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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
A(à)ncora sul 25 Aprile: libertà scaccia Liberazione
post pubblicato in Società&Politica, il 3 maggio 2009
 

Una bella vignetta di Mauro Biani in occasione del 25 Aprile 2005: un partigiano italiano in versione 'Voltaire'.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.


(Libertà - Giorgio Gaber, 1972)


Democrazia istantanea (?) scaccia democrazia e consenso sondaggistico a pagamento scaccia elezioni? Applauso a comando scaccia senso critico? Chip neuronale scaccia cervello?


di Hermes Pittelli ã


 Si sostituisce una parolina, nient’altro. Questo abbiamo sentito ripetere in tono monocorde e ossessivo da tutti gli schieramenti (più o meno), da tutti – più o meno - i politologi a pagamento che finiscono a scrivere editoriali sui quotidiani nazionali o in prima serata nelle trasmissioni d’informazione, lo abbiamo udito perfino dalla balda opposizione – meno meno - e da giornalisti in apparenza ‘nemici’ del Cavaliere dimezzato (nel senso di Veronica, non dell’altezza).

Liberazione scompare, cede il posto a libertà (contenitore così vago e ampio che il significato autentico sfuma verso un imprecisato orizzonte). Come in uno sciocco quiz televisivo. Il gioco è fatto. Ad Omnibus (qualche mattina fa), su La7, avevo ‘il cuore e gli occhi gonfi di stupore’ nell’udire cronisti sinistrorsi per formazione e carriera vaticinare che era venuto il tempo della pacificazione nazionale, era giusto abbandonare vetusti simboli ideologici (il 25 aprile, la celebrazione del mito della Liberazione dal nazifascismo e le bandiere rosse) per abbracciarci tutti, in concordia e unità nazionali finalmente realizzate.

Oibò, una tesi sorprendente e assai discutibile. Dunque, se una parte, si presuppone la sinistra (quella rappresentata dai comuni cittadini che ancora ci credono, non quella politicante e furbastra), in nome della serenità, della cooperazione, dell’ipocrisia ‘bipartisan’ (termine di pornografica bruttezza e idiozia), del ‘politically correct’ (e vai con lo scimmiottamento di espressioni anglofone che fanno ‘trend’, ma che nessuno capisce) deve rinunciare alle proprie sovrastrutture simboliche, mi aspetterei – per ‘par condicio’ (tié, ve la siete voluta!) – che l’altra parte, quella oggi così in voga, rinunciasse alle sue: le bandiere azzurre, gli slogan rubati alla Nazionale di calcio per ottenere il massimo dell’audience presso un popolo di podofili, le trucide battute e volgarità da Bar Sport, l’ostentazione del presunto benessere (suv, veline, imprese), ecc.

Difficile dialogare con chi di solito tiene acceso il televisore, ma costantemente spento, forse per non turbarsi, il cervello. Difficile trovare un appiglio quando la gioiosa resa al Sultano (grazie Professor Sartori) è così oceanica, supina e ‘bulgara’. Difficile trovare un appiglio di salvezza per ‘allegri naufraghi’ che ostinatamente, malgrado le disavventure costanti e continue, non si arrendono e riprendono a navigare.

Questi signori che invocano come manna dall’Altissimo (non mister Levissimo) l’indolore sostituzione di una paroletta – Liberazione – con un’altra, più marketing oriented, più gradita al ‘padrone’, dovrebbero andare di corsa, sotto il pungolo di qualche decisa scudisciata, a ristudiare la Storia dell’umanità, dei totalitarismi, magari aggiungendo la lettura di alcuni geniali romanzi che hanno previsto con decadi di anticipo come il lato oscuro del Potere si sarebbe impossessato della vita stessa delle masse (Orwell dove sei?).

Si comincia così, in modo lieve. Si svuotano di significato le parole, che da sempre nella storia dell’umanità hanno rappresentato il fulcro della conoscenza, della sapienza, quindi dell’unico vero Potere (strano che tutti i nostri politicanti beghini non rammentino mai che ‘In principio era il Verbo’). Si confondono le scatole craniche delle persone, svuotandole dagli impegnativi e pesanti neuroni, per riempirle di ottimistiche sciocchezze miscelate come il proseccco e l’aperol.

Poi si eliminano le paroline sgradite attribuendo loro la sconveniente caratteristica di ‘antichità/ ideologismo’ (chissà perché, a me invece piace, visto che contiene in sé la radice di ‘idea’, altro che il vuoto pneumatico assoluto da cui ci stiamo facendo fagocitare) e si presentano al pubblico plaudente i sostantivi moderni, quelli giusti, quelli vincenti: libertà, democrazia istantanea (giuro, è il titolo di un libercolo partorito da Daniele ‘Capezzino’. Chissà perché nessuno si prende la briga di spiegare al rampante berlusconiano – ex radicale – che l’aggettivo ‘istantanea’ confligge ontologicamente con il sostantivo ‘Democrazia’!!!), mercato, televoto, consigli per gli acquisti.

Via, nella discarica radioattiva e poi nell’inceneritore letale, il ciarpame del passato. Una mano di vernice fresca ed ecco, magia alla Silvan, la Democrazia non c’è più, la nostra stupenda Legge fondamentale – la Sacra Costituzione repubblicana – snaturata e riscritta da qualche piede di porcellum, il diritto/dovere di voto sostituito dal sondaggio plebiscitario a pagamento, il diritto/dovere di senso critico sostituito dall’applauso permanente a comando, la materia grigia sostituita con un chip collegato direttamente al Viminale.

Questo è ‘il mondo che vorrei?’. Questa è l’Italia del futuro che immaginiamo a colpi di sondaggi, traffico paralizzato verso gli esodi vacanzieri e affollando gli ormai insostituibili centri commerciali?
Per le vie di Roma ho notato affiches che celebravano il 25 Aprile, al contrario però. Gli attribuivano la valenza di giorno di lutto, di trionfo dei vili e dei codardi a scapito dei veri, eroici patrioti. Ecco, mi auguro che davvero si instauri una nuova forma di Fascismo, come sembra auspichi la stragrande maggioranza degli italiani.
Gli
autori di questi farneticanti manifesti capirebbero forse solo in quel momento che la Liberazione dal nazifascismo ha regalato loro la libertà di esprimere senza timore di rappresaglia e persecuzione opinioni così 'opinabili' (a proposito, ma da quando è decaduto il reato di apologia del fascismo?).

La libertà di cui godiamo (o di cui dovremmo godere) è una conseguenza diretta della Liberazione, non può quindi sostituirla o peggio cancellarla. Ma la Libertà, come Storia c’insegna, non è un diritto divino, ma una condizione che richiede lotta quotidiana.

La Libertà va difesa, costruita e progettata giorno per giorno.


Nota a margine: il Primo Maggio (cancelliamolo, è vecchio. Aboliamo lo statuto dei lavoratori, risale al 1970, come me. Io per dare il buon esempio mi eliderò da solo) tribù di italioti, tra cui spiccavano accenti padani, erano accampati sulla scalinata di Trinità dei Monti e in piazza di Spagna, trasformate per l’occasione in discariche a cielo aperto, in cloache di somma indecenza e vergogna: lattine di birra, bottiglie vuote rotte e quindi pericolose, cartacce, sacchi aperti d’immondizia, cibo gettato, mozziconi di sigaretta. Da vomitare.
Chissà lor signori cosa avrebbero detto se lo stesso misfatto fosse stato compiuto da extracomunitari o romeni (e documentato opportunamente dai Tg nazionali), chissà perché in giro non si scorgeva un vigile urbano, un carabiniere o un reclamizzato poliziotto di quartiere.
A queste amebe che credono che ‘libertà’ sia lordare il bene pubblico, arrogandosi il diritto di disporre dei giorni di festa come di una sospensione autorizzata della legalità e dei doveri civici e sociali, io infliggerei trattamenti nazisti (così imparerebbero a proprie spese) con la condanna a sanzione pecuniaria salatissima con l'obbligo coatto a ripulire strade e piazze a mani nude, anche dalle fragranti deiezioni dei loro simpatici animaletti da compagnia.

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