico?) cita Obama, come il suo delfino: Obama è davvero trendy, con quella sua abbronzatura che non scolora mai!
Ma quale relazione esista tra le strategie energetiche ecosostenibili varate dall'inquilino della Casa Bianca e i sostenitori del petra oleum e del nucleare in Italia, nessuno riesce (o vuole) a spiegarlo.
L’Abruzzo deve tornare al progresso – e mostrando un voluminoso faldone del suo archivio personale – come quando il piano per lo smaltimento dei rifiuti era progettato dai migliori tecnici di Eni e Snam (ah, ecco!) e poi adottato dalla Regione”. Naturalmente, a intervalli regolari, insulta i facinorosi che hanno “preparato a freddo l’incidente per disturbare il coraggioso presidente Chiodi”.
Estremisti di sinistra scaricati perfino da Veltroni, fannulloni, gentarella da quattro soldi che inventa problemi per farsi pubblicità in piazza”, e via sfornando nuovi epiteti. Nella foga, si scaglia anche contro “i raccomandati”, creando sconcerto e apprensione tra i suoi stessi peones (“Ma sta parlando di noi?”).
A chi cerca d’intervenire alzando la mano, dice “Parla parla, tanto io non ti ascolto”. Questo dopo aver esortato in precedenza il delfino Chiodi – con aulico e infastidito gesto di mano – a “non rispondergli”. Un campione di democrazia.

Qualche cittadino più audace tenta di parlare senza ausilio del microfono, ma dalla claque indigena lo redarguiscono: “Abbiate rispetto per un uomo di 88 anni”. Caspita, quasi 90 anni ma quanta capacità polmonare per ‘etichettare’ senza appello insegnanti, cittadini, volontari del WWF di Pescara, dell’Arci di Vasto, del comitato Nuovo Senso Civico, studenti il cui solo torto è chiedere lumi sulla deriva petrolifera.

Resta una grande amarezza, la sensazione che se la Campania è stata strumentalizzata per creare l’emergenza monnezza pro business inceneritori, l’Abruzzo, ‘grazie’ anche al terremoto, sia diventato la cavia individuata dal governo per le brillanti strategie di progresso economico saldate a doppio filo ai vari business dei palazzinari, delle infrastrutture la cui realizzazione sarà affidata ai soliti famigerati noti, alla costruzione di moderni e sicuri termovalorizzatori e ‘frantoi petroliferi’.
Del resto, il capo del governo è stato chiaro: chi intralcerà il progetto di pseudosviluppo in salsa berlusconiana, dovrà vedersela con l’esercito. Quindi, non solo le amministrazioni locali sono di fatto esautorate da ogni parere vincolante sulla sorte del territorio, non solo chi dovesse ricorrere al Tar e uscire sconfitto al terzo grado di giudizio sarebbe costretto ad accollarsi tutte le spese legali e di risarcimento per il presunto mancato ‘progresso’, ora addirittura la minaccia dei soldati.
Ecco infine dispiegata in tutta la propria geometrica potenza ‘l’idea’ della degenerata classe politicante italiana (tutta, schieramenti complementari nel residence incantato) in merito alla democrazia.
Mancano solo l’avvelenamento dei giornalisti scomodi caro a certi ex agenti del Kgb e l’ordine di sparare sui cittadini (Iran tricolore?) che protestano contro le decisoni governative inique o cervellotiche.

Il suddito non abbia l’ardire e la sfrontatezza – mai – di chiedere conto ai propri dipendenti (almeno in questo caso, Grillo ha ragione). Resta la desolante certezza che il ‘potere’ sia gestito da arroganti e ignoranti, incapaci di rispondere a semplici domande di chi magari offre una visione del mondo alternativa a quella omologata e prefabbricata; un ‘potere’ nelle mani di chi brancola nelle tenebre dell’ortodossia imposta da un vertice e resta spiazzato e nudo se dalla platea non si levano applausi dai figuranti prezzolati.
(Per approfondire, ecco la cronaca precisa della grottesca serata di Cupello gentilmente scritta da Lorenzo Luciano)

Italia nel g8? Ma mi faccia il piacere!
Italia, anno di ‘disgrazia’ 2009, completamente fuori dal mondo.

FINCHE' C'E' ENI, CI SARA' ENERGIA...
post pubblicato in Società&Politica, il 30 giugno 2009

Una promessa o una minaccia? La frase è una citazione da uno spot Eni del 1989. Nel frattempo, la società fondata dal corruttore onesto Mattei non ha mai smesso di fare danni, in Italia e nel mondo. Eppure gli agnostici investitori italiani, ottenebrati dall’ignoranza e da aggressive campagne di marketing, premiano il mostriciattolo a sei zampe esaurendo a tempo di record il bond da 2 miliardi di euro. Per la gioia dell’eroico ad Scaroni

 
 
di Hermes Pittelli ©
 
 
 Potenza di uno spot e tanta ignoranza. Eni chiude addirittura in anticipo la collocazione sul mercato italiano del bond da due miliardi di euro.
 
Lo spot. Massimo Ghini, volto ‘televisivo’ di Mattei, esce da una casa mostrando il simbolo dell’Eni stampato su un foglio bianco e con voce stentorea comincia il racconto: “Il sogno di Mattei era dare energia agli italiani”. Poi comincia un percorso idilliaco nel fantastico mondo Eni: passa davanti a degli scogli che delimitano un mare sfortunato nel quale in lontananza, mentre il sole sorge (o si affonda nelle onde, per lo sconforto), si staglia l’imponente sagoma di una piattaforma petrolifera. L’attore romano intanto ci dice: “Oggi quel sogno si chiama Eni, la più grande compagnia energetica italiana, presente nel mondo in oltre 70 paesi”. Breve pausa, Ghini passa davanti alla ricostruzione in studio di un candido ambiente familiare (quasi da Mulino Bianco, tanto per rimanere nell’incantato paese delle ipocrisie) e sussurra, accompagnando con gesto aulico: “E anche nella tua vita”.
Rapido passaggio ad un ambiente urbano notturno con vista su distributore di benzina Agip e Ghini, impietoso, incalza: “Un’azienda che guarda al futuro e investe nella ricerca per darti un’energia sempre più sostenibile...”.
Intanto, compare un poveraccio che con una cima nodosa trascina l’ultimo fondale dello spot (un campo con montagne alle spalle, dalle quali il benedetto sole tenta ancora di sorgere), Ghini ci guarda negli occhi e sfoderando il sorriso dell’uomo autorevole, che guarda con fiducia al domani e a cui affideresti la tua vita in caso di pericolo imminente, conclude la sua markettata pro Eni: “... E per continuare a crescere, insieme a te. Per questo oggi Eni ti offre le sue obbligazioni. Rimetti in circolo l’energia”.
 
L’offerta era valida dal 15 giugno al 3 luglio, ma come detto, le obbligazioni sono state letteralmente ‘ingurgitate’ dai risparmiatori italiani. Addirittura, a fronte di un bond pari a 2 miliardi di euro, la richiesta è stata stimata prossima ai 6 miliardi. Un successone, però...
 
Però, quanti tra gli investitori italici sono realmente a conoscenza di cosa sia Eni? Quanti si sono lasciati abbindolare dal marchio, dalle intrusive e persuasive reclame, dagli inviti pressanti e mediatici del governo ad essere ottimisti e a rimettere in moto l’economia (con consumi e investimenti. Resta il dubbio: ma se uno i soldi non li ha, li stampa come facevano Totò e Peppino nella ‘Banda degli onesti’?), senza capire e sapere in quale azienda hanno realmente investito i propri risparmi?
 
Il sogno di Mattei. Un uomo ambizioso, con intuizioni sicuramente notevoli nel campo del business, capace, pur di raggiungere i propri obiettivi, di scendere a compromessi (quelli di cui parlano sempre i dirigenti o gli stipendiati Eni, quando qualcuno fa notare i danni correlati all’estrazione e alla lavorazione del petrolio) con il potere o i potenti di turno. Non a caso, aderì al partito fascista.
Salvò l’Agip dal fallimento e la fece diventare una pietra fondamentale dell’Eni.
Le perforazioni petrolifere nella pianura padana non sono una tragica invenzione di oggi, ma una sua idea; la rete di gasdotti che attraversa il sismico suolo italiano è un suo progetto, l’apertura all’energia nucleare è ascrivibile sempre a lui; importanti concessioni petrolifere in Medio Oriente sono frutto della sua ‘abilità’ strategica, grazie alla quale strappò accordi commerciali addirittura all’Unione Sovietica (oggi il gas con cui arricchiamo Putin arriva fino a noi grazie al ‘tubo’ Eni).
 
Più di 70 paesi ‘godono’ dei benifici derivanti dalle attività di Eni. Non solo l’Italia (Gela, Augusta, Melilli, Priolo, Manfredonia, Falconara, la Basilicata, domani l’Abruzzo) l’elenco dei danni all’ambiente e alla salute umana è lunghissimo e si estende anche oltre i confini nazionali: Europa, Africa (accordo con l’Egitto per trivellare il Monte Sinai, Nigeria annichilita dall’inquinamento e dalla repressione violenta dei diritti umani; inutile varare campagne di restyling della propria immagine per favorire lo sviluppo socioeconomico degli agricoltori del delta del Niger, se prima costruisci infrastrutture sulle loro terre senza nemmeno chiedere permesso, se bruci l’idrogeno solforato senza nemmeno prima edificare i famigerati ‘centri oli’, ma direttamente nell’aria, se inquini fiumi e terre e distruggi ogni possibilità agricola e comprometti la salute umana), Russia, Cina, Afghanistan, Pakistan, Thailandia, India, Papuasia, Australia, America del Nord, Sud America (chiedete notizie dell’Ecuador); le bandierine del risiko espansionistico di Eni spuntano in quasi tutte le aree del globo.
 
Eni nella vita degli italiani. Tremonti & company annunciano incredibili riduzioni nelle bollette energetiche degli italiani, che però, chissà perché, continuano ad essere tra le più salate in Europa. Forse perché l’Italia non dispone attualmente di un progetto strategico relativo all’energia; intanto, il Congresso americano, pur tra divisioni e critiche, approva il piano Obama che prevede autonomia energetica grazie alle vere fonti rinnovabili (solare, eolico) e battaglia alle vecchie, inquinanti fonti fossili. Gli italiani non si fanno domande. Del resto, non pongono quesiti gli ectoplasmi che dovrebbero farlo per mestiere e deontologia, figuriamoci i proni cittadini comuni. Il commento tipico del suddito: “Se nei palazzi del potere hanno già deciso, noi non possiamo farci nulla”.
In Italia politicanti in combutta con multinazionali del petrolio spacciano alla gente la convinzione che trivellare tutto il territorio alla ricerca di gas e oro nero, costruire centrali atomiche e ‘termovalorizzatori’ sia la risposta alla nostra presunta carenza energetica.
 
Il futuro e l’energia sempre più sostenibile di Eni. Quale futuro? Quello toccato alla Basilicata, che ha creduto al miraggio di un destino di ricchezza da sceicchi arabi e si ritrova con un territorio devastato (parco della Val d’Agri inquinato per sempre, cancellata ogni coltura tipica e di qualità, niente più vino, niente fagioli Sarconi), un mercato immobiliare crollato con la gente che abbandona le case e fugge, zero turismo, un’immagine deturpata irrimediabilmente e la maglia nera nella classifica dell’economia regionale italiana.
Energia ‘più’ sostenibile? Una formula interessante, tipicamente italiota. Una forma di energia o è sostenibile, o non lo è, tertium non datur. Sostenibile, rinnovabile, non come quelle del nostro canagliesco Cip6 che recita “e/o assimilabile”.
Sostenibile con i pesci e le altre forme di vita marine che bioaccumulano mercurio? Sostenibile con l’uva (dimostrato da esperimenti scientifici degli anni ’70 nelle università californiane) che puzza di petrolio e spremuta origina un liquido nero, nauseabondo e tossico? Sostenibile come l’inquinamento che nei pressi dei pozzi scavati in Abruzzo nel 2008 in soli tre mesi è passato da basso a medio?
 
Continuare a crescere, insieme a te. Ecco il senso del lancio obbligazionario di Eni, la crescita. Naturalmente del proprio fatturato, anche se furbe formule di marketing fanno sognare ai clienti ricchezze da far impallidire Creso. Non può esserci crescita per i cittadini se l’ambiente viene annientato, se l’agricoltura è annichilita dall’inquinamento, se il turismo muore, se l’immagine del paese del sole del mare della cultura e del buon cibo viene deturpata da una fiammata che lascia nell’aria l’irrespirabile puzzo dell’idrogeno solforato, se la salute delle persone diventa una chimera.
Ancora il mito superato e fallimentare del Pil, della crescita continua e inarrestabile, la solita sporca filosofia economica che ha trascinato il Pianeta sull’orlo del collasso.
Obama aiutaci tu a rinsavire, a illuminare certe menti deteriorate.
 
Oltre il danno anche la beffa, Eni premiato “per lo sviluppo sostenibile”: il Foreign Policy Association (FPA) ha assegnato all’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, il ‘prestigioso’ (chissà perché quando si tratta di media stranieri o di associazioni con nome inglese, per i giornalisti italiani scatta in automatico l’aggettivo ‘prestigioso’) Foreign Policy Association's Corporate Social Responsibility Award.
Uffa, già la lunghezza del riconoscimento fa sospettare ad una bufala (alla diossina...); quando poi si scoprono le motivazioni del premio, la certezza diventa matematica.
Dunque, secondo questa FPA (organizzazione non-profit americana che si è posta l’obiettivo di far conoscere ai cittadini statunitensi le realtà socioeconomiche e politiche mondiali, incoraggiandoli a partecipare e contribuire ai processi di politica estera Usa) l’Eni si sarebbe distinto “nello sviluppo sostenibile e nella responsabilità sociale d’impresa”.
Dobbiamo sganasciarci dalle risate o abbandonarci ad un pianto fluviale ed inconsolabile?
Questa FPA, anche gli americani toppano di brutto, deve basarsi su fonti non troppo attendibili.
Paolo Scaroni è uno degli ‘eroi’ di Tangentopoli, uno dei martiri del giustizialismo perpetrato all’inizio degli anni ’90 dalle Toghe Rosse: arrestato per aver pagato tangenti al Psi del santo Craxi per conto della Techint, nell’ambito di un affare sulla centrale elettrica di Brindisi. Ha patteggiato davanti al Tribunale di Milano la pena di reclusione ad un anno e quattro mesi.
Poi, visto che in Italia essere condannati per tangenti non costituisce ostacolo a ricoprire ruoli in aziende pubbliche o semi-pubbliche, ecco il premio con la nomina ad amministratore delegato di Enel (presidente Piero Gnudi) su proposta del Tesoro. Addirittura il conferimento dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro, firmata (ahi, caro nonno, che svista!) da Carlo Azeglio Ciampi, nell’ottobre del 2004 (governo Berlusconi; forse non per caso Scaroni detiene una piccola quota di azioni del Milan AC, grazioso omaggio del Cavaliere stesso).
Ma nel brillante curriculum di Scaroni figura anche il processo davanti al Tribunale di Adria per essere riuscito ad inquinare in modo irrimediabile il parco fluviale del Delta del Po ‘grazie’ alla centrale Enel di Porto Tolle. Sempre lui, imprenditore e manager senza macchia (d’olio) e senza paura, è fiero censore della miopia politica italiana (durante il governo Prodi, ndr) e dell’ambientalismo populista, fattori che ostacolano la realizzazione di grandi opere e soprattutto non consentono l’adeguato sfruttamento dei ricchi giacimenti di gas e petrolio presenti nel sottosuolo del Belpaese. Incubo per fortuna finito grazie alle visioni energetiche rivoluzionarie di Berlusconi, Scajola e Prestigiacomo.
 
Ora, tralasciando per carità umana altri particolari, questo personaggio esporrà in bacheca il premio della FPA. Scaroni ha così commentato la notizia relativa al ‘prestigioso’ riconoscimento: “Siamo molto soddisfatti per il traguardo raggiunto. Il Foreign Policy Association's Corporate Social Responsibility Award rappresenta la prova concreta del forte impegno di Eni per la responsabilità sociale, da sempre parte integrante della nostra storia e della nostra cultura fin dai tempi di Enrico Mattei”.
 
Ah, già: Enrico Mattei, il grande corruttore dalla straordinaria onestà personale di cui sopra, paradigma perfetto degli eroi e dei simboli che storicamente piacciono alla società italiana.
 
Mattei-Scaroni-Eni, una grande storia italiana nel solco della tradizione.
 
Jeb Bush (fratello di George jr), il texano che disse “No all’Oro Nero”
post pubblicato in Società&Politica, il 25 giugno 2009
di Hermes Pittelli ã


 Giorgio Walker (‘il Camminatore’) Bush è stato, lo dicono gli stessi americani, il peggior presidente nella storia degli Usa. Ma per un istante cerchiamo di rimuovere lui e le sue nefaste azioni ‘politiche’ dalla nostra memoria storica collettiva.

Forse non tutti rammentano che il prode George (inquietante somiglianza antropologica con il maldestro personaggio dei cartoon ‘George della Jungla’, aspirante Tarzan) ha un fratello minore di nome John Ellis, per tutti Jeb.
Jeb (acronimo derivante dalle sue iniziali), repubblicano per nascita e vocazione, può vantare nel curriculum personale la carica di 43° governatore della Florida.

La famiglia Bush, covo di pericolosi eversori comunisti, arricchita inventandosi affarucci con l’industria del petrolio e degli armamenti, pare discenda in qualche modo dal capitano di ventura Goffredo di Buglione e abbia aderito a società massoniche dalle finalità non proprio cristalline.
Ma non facciamo i moralisti, come direbbe qualche furbo censore mercenario alle nostre latitudini.

Dunque, tornando a Jeb, è importante sapere che il fratello minore di George il crociato, è stato in carica in Florida per due mandati (dal 5 gennaio 1999 al 2 gennaio 2007).
Sicuramente nessuno in Italia sa che un rampollo di tale schiatta si è opposto alla deriva petrolifera nello stato americano che lo ha scelto – con il 55% delle preferenze nella prima occasione, il 56% nella seconda - quale proprio governatore (non come padrone assoluto, ma come delegato del popolo alla gestione della res publica).

La Florida che si affaccia sul golfo del Messico vanta terraferma e fondali marini rigogliosi di ottimo petrolio (dolce e leggero, a differenza di quello abruzzese, amaro e pesante).
Ebbene, nel gennaio del 2001, Jeb scrisse al fratellone (Big Brother?) presidente - vincente nella sfida contro l’ecologista Al Gore grazie a incomprensibili errori di punzonatura delle schede elettorali – una missiva alquanto ‘energica’, sintetizzabile con una frase: “Caro George, sarai anche inquilino della Casa Bianca, ma tiene giù le zampe dalla Florida”.
Già, perché il Bush amico di Berlusconi, in testa (?), oltre al cappello da cow-boy, aveva idee rivoluzionarie in materia economica ed energetica: il petrolio già cominciava a scarseggiare quindi per Georgino (non il mezzobusto del Tg1) la soluzione era liberarsi dalla schiavitù targata Opec, trivellando a tutto spiano la Florida (ma anche il resto degli Usa, dall’Alaska in giù), stato a vocazione turistica balneare grazie al clima mite, nonché meta prediletta di tutti i facoltosi anziani d’America per sfuggire ai disagi della stagione invernale.

Ebbene, Jeb Bush, mostrando una sensibilità umana, ambientale e politica che dovrebbe far arrossire di vergogna quasi tutti i nostri politicanti, amministratori locali, industriali, pseudoscienziati, considerando l’importante ruolo di flora e fauna marine della Florida per l’equilibrio ecosistemico del Sud degli Stati Uniti, ha detto a muso duro: “No alla devastazione e all’inquinamento derivanti dall’oro nero, preferiamo salvare l’ambiente e potenziare l’economia turistica”.
Semplice. Due opzioni strategiche, antitetiche. Jeb ha scelto la più giusta, non per il suo tornaconto personale (o per quello dei suoi parenti e amici degli amici), ma per le popolazioni e le terre affidate alla sua amministrazione.

In Italia avremmo assistito a teatrini, compromessi e alla fine della fiera, alla vittoria dell’intrallazzo. L’esempio dell’eutanasia della Basilicata è sotto gli occhi di chi vuole vedere. Ora il rischio Basilicata è esteso a tutto il Belpaese, Abruzzo in primis.

Jeb Bush subito dopo essere asceso alla carica di governatore ha mostrato ai cittadini che aveva davvero a cuore il loro bene e i loro interessi, disperdendo, prima ancora del fratello, quelli che il Corriere della Sera aveva definito ‘i predatori del petrolio’, in questo caso con l’uniforme della Chevron, ingolositi dalla smania di trivellare i fondali a soli 40 km dalla costa di Pensacola (in Usa, il limite, lo rammentiamo è di 160 km; in Italia, non esiste).
Jeb Bush in campagna elettorale aveva dichiarato e promesso agli elettori senza formule politichesi tipicamente italiche che “il Golfo del Messico è intoccabile”.
E da uomo serio e responsabile, prima ancora che da politico, ha mantenuto fede alla promessa.

Giova rammentare anche che perfino Bush padre nel 1990 vietò l’apertura di nuovi pozzi off-shore (in mare, gli ultimi erano stati aperti nel 1988), decisione poi confermata e blindata da Clinton.

Sarà per questo che negli Stati Uniti le patologie tumorali regrediscono, mentre in Italia, un tempo patria di navigatori santi e poeti ed oggi invece di petrolieri e ‘termovalorizzatori’, aumentano a livello esponenziale?

La scienziata abruzzocaliforniana Maria Rita D’Orsogna si chiede spesso con sgomento come mai negli Usa le celebrities, le star, i vip siano tutti impegnati in qualche grande causa umanitaria (il Ruanda, il Tibet, la lotta contro i mutamenti climatici...) e in Italia, in Abruzzo in particolare, non si muova e smuova foglia.
Una prima risposta potrebbe essere che non annoveriamo vere personalità di carisma internazionale (salvo qualche rarissima eccellenza), ma personaggi d’avanspettacolo, figuranti da reality, comparse di modesto livello in una commedia dell’arte minore. Una seconda ragione si potrebbe cercare nei rapporti di clientela di tanti, troppi politicanti, attori, giornalisti, presunti scienziati con le aziende e le multinazionali responsabili dei disastri ambientali e dei danni alla salute umana; e si sa, quando un italiano si assume un impegno lo porta a termine con coerenza, cascasse il mondo.

In Florida, un figlio di petrolieri, un privilegiato grazie al business petrolifero ha dimostrato il buon senso e il coraggio di scegliere la salvaguardia ambientale che tutela la salute umana e favorisce il volano del turismo (e attività indotte) contro la devastazione legata all’estrazione dell’oro nero; in Norvegia, nazione ricca grazie al petrolio, il governo centrale dichiara in modo limpido e trasparente che l’attività estrattiva è dannosa e inquinante (lo scrive sul proprio sito internet ufficiale, in modo che i cittadini siano informati; in Italia, non solo siamo negazionisti, ma a dispetto delle frottole sulla sicurezza civica, non siamo in grado di scrivere nemmeno un canovaccio di piano d’evacuazione in caso d’incidente: Trecate e Manfredonia insegnano...)

La dipendenza dal petrolio (...) unita a quella dei cambiamenti climatici potrebbero sfociare in violenti conflitti, terribili tempeste, restringimento delle coste e altre irreversibili catastrofi (...)
Rigide ideologie hanno dominato sulla scienza. Interessi particolari hanno messo in ombra il buon senso. La retorica non ci ha portato al duro lavoro necessario per ottenere i risultati (...)
(...) nel vento e nel sole, abbiamo le risorse per cambiare.
I nostri scienziati, imprenditori e lavoratori hanno la capacità di farci andare avanti. Ricade su di noi la scelta se rischiare i pericoli della via vecchia, o perseguire l'indipendenza energetica. E per il bene della nostra sicurezza, dell'economia e del pianeta
dobbiamo avere il coraggio e l'impegno di cambiare (...)
Non posso promettere soluzioni rapide. Nessuna tecnologia speciale o serie di leggi potrà venire a salvarci. Ma noi ci dedicheremo seriamente al costante, focalizzato e pragmatico perseguire un Paese libero dalla dipendenza energetica e alimentato da una nuova economia energetica che darà lavoro a milioni di cittadini”.

Questo Discorso sull’Energia è stato pronunciato da una personalità politica di rilievo il 28 gennaio 2009.
Quiz a bruciapelo: chi è? Forse Berlusconi? No.
Forse Claudio Scajola? No.
Forse Stefania Prestigiacomo? No.
Forse, anche se non è un politico, Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni? Noooo.

Risposta esatta: Mr. Obamaaaaaaaaaaaaaa!

Bye bye, little, very old Italy.



Fonti: grazie, come sempre, a quell’ineasauribile ‘pozzo’ di informazioni, stimoli, cultura rappresentato dalla Professoressa Maria Rita D’Orsogna.
Corriere della Sera.it

I piccoli cittadini italiani sacrificati sull’altare della ‘modernità’ tricolore
post pubblicato in Società&Politica, il 2 giugno 2009

di Hermes Pittelli ã

 

 


 “Vergini che si offrono in pasto al Drago”, Veronica Lario, fu (nel senso di ex) signora Berlusconi, dixit.

 

A parte che di solito queste vergini non lo sono nemmeno di segno zodiacale (e complimenti per l’audacia mentale di certe vestali di 30/40 anni capaci di autodefinirsi ancora ‘showgirl’), quello che mi inorridisce davvero è vedere genitori e scuole dare in pasto i propri figli/scolari a Schifani e Berlusconi.

Accade oggi, 2 giugno, anno del Signore (ma Lui lo sa?) 2009, 63° genetliaco della Repubblica.

Forse a quei virgulti, giovani cittadini ignari del passato e del futuro, dovrebbero prima spiegare il curriculum dell’attuale presidente del Senato. Lieto di accoglierli da buon pater familias per donare loro una copia della nostra Costituzione – la nostra Legge fondamentale, quella che la cricca che lui rappresenta vorrebbe demolire – e per spiegare loro che è giunta l’ora di rendere moderno il Paese.

E qui casca l’asino, poverino. Stanlio & Ollio vedevano asini che volano nel ciel, noi forse non vedremo più questi fieri e magnifici qudrupedi; che per molti bambini moderni sono già animali leggendari inventati con molta fantasia da un certo mastro Collodi.

Come non si stanca mai di ripetere il Professor Montanari, ecco le caramelle drogate distribuite ai bimbi ai cancelli delle scuole: cresceranno già perfettamente funzionali al Potere, senza dubbi, acefali, succubi, senza alcuna velleità di conoscenza, senza impeti di ribellione e cambiamento.

 

Sì perché la ricetta di modernità declinata a la berluscones, come più volte ho ripetuto ammorbando perfino me stesso, è un trito e ritrito pasticcio di formulette ultraliberiste anni ’80: edilizia selvaggia e spietata – grazie alla quale usciremo dalla crisi! – e strategie energetiche basate su fonti in esaurimento, letali e costosissime (tranne per i pochi che ci speculano) quali petrolio, carbone, energia atomica.

 

Solo in un paese vecchio e popolato per 2/3 da vecchi ingordi e ripiegati sul proprio egoismo, un menù così sorpassato e indigesto può ancora passare per avanguardistico e rivoluzionario. Peccato che la bolla speculativa legata al mattone sia uno dei detonatori che hanno innescato l’esplosione dei mercati mondiali a partire dagli Usa, peccato che proprio gli Usa abbiano cominciato a virare rotta in modo vigoroso sulle fonti di energia ecosostenibili e rinnovabili; non quelle taroccate e truccate che sviolinano a noi ignoranti italioti.

 

Resto allibito, forse ormai solitario, forse in compagnia dei soliti quattro amici, osservando l’ennesimo trionfo personale con annesso bagno di folla del premier. Famiglie intere, mamme papà nonni zii, torpedoni di sostenitori organizzati manco si trattasse di una finale dei campionati del mondo tutti accalcati contro le transenne di via dei Fori Imperiali per gridare a Silvio: “Vai presidente! Grande presidente! Siamo tutti con te! Non mollare!”.

Una forma di adorazione e identificazione che sfugge alle mie capacità di comprensione; il dna italico che non riesce a modificare quella parte di genoma che prevede l’applauso non solo a chi ti domina concedendo un po’ di elemosina, ma anche una sorta di istintiva e automatica ‘pronitudine’, perfino gratuita, nei confronti del vincitore, del padroncino di turno.

Povero quel piccolo Francesco istigato da una pessima famiglia ad invitare al proprio compleanno nonno Silvio, commovente quel signore con i capelli bianchi sincero nella propria commozione durante la parata militare che dovrebbe celebrare i fasti “di questa nostra bella nazione”.

 

Bella? Se fosse liberata dalla propria ignoranza atavica, indotta e anche un po’ coltivata per pigrizia e ignavia congenite, forse sì.

Perché il tempo che ci resta per recuperare attività cerebrale e capacità d’azione prima di varcare il confine del non ritorno si sta riducendo in modo esponenziale.

Il cittadino medio appalude i politicanti con la scorta e l’auto blu come un tenore dopo un do di petto, come una ballerina dopo una perfetta spaccata, come un centravanti dopo il gol, ma non sa che alle sue spalle, nell’omertà di media e istituzioni, gli stanno comprimendo i diritti, restringendo la democrazia, svendendo e distruggendo la sua terra.

La deriva petrolifera procede spedita: in Basilicata, in Sicilia, in Abruzzo, nelle Marche.

Trivellare il terreno e i fondali marini non solo aumenta il rischio sismico, ma produce, di sicuro, inquinamento e avvelenamento dell’ecosistema. Oltre a tutti i danni alla salute degli esseri umani.

Non è un problema che riguarda altri, non è un problema che risolverà qualcuno. E’ una catastrofe che ci coinvolge, tutti, in prima persona.

Il menefreghismo italiano è l’ottavo vizio capitale. Lo pagheremo sulla nostra pelle, senza distinzioni di razza, censo e convinzioni politiche. Non ci sarà una Lega a dirci che è colpa degli immigrati, non ci sarà un napoleoncino a dirci che è solo una psicosi inventata dalla sinistra.

 

Diremo addio ai frutti di mare, alla frittura di paranza, al parmigiano, alle mozzarelle di bufala, ai pomodori pachino, ad ogni incredibile varietà di prodotto caseario, vitivinicolo, agricolo, alimentare che la divina biodiversità italica riesce ancora a concederci per allietare il nostro palato e la nostra vita; biodiversità che in simbiosi con il nostro unico patrimonio artistico e culturale genera, tra l’altro (meglio sottolinearlo per i cultori del profitto), un ciclo economico florido e vantaggioso per il Paese.

 

Estrarre e raffinare petrolio nelle nostre Regioni è follia criminale e solo questo governo (Berlusconi, Scajola, Prestigiacomo, Bertolaso) in combutta con le multinazionali dell’oro nero potevano concepire una strategia capace di ingrassare i soliti noti e andare a discapito della collettività: in modo irreversibile.

Con il petrolio, non solo non risolviamo la nostra presunta penuria energetica, ma, come detto, distruggiamo l’agricoltura, l’ambiente, il turismo, la Salute di ognuno di noi.

 

Leggete come ‘pensa’ un petroliere, leggete del rischio mortale che corrono l’Abruzzo e le Marche.

Dei disastri e dei misfatti perpetrati dai petrolchimici in combutta con laidi amministratori locali in Sicilia, Puglia e Basilicata avete già sentito qualcosa.

La Terra è sull’orlo del collasso ambientale, sconvolta da mutamenti climatici inauditi e le multinazionali quale contributo offrono? Trivellare l’Italia, trivellare l’Alaska in cerca del solito famigerato maledetto petrolio e deforestare completamente il polmone del pianeta, l’Amazzonia. Alaska e Amazzonia non sono realtà ‘aliene’, sono parte integrante della congiura planetaria che cinici ma idioti business men (dispongono di astronavi e di un pianeta alternativo?) stanno perpetrando contro l’intera umanità. Dovremmo tutti lottare per salvare l’Abruzzo, la Sicilia, le Marche quanto l’Alaska e l’Amazzonia.

 

I terroristi adoratori del petrolio sono quelli che considerano i diritti umani un intralcio ai loro business plan, quelli che sognano i parlamenti ridotti a consigli d’amministrazione dove collocare i propri galoppini, sono quelli che invocano la modernità, quelli che bramano il depotenziamento delle istituzioni, delle formazioni, delle dinamiche democratiche; sono quelli che trasformano, nel silenzio (quindi, nella complicità) della maggioranza ‘perbene’ e ‘bene-pensante’, gli ultimi del globo in automi schiavi peggio di quelli di Metropolis: costretti a lavorare fino alla morte (unico grande premio da sognare) per un pugno di riso al giorno.

 

Suvvia, con il vessillo tricolore in una mano e i nostri figli nell’altra, conduciamoli al sacrificio sull’altare della modernità: lasciamoli in balia del politicume italiano, quello che li ucciderà con inceneritori, raffinerie, centrali nucleari.

Poi non ci sarà alcun dio, sondaggio, tribunale o prescrizione in grado di garantirci salvezza, impunità e redenzione.

 

 

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