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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Brunetta gioca a fare la guerra. Contro tutti
post pubblicato in Società&Politica, il 21 marzo 2009

 


di Hermes Pittelli ©

 “Guerriglieri!”. Anzi no, la definizione potrebbe quasi apparire un riconoscimento di dignità. “Ragazzotti in cerca di emozioni forti, lanciatori di scarpe”. Renato Brunetta non difetta di fantasia. Questa volta a incorrere nei suoi strali sono stati gli studenti della Sapienza di Roma, rei di voler protestare contro le strategie politiche governative che prevedono ingenti tagli all'università e alla pubblica istruzione.

Il ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione (mamma mia!) deve avere qualche dizionario in formato elettronico sempre a portata di mano per la prontezza con cui di volta in volta trova l’epiteto o l’aggettivo (‘s’qualificativo) con cui etichetta le categorie che osano esprimere dissenso da quello che lui (o il suo mentore politico) pensa.
Così, dopo i famigerati fannulloni statali (comunisti), la Cgil (comunista), i chirurghi macellai (comunisti che invece di curare i pazienti fanno politica in corsia massacrando i malcapitati), i politici del Sud fautori di un federalismo “bastardo, sprecone e piagnone”, i magistrati – potevano mancare? – (comunisti) che fingono di lavorare solo 2 o 3 pomeriggi a settimana, magari tra un party e un torneo di golf, ecco gli studenti universitari (comunisti, ovvio) che invece di studiare credono di poter manifestare impunemente contro di lui, contro il governo.
Oibò.
Sia mai. Triplo cordone di forze dell’ordine in tenuta antisommossa attorno alla cittadella univesitaria e giù manganellate da orbi a tutti senza economia e con generosità, che poi non si parli di discriminazioni e ingiustizia sociale. Insomma, un’occupazione ‘indotta’ della Sapienza.
Evito ironie e sarcasmi che sgorgano spontanei da una vicenda come sempre grottesca, grottesca come i personaggi che l’hanno creata, grottesca come è diventato questo Paese che si rispecchia e si bea nei propri vizi e difetti atavici. E non vuole saperne di affrancarsi da questa soma secolare.

Brunetta, nomen omen, già dal cognome lascia intuire la statura dell’uomo. Veneziano, giuslavorista, fisiognomicamente appare una sorta di Bruno Lauzi, purtroppo senza la vena poetica del compianto artista genovese.
No, Renato Brunetta diffonde la sensazione di un rancoroso, un livoroso che da anni nel segreto della sua cameretta cova vendette nei confronti di ambienti e persone che forse in passato lo hanno ghettizzato; e oggi che inaspettatamente si ritrova in un ruolo che gli assegna un qualche potere, con ghigno trionfante, dice: “Ora vi faccio vedere, ora vi sistemo tutti per le feste”. Insomma, sempre a livello epidermico e di apparenze, il ministro offre la sgradevole visione di un ex nerd (gli sfigati, meglio ‘disadattati sociali’ di tanti B movies americani) che ha la possibilità di riscattarsi e vendicarsi di tutti gli spietati antagonisti che nel passato hanno reso la sua vita un inferno.
Poi, chissà davvero cosa si agita nella parte più oscura e segreta del cuore umano. Forse Brunetta ha coltivato qualche mania e fissazione per gli anni di piombo e crede siano tornati. Quindi la cura per guarire i pericolosi e facinorosi studenti della Sapienza, sobillatori del popolo e devastatori di inermi città civili e laboriose non può che essere quella del ‘manganello e discredito mediatico’: picchiarne mille, per ammansirli tutti.
In fondo, il ruolo ricoperto in passato di delegato per i rapporti tra l’Unione europea e la Repubblica (?) popolare cinese qualche buon sistema per dissuadere i dissidenti deve averglielo suggerito.
Senza scomodare l’impero del Dragone, alle nostre gloriose latitudini, un ex presidente della Repubblica (sob!), Francesco Cossiga, ha spiegato nei dettagli come ricondurre gli studenti a più miti consigli: “Lasciare che i manifestanti devastino le città… Poi, forti del consenso popolare (bue, ndr) il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri… Le forze dell’ordine (?) non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti all’ospedale; non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli, e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano”. Amen.

O forse è un nostalgico del G8 di Genova, ma si consoli, perché Berlusconi gliene ha organizzato, guarda il caso, un altro; anche questo a luglio, stavolta in Sardegna. Dove la destra ha appena sbaragliato quel comunista di Soru e dove può finalmente completare l’urbanizzazione selvaggia della selvaggia isola con tonnellate di cemento e magari altri poligoni nuovi di zecca.
O forse è un cultore di quel lungometraggio di culto americano intitolato ‘I guerrieri della notte’ (tratto dal romanzo di Sol Yurick, ristampato di recente in Italia dai tipi di Fanucci) e ha sempre sognato di poter un giorno esclamare anche lui con voce stridula e graffiante, come in una celebre scena del film: “Guerrieriiiii (non l’avvocato creato da Gianrico Carofiglio né quelli del Bronx, ma gli studenti della Sapienza), giochiamo a fare la guerra?”. Peccato che lui stia seduto tranquillamente al ministero e il lavoro sporco tocchi agli agenti di Polizia e Guardia di Finanza bardati da Robocop.

Peccato che la Costituzione italiana (la nostra legge fondamentale, vogliamo rammentarcelo ogni tanto?) sancisca quali diritti I N V I O L A B I L I le libertà personali, di circolazione e soggiorno, di associazione e riunione, di manifestazione del pensiero. Con buona pace dei vari Brunetta e di tutti i ferventi ed effervescenti seguaci dei presunti partiti delle libertà, accuratamente selezionate e gentilmente concesse ‘a descrizione’ dal signorotto del feudo.

Resta l’amaro sospetto che il triplo cordone di forze dell’ordine, invece che attorno alla Sapienza per impedire agli studenti di uscire a manifestare, avrebbe dovuto concentrarsi attorno a Montecitorio, palazzo Chigi e palazzo Madama per impedire a certi personaggi di entrarvi.

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