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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
La febbre dell'oro a Roma contagia 900 persone
post pubblicato in CulturaSpettacolo, il 24 novembre 2014

di Hermes Pittelli ©



Sold out nell'Aula Magna dell'università La Sapienza, per la proiezione del capolavoro di Chaplin, con l’accompagnamento dal vivo delle musiche originali, eseguite dall’Orchestra italiana del Cinema.

 

 La febbre dell’oro colpisce ancora, in modo virulento.

Non si tratta di una riedizione post litteram della delirante caccia al prezioso metallo giallo nella mitica regione del Klondike, tra Canada e Alaska, alla fine del 1800; né di qualche nuova letale e moderna pandemia, ma dell’antica passione per le opere migliori del cinema in bianco e nero, senza sonoro.

Quasi mille persone si sono date appuntamento nell’aula magna del rettorato dell’ateneo capitolino più importante, per assistere al capolavoro di Chaplin, datato 1925, nella versione restaurata dai maghi della Cineteca di Bologna. Non una riunione carbonara di cinefili incalliti in uno sgangherato garage di periferia, ma un evento di grande successo nell’ambito delle celebrazioni per il secolo di vita del vagabondo più famoso della settima Arte: Charlot.

Valore aggiunto di questa insolita, magica serata domenicale di fine novembre 2014, l’esecuzione dal vivo della partitura originale composta dallo stesso Chaplin ed eseguita dall’Orchestra italiana del Cinema, diretta per l’occasione dal maestro Timothy Brock che nel 2007 ha ricostruito e arrangiato ex novo il commento musicale chapliniano.

Il pubblico, non solo adulti o attempati assetati di amarcord, ma anche moltissimi bambini, nativi dell’era digitale e virtuale, è rimasto conquistato dal bislacco sans papier creato nel 1914 dalla fantasia e dalla sensibilità di Charlie Chaplin. Ci sarebbe da chiedersi come mai un personaggio così ‘obsoleto’, così poco alla moda, così lontano dalle esigenze multitasking e dal mondo iper connesso e globalizzato, riesca ancora a riscuotere un successo universale.

I bimbi del III millennio, al principio disorientati dalla mancanza di colori sgargianti, di immagini 3D e dai soliti effettacci computerizzati cui sono assuefatti, si sono via via lasciati travolgere dalla comicità surreale di Charlot, giocata tutta sulla sua apparente goffaggine, vero motore delle gag visive.

Risate cristalline hanno sottolineato l’ascesa del Vagabondo alla montagna dell’oro attraverso il Chilkoot Pass, tra muraglie di neve, ghiacci eterni, terribili crepacci e dirupi, con aria ingenua e stralunata e con la tipica andatura ondeggiante conferitagli dalle sue scarpe enormi e sformate.

E tutte le generazioni si sono commosse per la delicatezza dei sentimenti di Charlot, inizialmente frustrati, non corrisposto in amore dalla protagonista femminile Giorgia che anzi con crudeltà si prende beffe dello spiantato e bizzarro pretendente.

Ma gli applausi a scena aperta sono risuonati spontanei nell’aula magna quando, isolato in cima al monte con il compagno di sventure Giacomone, in una baracca di legno flagellata da una bufera spietata, per celebrare comunque il Giorno del Ringraziamento, Charlot decide di lessare una delle sue scarpe per l’agape umanitaria; o quando, una volta giunto in paese, sogna durante la notte di Capodanno di eseguire la celebre, memorabile Danza dei Panini, con due piccoli filoncini infilzati in due forchette, per divertire l’amata, che invece di raggiungerlo come concordato, per la cena festosa, preferisce rimanere insieme alle amiche e al dongiovanni locale nel malfamato locale Monte Carlo Dance Hall.

Salvo poi redimersi e capire che il vero Amore si basa su altri pilastri (nonostante, alla fine, Charlot, sempre puro nell’animo, riesca a diventare milionario grazie alla generosità dell’amico, scopritore di un giacimento ricchissimo).

Perché la potenza del 'messaggio' (detestato, temuto, però insuperato) che ancora oggi emerge inarrestabile da queste 'logore pellicole', si legge in un passaggio fondamentale dell’ormai celebre romanzo di Fabio Stassi, intitolato, guarda caso, L’ultimo ballo di Charlot (Sellerio):

"Solo il disordine chiamato amore rende possibile ogni acrobazia".

In questi ‘tempi moderni’, sempre più disumani, sempre più vampirizzati dal Leviatano del mercato e delle multinazionali, le nostre piccole armi per resistere restano solo queste: i buoni libri di avventura e amore – per citare un altro Poeta -, la buona musica, i grandi film, le parole di narrazioni autentiche, i sorrisi, gli abbracci; come quelli tra figli e genitori e tra nonni e nipoti al termine della Febbre per tributare un meritato omaggio alla magistrale esecuzione dell’Orchestra del Cinema e naturalmente a Lui, al Genio immortale.

Grazie, indimenticabile Charlot: chapeau!

Al Tuo cospetto, siamo noi ad inchinarci e a toglierci… la bombetta.

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