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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Genova 2001, il dovere della memoria
post pubblicato in Diritti, il 11 marzo 2008
di Hermes Pittelli

Roma, 29 settembre 2004 - Il diritto alla memoria. Ma soprattutto il dovere. Perché se è vero che il buio della ragione genera mostri, l'oblio contiene in sé il rischio fatale di clonarli. E farli riemergere periodicamente dalle pieghe della Storia.
Per questo motivo Marco Poggi (guarda la VIDEOINTERVISTA: video 1 http://redazione.romaone.it/4Daction/Web_RubricaNuova?ID=58690&doc=si; video2 http://redazione.romaone.it/4Daction/Web_RubricaNuova?ID=58691&doc=si) e Enrica Bartesaghi (guarda la VIDEOINTERVISTA: video1 http://redazione.romaone.it/4Daction/Web_RubricaNuova?ID=58686&doc=si; video2 http://redazione.romaone.it/4Daction/Web_RubricaNuova?ID=58689&doc=si) hanno deciso di affidare la loro ricostruzione dei tragici fatti del G8 di Genova (Speciale G8 http://www.romaone.it/statiche/g8/) alla pagina stampata. Perché 'verba volant, ma scripta manent'.
Un libro perché tutti, soprattutto i giovani di questo Paese, abbiano la possibilità di conoscere la verità da parte di chi, in qualche modo volente o meno, è stato protagonista e di chi ha subito sulla propria pelle il disastro del luglio 2001. Non per spirito di vendetta, né di rivalsa. Ma perché in Italia, nazione che si definisce democratica e civile e pretende di sedersi al tavolo dei protagonisti della società internazionale, si giunga, almeno per una volta, all'individuazione dei responsabili e alla loro punizione. Sia tra le fila di chi indossava una divisa, sia tra chi invece di manifestare pacificamente metteva a ferro e fuoco Genova.

Marco Poggi, infermiere psichiatrico, in servizio alla caserma di Bolzaneto nel luglio del 2001 ha scritto 'Io, l'infame di Bolzaneto' raccontando ciò che ha visto con i propri occhi e ciò che ha fatto. O non fatto. La sua coscienza gli ha imposto questa scelta. Una decisione che gli ha cambiato la vita, perché, pur non essendo stato formalmente licenziato è stato 'convinto' a lasciare il lavoro, e perché lo stress di quella esperienza gli ha causato molte malattie e molti disturbi di cui non aveva mai sentito parlare in vita sua. Ha preferito diventare l'infame, quello che ha spifferato eventi che dovevano rimanere segreti, perdere il lavoro, ma non perdere la propria dimensione di uomo.

Enrica Bartesaghi, madre di Sara, 21enne con le treccioline rasta e i piercing all'epoca del G8, autrice di 'Genova, il posto sbagliato'. Coraggiosa, combattiva e tenace come solo una mamma sa essere quando difende i propri cuccioli. Perché per quattro giorni sua figlia tra il 20 e il 23 luglio 2004 è stata inghiottita da un buco nero: prima picchiata alla scuola Diaz, poi prelevata nella notte dall'ospedale e trascinata a Bolzaneto. Senza conoscere la motivazione del fermo, i propri diritti, senza la possibilità di chiamare un avvocato, senza poter mangiare bere riposare. Enrica Bartesaghi è soprattutto una madre che chiede giustizia, che pretende di sapere perché non sia stata istituita una commissione parlamentare d'inchiesta capace di capire come sia stato possibile giungere ad un'aberrazione sociale civile umana durante il G8 genovese e di individuare i responsabili.
Dal 2002 è anche fondatrice e presidente del comitato 'Verità e Giustizia per Genova'.

Alla presentazione dei 2 volumi, Riccardo Noury (
Amnesty International) e Patrizio Gonnella (Antigone) hanno spiegato che l'Italia corre il rischio di percorrere molti passi indietro sul piano dei diritti umani. Il Belpaese nonostante a livello internazionale sia sempre in prima fila nell'aderire alle direttive in materia, mostra un'inspiegabile lentezza e titubanza nel recepirle all'interno del proprio ordinamento. Ad oggi, nel codice penale italiano non è previsto il reato di tortura. Riccardo Noury pone l'accento proprio su questo aspetto "perché quando si parla di tortura si pensa sempre a Paesi lontani del secondo e terzo mondo, rifiutando l'idea che le mele bacate siano tra noi". L'esponente di Amnesty dice poi a chiare lettere che un altro mal vezzo tricolore è "l'impunità. Il corporativismo che scatta in certe categorie e che impedisce di ricostruire la verità e di giungere all'individuazione dei colpevoli".
Patrizio Gonnella ricostruisce invece storicamente il percorso che conduce fino alla morte di Carlo Giuliani, all'irruzione alla scuola Diaz, ai pestaggi di Bolzaneto: "Le prime avvisaglie di contestazione anti-globalizzazione ci sono a Seattle nel 1999, riunione del Wto. Come si ravvisano subito recrudescenze autoritarie nella gestione della piazza. Poi è un'escalation: Goteborg con un poliziotto che spara ad una manifestante, un detenuto picchiato e deceduto nel carcere di Sassari, il social forum a Napoli, infine il G8 di Genova".
Forse è meglio concludere con le parole della signora Bartesaghi: "Ho perso fiducia in certe istituzioni e in certi rappresentanti delle forze dell'ordine, ma non nella Giustizia. Per questo continuo a lottare, per questo ho scritto il libro e fondato il comitato. Ci sarà sempre speranza fino a quando continuerò a incontrare gente che ha la capacità di indignarsi al cospetto degli abusi e della violenza".



permalink | inviato da erikfortini il 11/3/2008 alle 15:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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