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FINCHE' C'E' ENI, CI SARA' ENERGIA...
post pubblicato in Società&Politica, il 30 giugno 2009

Una promessa o una minaccia? La frase è una citazione da uno spot Eni del 1989. Nel frattempo, la società fondata dal corruttore onesto Mattei non ha mai smesso di fare danni, in Italia e nel mondo. Eppure gli agnostici investitori italiani, ottenebrati dall’ignoranza e da aggressive campagne di marketing, premiano il mostriciattolo a sei zampe esaurendo a tempo di record il bond da 2 miliardi di euro. Per la gioia dell’eroico ad Scaroni

 
 
di Hermes Pittelli ©
 
 
 Potenza di uno spot e tanta ignoranza. Eni chiude addirittura in anticipo la collocazione sul mercato italiano del bond da due miliardi di euro.
 
Lo spot. Massimo Ghini, volto ‘televisivo’ di Mattei, esce da una casa mostrando il simbolo dell’Eni stampato su un foglio bianco e con voce stentorea comincia il racconto: “Il sogno di Mattei era dare energia agli italiani”. Poi comincia un percorso idilliaco nel fantastico mondo Eni: passa davanti a degli scogli che delimitano un mare sfortunato nel quale in lontananza, mentre il sole sorge (o si affonda nelle onde, per lo sconforto), si staglia l’imponente sagoma di una piattaforma petrolifera. L’attore romano intanto ci dice: “Oggi quel sogno si chiama Eni, la più grande compagnia energetica italiana, presente nel mondo in oltre 70 paesi”. Breve pausa, Ghini passa davanti alla ricostruzione in studio di un candido ambiente familiare (quasi da Mulino Bianco, tanto per rimanere nell’incantato paese delle ipocrisie) e sussurra, accompagnando con gesto aulico: “E anche nella tua vita”.
Rapido passaggio ad un ambiente urbano notturno con vista su distributore di benzina Agip e Ghini, impietoso, incalza: “Un’azienda che guarda al futuro e investe nella ricerca per darti un’energia sempre più sostenibile...”.
Intanto, compare un poveraccio che con una cima nodosa trascina l’ultimo fondale dello spot (un campo con montagne alle spalle, dalle quali il benedetto sole tenta ancora di sorgere), Ghini ci guarda negli occhi e sfoderando il sorriso dell’uomo autorevole, che guarda con fiducia al domani e a cui affideresti la tua vita in caso di pericolo imminente, conclude la sua markettata pro Eni: “... E per continuare a crescere, insieme a te. Per questo oggi Eni ti offre le sue obbligazioni. Rimetti in circolo l’energia”.
 
L’offerta era valida dal 15 giugno al 3 luglio, ma come detto, le obbligazioni sono state letteralmente ‘ingurgitate’ dai risparmiatori italiani. Addirittura, a fronte di un bond pari a 2 miliardi di euro, la richiesta è stata stimata prossima ai 6 miliardi. Un successone, però...
 
Però, quanti tra gli investitori italici sono realmente a conoscenza di cosa sia Eni? Quanti si sono lasciati abbindolare dal marchio, dalle intrusive e persuasive reclame, dagli inviti pressanti e mediatici del governo ad essere ottimisti e a rimettere in moto l’economia (con consumi e investimenti. Resta il dubbio: ma se uno i soldi non li ha, li stampa come facevano Totò e Peppino nella ‘Banda degli onesti’?), senza capire e sapere in quale azienda hanno realmente investito i propri risparmi?
 
Il sogno di Mattei. Un uomo ambizioso, con intuizioni sicuramente notevoli nel campo del business, capace, pur di raggiungere i propri obiettivi, di scendere a compromessi (quelli di cui parlano sempre i dirigenti o gli stipendiati Eni, quando qualcuno fa notare i danni correlati all’estrazione e alla lavorazione del petrolio) con il potere o i potenti di turno. Non a caso, aderì al partito fascista.
Salvò l’Agip dal fallimento e la fece diventare una pietra fondamentale dell’Eni.
Le perforazioni petrolifere nella pianura padana non sono una tragica invenzione di oggi, ma una sua idea; la rete di gasdotti che attraversa il sismico suolo italiano è un suo progetto, l’apertura all’energia nucleare è ascrivibile sempre a lui; importanti concessioni petrolifere in Medio Oriente sono frutto della sua ‘abilità’ strategica, grazie alla quale strappò accordi commerciali addirittura all’Unione Sovietica (oggi il gas con cui arricchiamo Putin arriva fino a noi grazie al ‘tubo’ Eni).
 
Più di 70 paesi ‘godono’ dei benifici derivanti dalle attività di Eni. Non solo l’Italia (Gela, Augusta, Melilli, Priolo, Manfredonia, Falconara, la Basilicata, domani l’Abruzzo) l’elenco dei danni all’ambiente e alla salute umana è lunghissimo e si estende anche oltre i confini nazionali: Europa, Africa (accordo con l’Egitto per trivellare il Monte Sinai, Nigeria annichilita dall’inquinamento e dalla repressione violenta dei diritti umani; inutile varare campagne di restyling della propria immagine per favorire lo sviluppo socioeconomico degli agricoltori del delta del Niger, se prima costruisci infrastrutture sulle loro terre senza nemmeno chiedere permesso, se bruci l’idrogeno solforato senza nemmeno prima edificare i famigerati ‘centri oli’, ma direttamente nell’aria, se inquini fiumi e terre e distruggi ogni possibilità agricola e comprometti la salute umana), Russia, Cina, Afghanistan, Pakistan, Thailandia, India, Papuasia, Australia, America del Nord, Sud America (chiedete notizie dell’Ecuador); le bandierine del risiko espansionistico di Eni spuntano in quasi tutte le aree del globo.
 
Eni nella vita degli italiani. Tremonti & company annunciano incredibili riduzioni nelle bollette energetiche degli italiani, che però, chissà perché, continuano ad essere tra le più salate in Europa. Forse perché l’Italia non dispone attualmente di un progetto strategico relativo all’energia; intanto, il Congresso americano, pur tra divisioni e critiche, approva il piano Obama che prevede autonomia energetica grazie alle vere fonti rinnovabili (solare, eolico) e battaglia alle vecchie, inquinanti fonti fossili. Gli italiani non si fanno domande. Del resto, non pongono quesiti gli ectoplasmi che dovrebbero farlo per mestiere e deontologia, figuriamoci i proni cittadini comuni. Il commento tipico del suddito: “Se nei palazzi del potere hanno già deciso, noi non possiamo farci nulla”.
In Italia politicanti in combutta con multinazionali del petrolio spacciano alla gente la convinzione che trivellare tutto il territorio alla ricerca di gas e oro nero, costruire centrali atomiche e ‘termovalorizzatori’ sia la risposta alla nostra presunta carenza energetica.
 
Il futuro e l’energia sempre più sostenibile di Eni. Quale futuro? Quello toccato alla Basilicata, che ha creduto al miraggio di un destino di ricchezza da sceicchi arabi e si ritrova con un territorio devastato (parco della Val d’Agri inquinato per sempre, cancellata ogni coltura tipica e di qualità, niente più vino, niente fagioli Sarconi), un mercato immobiliare crollato con la gente che abbandona le case e fugge, zero turismo, un’immagine deturpata irrimediabilmente e la maglia nera nella classifica dell’economia regionale italiana.
Energia ‘più’ sostenibile? Una formula interessante, tipicamente italiota. Una forma di energia o è sostenibile, o non lo è, tertium non datur. Sostenibile, rinnovabile, non come quelle del nostro canagliesco Cip6 che recita “e/o assimilabile”.
Sostenibile con i pesci e le altre forme di vita marine che bioaccumulano mercurio? Sostenibile con l’uva (dimostrato da esperimenti scientifici degli anni ’70 nelle università californiane) che puzza di petrolio e spremuta origina un liquido nero, nauseabondo e tossico? Sostenibile come l’inquinamento che nei pressi dei pozzi scavati in Abruzzo nel 2008 in soli tre mesi è passato da basso a medio?
 
Continuare a crescere, insieme a te. Ecco il senso del lancio obbligazionario di Eni, la crescita. Naturalmente del proprio fatturato, anche se furbe formule di marketing fanno sognare ai clienti ricchezze da far impallidire Creso. Non può esserci crescita per i cittadini se l’ambiente viene annientato, se l’agricoltura è annichilita dall’inquinamento, se il turismo muore, se l’immagine del paese del sole del mare della cultura e del buon cibo viene deturpata da una fiammata che lascia nell’aria l’irrespirabile puzzo dell’idrogeno solforato, se la salute delle persone diventa una chimera.
Ancora il mito superato e fallimentare del Pil, della crescita continua e inarrestabile, la solita sporca filosofia economica che ha trascinato il Pianeta sull’orlo del collasso.
Obama aiutaci tu a rinsavire, a illuminare certe menti deteriorate.
 
Oltre il danno anche la beffa, Eni premiato “per lo sviluppo sostenibile”: il Foreign Policy Association (FPA) ha assegnato all’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, il ‘prestigioso’ (chissà perché quando si tratta di media stranieri o di associazioni con nome inglese, per i giornalisti italiani scatta in automatico l’aggettivo ‘prestigioso’) Foreign Policy Association's Corporate Social Responsibility Award.
Uffa, già la lunghezza del riconoscimento fa sospettare ad una bufala (alla diossina...); quando poi si scoprono le motivazioni del premio, la certezza diventa matematica.
Dunque, secondo questa FPA (organizzazione non-profit americana che si è posta l’obiettivo di far conoscere ai cittadini statunitensi le realtà socioeconomiche e politiche mondiali, incoraggiandoli a partecipare e contribuire ai processi di politica estera Usa) l’Eni si sarebbe distinto “nello sviluppo sostenibile e nella responsabilità sociale d’impresa”.
Dobbiamo sganasciarci dalle risate o abbandonarci ad un pianto fluviale ed inconsolabile?
Questa FPA, anche gli americani toppano di brutto, deve basarsi su fonti non troppo attendibili.
Paolo Scaroni è uno degli ‘eroi’ di Tangentopoli, uno dei martiri del giustizialismo perpetrato all’inizio degli anni ’90 dalle Toghe Rosse: arrestato per aver pagato tangenti al Psi del santo Craxi per conto della Techint, nell’ambito di un affare sulla centrale elettrica di Brindisi. Ha patteggiato davanti al Tribunale di Milano la pena di reclusione ad un anno e quattro mesi.
Poi, visto che in Italia essere condannati per tangenti non costituisce ostacolo a ricoprire ruoli in aziende pubbliche o semi-pubbliche, ecco il premio con la nomina ad amministratore delegato di Enel (presidente Piero Gnudi) su proposta del Tesoro. Addirittura il conferimento dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro, firmata (ahi, caro nonno, che svista!) da Carlo Azeglio Ciampi, nell’ottobre del 2004 (governo Berlusconi; forse non per caso Scaroni detiene una piccola quota di azioni del Milan AC, grazioso omaggio del Cavaliere stesso).
Ma nel brillante curriculum di Scaroni figura anche il processo davanti al Tribunale di Adria per essere riuscito ad inquinare in modo irrimediabile il parco fluviale del Delta del Po ‘grazie’ alla centrale Enel di Porto Tolle. Sempre lui, imprenditore e manager senza macchia (d’olio) e senza paura, è fiero censore della miopia politica italiana (durante il governo Prodi, ndr) e dell’ambientalismo populista, fattori che ostacolano la realizzazione di grandi opere e soprattutto non consentono l’adeguato sfruttamento dei ricchi giacimenti di gas e petrolio presenti nel sottosuolo del Belpaese. Incubo per fortuna finito grazie alle visioni energetiche rivoluzionarie di Berlusconi, Scajola e Prestigiacomo.
 
Ora, tralasciando per carità umana altri particolari, questo personaggio esporrà in bacheca il premio della FPA. Scaroni ha così commentato la notizia relativa al ‘prestigioso’ riconoscimento: “Siamo molto soddisfatti per il traguardo raggiunto. Il Foreign Policy Association's Corporate Social Responsibility Award rappresenta la prova concreta del forte impegno di Eni per la responsabilità sociale, da sempre parte integrante della nostra storia e della nostra cultura fin dai tempi di Enrico Mattei”.
 
Ah, già: Enrico Mattei, il grande corruttore dalla straordinaria onestà personale di cui sopra, paradigma perfetto degli eroi e dei simboli che storicamente piacciono alla società italiana.
 
Mattei-Scaroni-Eni, una grande storia italiana nel solco della tradizione.
 
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