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pensierosuperficiale "I pensieri periscono, come gli uomini". (Marguerite Yourcenar)
Strade di Roma
post pubblicato in Diario, il 7 marzo 2008
di Hermes Pittelli 

 Tangenziale benedetta, ad est ad est si va. Unica arteria della Capitale in grado di condurmi davvero a destinazione. Il Grande Raccordo Anulare (o Allunare?) invece è un labirinto inestricabile; sei certo di partire, mai di arrivare. Una conferma pratica che nel viaggio la parte importante è il tragitto, non l’approdo. In fondo il fascino delle grandi strade romane è questo: hai la consapevolezza che ti perderai. Ma dietro all’apparente disagio c’è un disegno divino. Condurti in luoghi misteriosi, lontani dalla pazza insensata folla delle orde turistiche; luoghi ‘visibili’ che nessuno degna mai di uno sguardo, quindi arcani; come visioni accessibili solo a grandi sciamani o profeti dopati. Soggetti perfetti per veri itinerari di cultura e ‘smarrimento stendaliano’, materia per libri straordinari pensati e scritti da giornalisti di successo. Come quell’anziano lord della notizia che ha manifestato l’intenzione di acquistare il kit della ‘dolce morte’ per regalarsi un’uscita dal palco dignitosa e signorile. Suscitando lo sdegno tra le fila degli integralisti cattolici in servizio permanente effettivo, sempre ispirati non da un qualunque Dio, ma dalla Immensa Ipocrisia. Sono gli stessi che ingrassano le multinazionali e, se occupano posti di potere, non esitano a lucrare sui raggiri finanziari, sul commercio delle armi, sulle leggi truffa, sempre a danno del cittadino e calpestando i diritti inalienabili e superiori di ogni essere umano.

Arterie più complesse del labirinto della reggia di Minosse. Parti dalla Batteria Nomentana e se ti distrai (o presti ingenuamente fede alle indicazioni sui cartelli) rischi di ritrovarti a mangiare il pesce a Civitavecchia. Esperienza gaudente, ma logisticamente traumatica per la psiche.

Andare a giocare a ‘calciotto’ con gli amici diventa una sorta di spedizione antartica. Anche perché la Santa tangenziale potrebbe essere intasata o improvvisamente sbarrata per rattoppi volanti; piove? Sei certo che all’altezza di Tor di Quinto sarai costretto ad abbandonare la retta via per spazientirti su percorsi alternativi, pure troppo alternativi. E non c’è mai una pattuglia della municipale o dei CC quando ti servono indicazioni. E se c’è, goffamente appostata in attesa di trasgressori da multare, l’unico membro dotato di parola (più o meno) ammetterà con imbarazzo di non essere pratico della zona. Poi ci chiediamo perché i nostri confini sono peggio di un ibrido tra uno scolapasta e un emmenthal… Come manna dal cielo, accogli con urla di giubilo la presenza di un chiosco abusivo di fiori; al fiorista pachistano, egiziano, neroafricano, potrai finalmente rivolgere, con un utilissimo grammelot italiota/romanesco/partenopeo gestuale, la fatidica domanda: “Scusi, per andare dove devo andare da che parte devo andare?”. E l’interlocutore, con motivato disprezzo, dopo aver increspato le labbra in un moto di pietosa sopportazione, ti fornirà la preziosa informazione in triplice lingua: perfetto italiano ultimo aggiornamento dell’Accademia della Crusca, francese irreprensibile e chic, inglese snob da ForeverSwingingLondon. A capo chino (non a Capodichino), umiliato, ringrazierai in tono servilfantozziano. Ma risalendo in auto, ultimo schiaffo al tuo ego occidentale ormai spappolato, sentirai mormorare al tuo salvatore: “Ah questi italiani, ignoranti e incapaci perfino di orientarsi con le vaghe stelle dell’Orsa…”. Lui, il Salvatore, fa l’ambulante ma è laureato alla Sorbona e, se volesse, in tre orette di dialogo saprebbe sciorinarti un trattato Storico/antropo/sociologico da far impallidire (ancora di più) i nostri più celebrati intellettuali da competizione. Io mi ritengo ormai squalificato a vita, visto che la mia preoccupazione più urgente è solo non fare tardi al calcio d’avvio… “Ma stasera poi dovrò giocare con la maglietta bianca o con la colorata? Mannaggia, mi sa che la bianca è rimasta nel cesto dei panni da lavare…”.

Fischietto, l’autoradio mi aiuta a non pensare. O forse a riflettere con più leggerezza, distanza e serenità. Sì, una sgambata una sudata una sana incazzatura catartica per un passaggio sballato e domani mattina il mondo sarà di nuovo in mio potere, l’illusione di dominare, eventi portenti effendi, sarà beatamente restaurata…

Fino al prossimo schiaffo morale.




permalink | inviato da erikfortini il 7/3/2008 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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