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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Tango della Gelosia
post pubblicato in Illusioni letterarie, il 21 marzo 2008


di Hermes Pittelli 

 Capì che ormai non aveva alternative guardando il fumo denso galleggiare all’interno di quella fetida bettola. Decise di farlo. Tossì, gli occhi bruciavano da morire.

La luce artficiale era fioca e fastidiosa.

Il fumo delle bionde e dei cubani avvolgeva i pochi stanchi e tristi avventori del locale, dando la sensazione di circondarli con un’aura azzurrognola, come se fossero al tempo stesso figure eteree e sudicie.

Il juke box diffondeva nell’aria stantia le note di Caminito. Il disco pareva proprio un antico 78 giri graffiato che come un vento di tango lo costringeva, lo trascinava incontro a quella soluzione finale. La voce potente, melodiosa, melanconica del cantante fu l’ultima goccia: non avrebbe potuto sopportare più quella situazione.

…Occhi negli occhi, mani intrecciate, gambe che si incrociano; corpi che si strusciano lenti, membra che si avvinghiano e si avviluppano fino a fondersi in un'unica entità armonica. La più perfetta simulazione coreografica di un coito passionale e sfrenato. Nessun simbolismo, nessuna astrazione. Scandalosa sensualità allo stato puro.

Cogliere un impercettibile lampo d’intesa nelle pupille, un sorriso che non è solo rappresentazione né gentilezza verso il pubblico, avvertire la perfetta sincronia dei movimenti come se quei due corpi coltivassero una frequentazione, un’intimità che non può essere solo allenamento scrupoloso; ma conoscenza reciproca accurata, esplorazione delle esigenze e delle risposte in ogni situazione, capacità di interpretare, accogliere, assecondare perfettamente necessità, desideri, voglie, pensieri dell’altro…

Dentro di lui quel tuono prima lontano stava diventando un boato assordante, il preludio ad una rabbia infinita e incontrollabile. Riusciva a stento ad arginarla, la dissimulava dietro il paravento di gesti banali consueti e mansueti. Ma sempre più spesso le mascelle si serravano da sole, le narici si dilatavano spasmodicamente per inalare maggiori quantità di ossigeno da convogliare al cervello per spegnere la fiamma dolorosa di quell’unica, invadente, insopportabile ossessione.

Le note del tango lo tormentavano. Quel brano non cessava mai, risuonava nella sua scatola cranica di giorno e di notte, in continuo, senza concedergli la requie che inseguiva come bene supremo.

Sei musicisti sul palco: il pianista e fondatore del gruppo, il violoncellista, il contrabbassista, il violinista smilzo e aguzzino, così delicato nello sfiorare le corde del suo strumento, così crudele da tormentare le corde più nascoste e indifese della sua labile psiche; i due fisarmonicisti gemelli e il cantante maledetto. Tutti rigorosamente vestiti di nero, tetri inappuntabili becchini della sua felicità perduta. Irrimediabilmente. La gioia comporta sempre una perdita; e il dolore è la conseguenza della gioia smarrita.

Poi, improvvisamente, le luci si fanno più intense e compare lei che sarebbe capace di squarciare le tenebre solo con il suo incedere elegante e seducente. Caviglie perfette, polpacci muscolosi, cosce toniche, natiche sode e sporgenti, e quel vestito nero che aderisce alle sue forme e le lascia intravvedere tra trasparenze complici e vertiginosi ammicanti spacchi. Gli sguardi volgari e lascivi dei maschi presenti non lasciano adito a dubbi su quale sia il pensiero unico dominante quando si esibisce Belen Hernadez, la Regina del Tango.

Ma questo non è il peggio.

Eccolo, la segue e la insegue; la afferra, la sfiora, la accarezza in modo peccaminoso, da ogni suo movimento traspaiono la tensione sessuale, la brama di dominio e possesso. È pettinato alla Rodolfo Valentino, zigomi taglienti e regolari mascella virile, sguardo penetrante e magnetico, muscoli agili e guizzanti che si intuiscono anche sotto lo smoking da gangster degli anni ’20.

Danzano, leggeri e perfetti come sempre. E come sempre raccolgono l’ovazione travolgente di un pubblico in balia della loro bellezza, della loro sconvolgente sintonia.

Fugge, per non vedere. Ma le immagini dei loro corpi incastonati l’uno nell’altro sono spilli conficcati nel suo cervello e lo seguono ovunque. Querida buenos aires, adios amigos questa è la mia ultima notte da uomo libero.

Ma in fondo, alla mia libertà ho già rinunciato quando ho ceduto all’amore per lei…




permalink | inviato da erikfortini il 21/3/2008 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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