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"I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)

SCIENZA
1 ottobre 2009
LUFT, A ROMA SI RESPIRA ARIA NUOVA
di Hermes Pittelli ©


 Lo hanno chiamato
Luft, aria in tedesco. Non risolverà per magia i problemi di inquinamento atmosferico della Capitale, ma potrebbe rendere l’aria romana più pulita e respirabile.
E’ un’invenzione tutta italiana, di un gruppo di ingegneri di Padova. All’apparenza sembra un anonimo cassone in vetroresina di 160x240x65 cm. Ma dispone di un’apertura frontale che ingoia letteralmente le polveri sottili e le nanopolveri che quotidianamente ‘galleggiano’ minacciose nel cielo di Roma e che rischiano di transitare nei nostri organismi con effetti nefasti per la salute.
Il marchingegno, 110 chili il peso, per essere operativo, viene montato sul tetto di un veicolo autoalimentato (bus o taxi) e durante il tragitto, quasi fosse una sorta di aspirapolvere, fagocita gli agenti inquinanti dall’aria.

L’amministrazione guidata dal sindaco Alemanno ha avviato la sprimentazione di Luft in gran segreto. Per 18 giorni, durante l'estate, un autobus di 12 metri messo a dispozione gratuitamente da Trambus, ha percorso alcune tra le arterie più trafficate e inquinate della Capitale in esercizio simulato.
I risultati dell’esperimento sono stati poi valutati dal Professor Adolfo Panfili (delegato del sindaco per i rapporti con Enti e Istituzioni Sanitarie), da un pool di studiosi dell’università La Sapienza e dal dottor Stefano Montanari (già, proprio lui. Uno dei due titolari, l’altra è la moglie – la dottoressa Gatti – del laboratorio scientifico Nanodiagnostics che studia le nanopatologie, ndr).

I primi responsi sono addirittura entusiasmanti: il bus utilizzato in questo lasso temporale ha percorso 2448 km in 192 ore di servizio ad una media di 13 km l’ora (velocità più o meno equivalente a quella dei mezzi del trasporto pubblico romano) dimostrando che i filtri del dispositivo sono in grado di trattenere 8,24 grammi di polveri sottili al giorno. Sembra una quantità risibile, invece si tratta di una mole enorme. Per capire, se 100 autobus montassero il Luft, verrebbero catturati 824 grammi di polveri quotidianamente, pari a 3 quintali all’anno. Ogni anno, l’ambiente verrebbe ripulito da 3 quintali di polveri sottili, sottratte quindi all’inalazione da parte dei cittadini

Come funziona il Luft: il principio si basa sull’azione congiunta di elettrofiltri che isolano le microparticelle delle polveri dell’aria e degli altri inquinanti (ossidi di azoto, di zolfo, Ipa e pollini) e in seguito le abbattono. I due filtri di tessuto posti in serie sono arrotolati e si svolgono in un anno, in modo da porgere sempre una faccia pulita all’ingresso dell’aria. L’elettrofiltro posto in fondo blocca la nanopolveri sfuggite ai due filtri di tessuto. La pulizia dei filtri si effettua una o due volte l’anno smontando i filtri, mettendoli in un sistema ad ultrasuoni che stacca tutte le polveri. Le polveri recuperate vengono compattate ad alta pressione e formano dei blocchi grossi e solidi, praticamente inattaccabili.

La giunta Alemanno si segnala quindi all’avanguardia nella lotta concreta all’inquinamento atmosferico che da sempre è uno dei crucci e dei fattori di disagio per chi vive e lavora nella Capitale. Il primo cittadino spiega con orgoglio che forse per la prima volta il Campidoglio non ricorre a misure tampone dagli effetti discutibili (per es. il blocco del traffico), ma affronta di petto il problema non occultandolo, ma mettendo in campo competenze scientifiche e progettualità.
Un progetto per salvaguardare l’integrità dell’ambiente e la salute dei cittadini, soprattutto le categorie che per lavoro sono più esposte all’inquinamento atmfosferico quali vigili urbani, tassisti, conducenti di tram e bus, operai nei cantieri, ecc.
Altro risvolto non trascurabile: se il Luft manterrà le premesse e le promesse della fase sperimentale, si ridurranno drasticamente i costi sanitari a carico della collettività per la cura delle patologie riconducibili all’inalazione delle polveri sottili.

Ogni dispositivo Luft costa circa 20.000 euro, ma in un’economia di scala, se tutti i bus di Roma fossero dotati del ‘mangiapolveri ecologico’, l’impatto sulle casse comunali sarebbe più lieve. Ora parte la seconda fase della sperimentazione, alla quale collaborerà anche il servizio Radio Taxi 3570. Il Luft montato sulle auto è più economico, costa circa 7.000 euro.

Ma il Campidoglio per appofondire questi primi risultati e disporre di dati ancora più probanti affiderà il Luft alle analisi dell’Agenzia regionale per la Protezione Ambientale. Quasi sicuramente comunque il Luft sarà montato sulle vetture di 10 linee urbane (23, 44, 46/, 61, 71, 81, 85, 88, 170, 280) scelte in base a criteri specifici: direttrici stradali con intenso numero di passeggeri e ad elevato inquinamento; copertura quanto più possibile omogenea del territorio comunale.

Fabio De Lillo (assessore alle Politiche Ambientali), dopo il saluto di Sergio Marchi (assessore alla Mobilità) durante la conferenza stampa di presentazione, sottolinea l’importanza della cooperazione tra assessorati dell’ambiente e della mobilità: obiettivi condivisi e mirati assicurano progetti e risultati reali. De Lillo spiega che la sperimentazione del Luft è solo una parte di una visione antropologica dell’Ambiente, nella quale l’uomo si pone al centro della Natura non per inquinarla, ma per tutelarla attraverso la tecnologia ecocompatibile e sostenibile.
Il Prof. Panfili rammenta che già Ippocrate (quello del giuramento) aveva intuito che l’essere umano finisce con il somigliare all’ambiente in cui vive. L’Ocse, informa Panfili, ha dimostrato che l’inquinamento atmosferico è l’ottava causa di morte prematura dell’uomo.
L’Italia ha un’estensione geografica lillipuziana rispetto ad altri paesi, eppure figura al 4° posto mondiale per vetture circolanti e addirittura è a livelli da primato (poco edificante) per emissioni inquinanti.
Ecco perchè accanto al Luft, Alemanno ha varato il potenziamento delle piste ciclabili, il bike sharing e la sottoscrizione di un contratto di servizi con Atac e Trambus per un trasporto pubblico sempre più sostenibile.

Il dottor Stefano Montanari, scienziato che ha valutato da esperto esterno e indipendente i risultati sperimentali di Luft, ha illustrato perché sia fondamentale la possibilità di ‘ingabbiare’ le nanopolveri; il dato relativo al peso diventa quasi relativo (la legge tiene conto di questo fattore) se rapportato alla dimensione delle microparticelle: inferiori al micron. Significa che una volta inalate si propagano velocemente e invasivamente nei polmoni, nel sangue, nei tessuti, nelle cellule, potenziali inneschi per patologie quali cancro, diabete, ecc. Una volta nell’organismo le nanoparticelle non possono essere espulse o distrutte.
L’ideale sarebbe non produrne più. Sono soprattutto i fenomeni che avvengono ad altissime temperature a originarle: quindi, tra i principali responsabili, al netto di revisionismi e negazionismi, troviamo inceneritori, cementifici, motori a scoppio, fonderie. Insomma, gran parte di quell’industria che reso così ‘evoluta’ (o solo pigra, scriteriata e egoisticamente vorace) la nostra ‘civiltà’.
Montanari, da ambientalista realista, non si aspetta che l’uomo torni indietro a 750.000 anni fa e rinunci al dono di Prometeo (il fuoco). Però chiarisce anche che l’Agenzia europea per l’Ambiente, attraverso il report n.2 del 2007, ha dichiarato che le nanopolveri, una volta prodotte, sono eterne.

Il Luft funziona, evviva il Luft; ma da solo non basta. Accanto a questo dispositivo rivoluzionario, servirebbe una vera rivoluzione: culturale. Montanari dixit: “Dobbiamo produrre rifiuti solo se necessario, usare l’automobile il meno possibile, imparare a differenziare, riutilizzare, riciclare, ridurre, rinunciare alla plastica, bere acque di rubinetto in bottiglie di vetro, evitare gli imballi, tassare i sacchetti di plastica come in Irlanda – dove sono calati del 90% - o proibirli come in California, poi implementare tecnologie che già esistono per ridurre l’inquinamento alla fonte”.
Lunga vita all’inventiva italica, peccato venga poi vanificata dalla cronica incapacità di fare sistema, di “fare impresa”. L’Italia prima inventa il Luft, poi si fa soffiare il brevetto da una holding iberica. Forse perché, come scherza Montanari, oggi gli spagnoli “sono molto più toreri di noi”.

Una sola certezza: ancora una volta, la vera soluzione dei problemi si chiama Cultura.
Proprio quella che qualcuno vorrebbe incenerire come plastica.

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