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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Cronache californiane: Il bus per Downtown
post pubblicato in Diario, il 27 novembre 2009
“La signora in rosso e l’Audrey Hepburn afroamericana”.
Piccola lezione socioantropologica vivente sugli abitanti di Los Angeles



di Hermes Pittelli ©


 Per andare da Santa Monica a Downtown, da sud a est di L.A., l’imperativo categorico e’ uno solo: utilizzare il bus metro express della linea 720.
Diventa un’avventura di circa un’ora e 20 minuti, tanto quanto dura il tragitto per chi ha voglia di visitare il Moca – che non e’ la macchinetta per preparare finalmente un buon caffe’ da far assaggiare ai californiani – ma il Museum of Contemporary Art della citta’ degli angeli.
Non solo un divertimento, ma una sorta di lezione vivente di socioantropologia per imparare a conoscere la composita popolazione autoctona.
Il biglietto, virtuale per evitare consumo di carta e abbattimento di alberi, si paga all’autista, in modo molto piu’ pratico e veloce se forniti di quarti di dollaro (1 corsa costa 1 dollaro e 25 cents, quindi servono 5 monetine da 0,25).
A bordo, in una sorta di agora’ davvero democratica e senza distinzioni di classe, si puo’ incontrare il manager in giacca e cravatta, la signora elegante e agguerrita pronta per una sessione di hard shopping in Beverly Drive, fino all’homeless carico delle sue infinite borse di plastica e cartone.

La manovra per accogliere a bordo una signora paralizzata e’ rapida ed efficiente. La signora, seduta su sedia a rotelle automatica, e’ vestita completamente di rosso, dalle scarpe al cappellino da baseball patriottico ornato con l’acquila e la bandiera americane. Alla signora in rosso non mancano le cuffiette stereo d’ordinanza per ascoltare in mp3 rilassanti brani di musica classica.

Poi salgono gruppi di immigrati e fratelli neri. Ondeggiano, danzano, cantano. Nessuno, nemmeno I veri poveri, mostrano insofferenza, stress o maleducazione. Sorridere e salutare, ringraziare la persona che cede il posto o agevola il passaggio e’ pratica diffusa e connaturata.
Bambini sudamericani, dagli occhi ardenti e curiosi, ridono con allegria contagiosa.
Qualcuno si informa con le news pubblicate dal Los Angeles Times, lenzuolo formato da doppio tabloid sovrapposto (del resto, dove se non qui tutto deve essere big?), qualcuno, turista a caccia d’emozioni, studia la mappa della citta’ per individuare le mete di pellegrinaggio artistico, consumistico o ludico.
Quando il bus attraversa Beverly Hills l’esagerazione e l’opulenza attraversano I finestrini e si stampano contro la faccia: le boutique delle griffe, le palestre dei vip, la concessionaria Ferrari/Maserati, Hokusai che non e’ l’artista nipponico della Grande Onda ma un rinomato sushi bar.
Se poi si e’ cosi’ sfortunati da incappare in uno dei giorni di chiusura del Moca (accade anche qui, non solo a Roma o Firenze) si puo’ sempre cercare consolazione con una capatina alla libreria del museo o, da veri americani, perdersi con una passeggiata tra le vie di Downtown, nucleo originario da cui poi si e’ sviluppata la L.A. che conosciamo oggi.
E prima di ripartire per Santa Monica, ‘gustare’ un morning muffin – senza tentare di indovinarne gli ingredienti ne’ il sapore – e un single italian espresso a Bunker Hill One, per abbandonarsi al naufragio emotivo negli stessi sogni di John Fante.

Se l’autista che ti riporta a casa e’ nero, evento molto probabile, apprezzerai la giovialita’ e l’umanita’ con cui accoglie a bordo con una parola buona o una battuta ogni singolo passeggero, la simpatia con cui saluta I bambini che agli incroci gli fanno ciao con la manina, la suonata di clacson agli amici sui marciapiedi, o la spudorata audacia con la quale s’inventa una fermata non prevista in mezzo a Rodeo Drive per attirare l’attenzione di una sua amica con ampi cenni delle braccia e richiami sonori e offrirle un passaggio fino alla meta.
Una ragazza, nemmeno serve specificarlo, terribilmente carina, una sorta di Audrey Hepburn afroamericana che – questa volta senza possibilita’ di altre interferenze – monopolizza la sua attenzione per il resto del tragitto…





permalink | inviato da erikfortini il 27/11/2009 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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